TORREGROSSA: una gemma sbocciata a Sapri...

25.04.2019 13:30 di Antonio Siniscalchi   Vedi letture
Fonte: La Città
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TORREGROSSA: una gemma sbocciata a Sapri...

Dici Salernitana e fino a qualche giorno fa, all'ombra dell'Etna, quella parola sembrava essere un tabù. A San Cataldo, provincia di Caltanissetta, e a casa Torregrossa tornava alla mente soltanto un ricordo, pure sbiadito, di un'espulsione subita allo stadio Arechi. Il cartellino rosso lo subì Lirio Torregrossa, il padre dell'attaccante del Brescia "giustiziere" dell'ippocampo nell'ultima gara di campionato. Un personaggio mitologico del calcio in Sicilia, quest'ex attaccante ora 52enne il cui profilo sembra esser uscito da "Atletico Minaccia Football Club", il romanzo di Marco Marsullo che tratteggia gli idoli dei polverosi campi di periferia dei dilettanti. Lirio Torregrossa ha piantato nel primogenito - ma pure nell'altro figlio Raoul, ora in forza alla Primavera delle rondinelle - il seme del gol. Esploso a metà anni Ottanta nel Licata di Zeman (con cui conquistò la promozione in C), Torregrossa senior approdò alla Primavera del Torino per l'esorbitante cifra di 400 milioni di lire, togliendosi pure lo sfizio di decidere un derby con la Juventus. Sembrava l'inizio di una carriera sfolgorante. E invece fu soltanto un lampo: "Feci soltanto un campionato a Torino poi l'allora direttore generale granata Moggi mi mandò a giocare in prestito a Messina. L'allenatore era Scoglio e le cose non andarono come tutti s'aspettavano...", il viaggio nel tempo di Lirio Torregrossa che da allora iniziò il suo peregrinare per i campi di periferia. E proprio allora la Salernitana diventò una maledizione: "Ero alla Puteolana, giocai una partita all'Arechi. E fui espulso dopo pochi minuti". Il "giro d'Italia", poi, gli servì sul piatto d'argento un assist per cancellare quel brutto ricordo. Stagione 1999/2000, in Eccellenza il Sapri del patron/farmacista Sergio Fortunato affidò la panchina a Pedro Pasculli ma perse quasi subito l'attaccante principe Castelli. Un attimo prima del matrimonio: "Ero alla Sancataldese e il mio procuratore Massimo Ferraro, che poi ha portato Ernesto a giocare prima a Lucca e poi a Udine, mi fece una proposta: "Te la senti di andare a Sapri a giocare e guadagnare un po’ di soldi?". Era una scommessa, ma si rivelò vincente".