SALERNITANA: il falso problema della multiproprietà e di una regola fuori da ogni logica

17.10.2019 12:30 di TS Redazione   Vedi letture
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
SALERNITANA: il falso problema della multiproprietà e di una regola fuori da ogni logica

Ad ogni stagione il suo tormentone. In passato la promessa dei “10mila in cambio del cavalluccio”, ancor prima furono la palla di pezza e “non torno allo stadio fino a quando non va via Aliberti”. Nell’epoca dei social, poi, si è passati dalle contestazioni alle teorie complottistiche degne dei migliori registi di film e non di chi dovrebbe soltanto indossare la sciarpa e sostenere la squadra del cuore. Per fortuna la gente, quella realmente affezionata alla Salernitana, ha capito che il vento sta cambiando e ha preso la decisione più saggia: in massa all’Arechi per spingere sempre più in alto un gruppo che sta meritando sul campo l’amore e la fiducia della gente. C’è chi, poi, rigorosamente su facebook si diverte a vedere ombre dappertutto se non arriva una vittoria casalinga. Il ragionamento “virtuale” è molto semplice: in serie A la Salernitana non ci può andare e così, non appena il primo posto è a distanza ravvicinata, ecco Lotito che chiama Mezzaroma affinché dica a Fabiani di riferire all’allenatore che i giocatori devono scendere in campo per perdere volutamente. Elementare, Watson! “Sono anche stanco di rispondere a questa domanda, ognuno pensi quello che vuole” ha commentato di recente il patron che, evidentemente, è talmente masochista da investire milioni di euro in una piazza con l’obiettivo…di non avere obiettivi.

Lo stesso Ventura, uno che ha vinto campionati e allenato la Nazionale, ha evidentemente deciso di rimettersi in gioco sapendo di non poter andare oltre la salvezza e che, in caso di playoff, dovrà schierare le riserve per non conquistare la serie A. Se ci si fermasse un attimo a riflettere si può ben capire che queste teorie sono assolutamente fuori luogo e ci chiediamo quanti di quei soloni che quotidianamente dibattono di “multiproprietà” abbiano effettivamente letto per intero l’articolo 16 bis delle Noif. L’avessero fatto capirebbero immediatamente che nessuna regola vieta alla Salernitana di vincere il campionato di serie B. Aggiungiamo un altro piccolo dettaglio tutt’altro che irrilevante: nel 2012, dopo la promozione del Salerno Calcio in Seconda Divisione, la normativa ha già subito una sostanziale modifica: il divieto parlava di “impossibilità di guidare due club appartenenti alla sfera professionistica”, le autorità competenti decisero invece di abolire questa dicitura limitandosi a “presidenti che posseggono azioni di club militanti nella medesima categoria”. Non bisogna dimenticare che questa obsoleta limitazione per gli “affini fino al quarto grado” non costituì oggetto di approfondimenti quando il fratello di Mezzaroma, Massimo, era proprietario del Siena e affrontava senza problemi la Lazio di Lotito. In linea teorica, inoltre, Lazio e Salernitana potrebbero affrontarsi già dal 2012 in finale di coppa Italia.

Tornando alla regola, è previsto che se Lotito non riuscisse a cedere il club entro 30 giorni (con deroga di altri 60) sarebbe estromessa dal massimo campionato italiano anche la Lazio: ve lo immaginate? E immaginate ancora cosa accadrebbe se, ragionando per ipotesi, al posto dei granata venisse ripescato il Bari perdente dei playoff in serie B: radierebbero anche il Napoli? In un calcio sempre più malato, con società anche più prestigiose della Salernitana che falliscono un giorno sì e l’altro pure, il vero problema è vietare a chi è facoltoso di guidare una società soltanto perché la sorella ha sposato il presidente di un’altra squadra! Basta mettere Lazio-Salernitana alla prima giornata e limitare le operazioni di mercato tra i due club e il gioco è fatto. Lotito, ad ogni modo, ha sgomberato il campo da ogni dubbio: la soluzione c’è già, è al vaglio ormai dal 2011 (trust?) e una squadra del genere in serie A farebbe gola a innumerevoli imprenditori. Si chiedessero gli amanti dei film di fantascienza perché, prima del 2011, la Salernitana ha fatto soltanto due anni di A: lì non c’era il problema della multiproprietà e sono cambiati presidenti, dirigenti, allenatori e calciatori. Un bel bagno di umiltà generale non farebbe male, come erano belli i tempi del “gioca la Salernitana e tanto basta”!.