IL "MAGNO" CLAUDIO QUELLA VOLTA L'AVEVA PREDETTO...

Nato a Roma nel 1943 - Laureato in Economia e Commercio - Editorialista di TuttoSalernitana.com
11.08.2018 00:00 di Vittorio Galigani  articolo letto 6858 volte
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
IL "MAGNO" CLAUDIO QUELLA VOLTA L'AVEVA PREDETTO...

Claudio Lotito, per i più intimi il “magno”, ha vinto ancora. Parlava di serie B a 20 squadre già da quattro anni. Un precursore, in assoluto. E’ riuscito, oggi, a farla omologare a 19. Appariva impossibile solo due giorni fa. Scomodo per quel suo modo di fare giudicato il più delle volte “strafottente” (Claudio mi devi capire), ma certamente con una marcia in più rispetto a tanti altri. Avanti agli altri in molti concetti. Un leader nella gestione finanziaria. Con un intuito indispensabile per primeggiare all’interno del sistema calcio. Se il merito nelle scelte sportive non è suo ha certamente fiuto nello scegliersi i collaboratori. Inevitabile che l’ultima parola debba essere sempre la sua. “Faccio come me pare!” un esprimersi indigesto, ma estremamente diretto. Il marchese del grillo, stupendamente interpretato da Albertone, avrebbe sentenziato: “io so’ io e voi nun sete un c….!” Aveva spesso ragione. I suoi “modi” gli hanno impedito di fare il presidente della Lega di serie A. In quella di B ci era quasi riuscito. Lo ha tradito qualche franco tiratore. Lui ha aggirato l’ostacolo. E’ riuscito a far eleggere l’avvocato Balata. Ha saputo indirizzarlo. L’obbiettivo del “magno è sempre stato quello di risanare l’ambiente. Gettare i mercanti fuori dal “tempio”. Il suo credo? Il calcio deve essere gestito da chi ne ha le possibilità. Chi rispetta le regole. Chi paga regolarmente, con puntualità, stipendi e contributi. Gli altri? Tutti a “scopare” il mare! Ci sta riuscendo. Inaspettatamente ci sta riuscendo.

Scomodo quanto basta per essere inviso a tanti. Il “ma che me frega!” gli rimane stampato in quel suo faccione. Sempre. E va imperterrito, come un buldozer, per la sua strada. Trita tutto. A proposito di quel “faccione” lui ce lo mette in ogni occasione. Una prerogativa indiscutibile. Non usa giri di parole. Non si tira mai indietro. A costo, come dicevamo, di risultare insopportabile. Desiderava gestire il Bari. Ne avrebbe fatto una nicchia. Una scelta politica glielo ha impedito. Vedremo cosa saprà fare ADL. La massa (a Salerno) non ha compreso. L’industria del calcio si sostiene anche con le sue regole non scritte. Il Business. Il calcio è passione, è tifo, è partecipazione popolare, azioni splendide che però, alla resa dei conti, risultano di complemento. Importanti, ma di complemento. Se non sono sostenute da una consistente forza economica vanno a farsi benedire. Mai ci sono stati, come in questa stagione, esempi più lampanti. Le tante defezioni in serie B ed in Lega Pro sono sotto gli occhi di tutti.

La crisi del calcio italiano è evidente. Al “magno” piace vincere. Lo fece da subito, tanti anni orsono. Quando si affacciò al mondo del calcio. Salvò il titolo sportivo della Lazio. Impresa che non sarebbe riuscita a nessuno. Usufruì con perfetta scelta di tempo dei benefici di una legge che venne abrogata al successivo cambio di luna. Di lui bisogna aver timore quando non parla. E’ accaduto anche in questa occasione. Lui stava lavorando. Nessuna credeva potesse accadere. La serie B è a 19 squadre. Sembrava impossibile. Il commissario Fabbricini, ad inizio settimana, aveva smentito Balata su quella richiesta di un format bloccato a 20 unità. Condividere il rapporto con Lotito, secondo i suoi canoni, non è mai facile. Per nessuno. Ci vuole un palmo di pelo sullo stomaco. Io, per primo, l’ho sovente criticato. Un sistema usa e getta inaccettabile per chiunque. Al tirar delle somme bisogna però riconoscergli quella marcia in più che lo caratterizza.

Quell’intuito che ne fa un leader. “Gioca” costantemente in anticipo. Ci vuole intuito ed astuzia. A tal proposito lo vedo già proiettato sulle problematiche del futuro prossimo. Per esempio su come “bisognerà” aggirare l’ostacolo di quella legge che non concede l’elezione in più di due mandati. Gli vieterebbe di entrare, in rappresentanza della serie A, nel prossimo Consiglio Federale. Mai sia. Lui, come Abete, Tommasi ed altri, rimarrebbero tagliati fuori. Può valere per gli altri, mai per lui. “Faccio come me pare!” che esce sconfitto da quella ennesima sfida? Non lo vedo proprio. Segnali di fumo positivi? Arriveranno prima che sia convocata l’assemblea elettiva in Federcalcio. I motivi? Quella marcia in più che gli appartiene. Sarà indispensabile per rendere più snello il percorso verso le riforme del sistema calcio. Un pianeta scombussolato dalla totale inefficacia di un commissariamento assurdo.