LA PROPOSTA DI POCHESCI: "A me basterebbe un fischio, un segno..."

18.12.2018 23:00 di Antonio Grimaldi   Vedi letture
© foto di Federico Gaetano
LA PROPOSTA DI POCHESCI: "A me basterebbe un fischio, un segno..."

Ecco uno degli outsider, il vulcanico Sandro Pochesci, venuto dal basso, scalata dopo scalata, tutto sudato. A Salerno verrebbe di corsa, Fabiani lo conosce benissimo. Lui ha ricordi particolari della città, frequentata fin dai tempi del servizio militare. 

 

Mister Pochesci, lei la chiamata l'ha avuta?

"Ma quale chiamata, non c'è bisogno. A me basterebbe un fischio, un segno. Sarebbe come trasformare una favola in realtà. Fabiani mi conosce da sempre, dai tempi di Astrea e Guidonia. Tante situazioni mi legano alla Salernitana. Nell'anno della D, prima che fosse sfasciato tutto, col mio Monterotondo ero davanti ai granata in classifica. L'anno scorso con la Ternana ho esordito col 3-3 contro i granata, che segnarono il terzo gol col pubblico, l'arbitro si fece condizionare...L'ultima partita fu il 2-2 contro Colantuono all'esordio".

L'esperienza di Terni è il suo grande rimpianto? 

"Sono fiero di quel che ho fatto con la Ternana, l'ho lasciata in una situazione da salvezza, altri hanno fatto peggio. E ad esempio avevo visto giusto con Montalto, attaccante vero e determinante, non come altri fin troppo reclamizzati e invocati". 

 

Ha visto all'opera la Salernitana di quest'anno ?

"Parecchie volte, anche all'Arechi. Ha gli attaccanti che piacciono a me, di gamba. Hanno reso poco? A volte ci vuole il sistema giusto per farli rendere al massimo, assieme ad un pizzico di coraggio in più. Io gioco col 3-3-1-3 ad esempio. Scherzi a parte, il modulo conta poco, bisogna avere soprattutto idee. La Salernitana di quest'anno mi pare complessivamente più forte dell'anno scorso ed assortita bene"- 

Salerno insomma è nel suo destino...

"Fin da giovane, quando venni a fare il militare a Salerno. Avevo firmato per la Paganese, poi tutto svanì perchè uccisero il presidente. Ero un ragazzino, talmente inesperto che un giorno al porto mi fregarono 150mila lire con il gioco delle tre campanelle".