PAGNI: "Nessun rancore, ma l'addio mi ha fatto male"

18.01.2020 19:00 di Gaetano Ferraiuolo   Vedi letture
PAGNI: "Nessun rancore, ma l'addio mi ha fatto male"

Se la Salernitana oggi è tornata nel calcio che conta lo deve anche a chi ha sposato il progetto di rinascita quando davvero non c'erano nemmeno i palloni e bisognava fare il mercato in condizioni clamorosamente complicate. Chi sminuisce la vittoria del campionato di serie D chiedesse informazioni a Taranto, Ancona, Grosseto e tanti altri club che vivacchiano ancora nell'interregionale o che hanno impiegato anni per tornare nel professionismo. Ricorda quei tempi con grande emozione l'ex direttore generale del Salerno Calcio Danilo Pagni intervenuto telefonicamente durante la trasmissione "CentoPiùUno" organizzata dall'Associazione Freedom di Pontecagnano in collaborazione con la redazione di TuttoSalernitana. Ecco come ha risposto alle domande del conduttore Carmine Prisco, dell'opinionista Vincenzo Centanni e dell'operatore di mercato Vito Giordano presente in studio: “Rappresento una piccolissima pagina della storia della Salernitana. Fu un miracolo sportivo-organizzativo perché partimmo a fine agosto, con un mercato praticamente chiuso e in un contesto molto complesso sul piano ambientale. Ci sono molte realtà importanti che non riescono a vincere il campionato di serie D, noi ce l’abbiamo fatta al primo tentativo e, da direttore generale, sono orgoglioso. La vostra storia è talmente grande che non posso mettermi a livello di altri colleghi o protagonisti, ma Salerno resta sempre nel mio cuore. L’addio? A me fu comunicato a luglio che non avrei più fatto parte della società, una gestione maldestra e poco consona rispetto a quanto avevo fatto. Senza grandi investimenti, senza una sede e senza strutture ponemmo le basi per stravincere anche in C2 con tanto di coppa in bacheca. Tuttavia non ho nessun rancore nei confronti di Claudio Lotito e Marco Mezzaroma. So che ci sono delle contestazioni, ma entrambi rappresentano un'assoluta risorsa per la piazza e una garanzia economica che, di questi tempi, non è roba da poco”.

Pagni prosegue con una sorta di "consiglio" a Lotito: “Le potenzialità e la passione della piazza non hanno eguali. Di una cosa mi posso vantare e ne vado fiero: nonostante ci chiamassimo Salerno Calcio e fossimo blaugrana abbiamo girato nelle scuole e negli ospedali, mie idee che mi permisero di vivere la realtà senza essere populista. Non conoscevo gli ultras e non avevo un rapporto diretto con la piazza, ma mi rendevo conto che per le famiglie la Salernitana è una sorta di religione. Mica è colpa dei tifosi se non c’è una tradizione di serie A? Sassuolo e Chievo che storia avevano rispetto al popolo granata? E’ vero che lo stadio è stato abbellito, è vero che c’è una struttura per gli allenamenti, ma è sempre troppo poco rispetto a quanto merita il popolo granata che non è secondo a nessuno. C’è tutto per fare la serie A e anche da protagonisti, sono convinto che prima o poi la squadra tornerà laddove le compete. A Benevento Vigorito ha dimostrato di essere tosto e di crederci sempre anche quando i risultati non arrivavano, puntando su un direttore sportivo che veniva da una esperienza negativa. E’ nato un qualcosa di perfetto. Non ho capito perché alla Salernitana si debba far pesare la propria storia, che merita rispetto e va tenuta in grandissima considerazione in virtù dell’amore di un popolo e di una provincia straordinarie”.

Infine sull'attuale campionato e sul mercato: “Manca la continuità di risultati, l’essere altalenanti non paga nel calcio. Non conosco gli obiettivi, ma la Salernitana ha puntato su un allenatore che ha grande storia. Ero innamorato del primo Ventura, quello del 4-2-4  che dava spettacolo e affascinava anche gli avversari. Oggi è un Ventura diverso, dopo la Nazionale si sono creati tanti luoghi comuni che non sminuiscono il valore tecnico. Va aspettato e c’è bisogno di tanto lavoro, è difficile dare un giudizio: Fabiani è un dirigente scafato ed esperto, sa che non è una rosa che ad oggi può ambire ad andare in serie A. C’è una base per costruire, ma servono calciatori che fanno la differenza abbinati a giovani affamati. A Salerno sono passati fior di giocatori, talvolta non valorizzati in pieno come Strakosha e Palombi che hanno fatto fatica. Ci sono tante componenti che incidono, il peccato originale è quello di non chiarire quale sia il reale obiettivo