MICAI: la voglia di riscatto a sette mesi da quel clamoroso autogol

11.09.2019 21:30 di TS Redazione   Vedi letture
Fonte: La Città
© foto di Nicola Ianuale/tuttoSALERNITANA.com
MICAI: la voglia di riscatto a sette mesi da quel clamoroso autogol

Dal Benevento al Benevento, dal clamoroso autogol alla voglia di scacciare definitivamente le streghe dopo circa sette mesi. Alessandro Micai visse una notte da incubo nell'ultimo derby tra la Salernitana e i sanniti, che riuscirono a espugnare l'Arechi per la prima volta nella propria storia proprio grazie a una papera dell'estremo difensore mantovano, piombato al termine del match in un periodo nerissimo dal punto di vista individuale. I fischi sonori della Curva Sud, cui per la verità il portiere ex Bari non si sottrasse, chiedendo scusa mani giunte e sguardo basso, furono solo la punta dell'iceberg di un girone di ritorno a dir poco tormentato. Un errore che sembrò cancellare quanto di buono mostrato da Micai. Tante incertezze, diversi svarioni e la paura di aver perso quella consapevolezza dei propri mezzi, spesso determinante per un portiere, cui si aggiunse la crisi di gioco e di risultati della Salernitana. Una fase difensiva raccapricciante, e una serie di ko che sembrava non finire mai, misero seriamente in discussione la salvezza del club di Lotito e Mezzaroma, duramente contestato al termine della sfida contro il Cosenza che avrebbe dovuto archiviare la permanenza in categoria. Proprio Micai fu uno degli elementi maggiormente beccati dalla torcida granata. E non bastò un allenamento a porte aperte, prima dei playout con il Venezia, per allentare la tensione. Leonardo Menichini provò a coinvolgere il pubblico per (ri)accendere un po' d'entusiasmo, ma non tutti furono dello stesso avviso, e Micai, che stava abbandonando a bordo della sua fuoriserie l'Arechi, rimase vittima di un tentativo di aggressione . Un episodio che rischiò seriamente di turbare un ambiente a metà tra il nevrotico e il depresso, prima dell'epilogo più inatteso. Il portiere, infatti, fu determinante, specie nel ritorno del playout contro il Venezia con diversi interventi decisivi nei tempi regolamentari, e il penalty parato a Bentivoglio nella lotteria dei rigori. Valsero la salvezza, la permanenza in granata e la possibilità, dopo sette mesi, di scacciare definitivamente le streghe.