Pantaleo Corvino ha lasciato il Lecce. Lo storico responsabile dell'area tecnica salentina, stanco e stressato da un periodo particolarmente intenso, ha deciso di ritirarsi nella sua campagna privata per un periodo di riposo lontano dal mondo del calcio. Alla base della scelta non ci sono strappi societari o divergenze di mercato, ma una necessità profondamente umana e personale: il bisogno di fermarsi dopo anni di costruzione di successi con budget limitati.
Traducendo: il miglior talent scout operativo degli ultimi vent'anni del calcio italiano è sul mercato.
Cosa ha fatto Corvino, per chi non lo sa
Prima di invocare Corvino come soluzione ai problemi granata, vale la pena ricordare i numeri:
Dal suo rientro nel Lecce nell'agosto del 2020, Corvino "il ferroviere" ha guidato il club in una promozione in Serie A e quattro salvezze consecutive nel massimo campionato. Il valore della sua opera si traduce anche in oltre 100 milioni di euro in plusvalenze, con una serie di talenti lanciati e rivenduti: tra questi Morten Hjulmand, il centrocampista danese ceduto allo Sporting Lisbona, Patrick Dorgu, finito al Manchester UTD. Vucinic preso dalle giovanili del Sutjeska Niksic per 800 milioni di lire e rivenduto alla Roma di Spalletti a 19 milioni di euro. Bojinov che passa da 15mila euro a 15 milioni.
Alla Fiorentina aveva portato Jovetic acquistato a 6 milioni e rivenduto a 29 milioni al Manchester City, Felipe Melo, quest’ultimo pagato 7 milioni e rivenduto alla Juve a 26 milioni. Ma la lista delle ricche plusvalenze è molto più ampia: Nastasić, Diawara e Vlahovic acquistato a 2,5 milioni e rivenduto alla Juve a 83,5 milioni (più di 80 milioni di plusvalenza!).
Si tratta di un dirigente che ha trasformato sconosciuti in plusvalenze milionarie anche in una piazza (quella di Lecce) dove aveva meno della metà del budget delle sue rivali. Questo non è mestiere ordinario di DS. È alchimia industriale.
La Salernitana: il quadro attuale
Faggiano non è un incompetente. Ha esperienza e sa muoversi in Serie C. Ma il risultato di questa stagione parla da solo: la Salernitana è stata eliminata dai playoff di Serie C, restando ancora incagliata nell'inferno della terza serie.
Faggiano ha un contratto fino al 2027, ma ha richieste altrove e non sarà difficile trovare un accordo.
Perché Corvino è la risposta giusta per i granata
Corvino ha detto di volersi riposare, non cerca lavoro. È vero. Ma chi ha frequentato il mondo del calcio sa benissimo che questi silenzi hanno una durata breve. Il calcio chiama, e chi lo ha nel sangue alla fine risponde.
La seconda obiezione è: Corvino accetterebbe di scendere in Serie C? Un uomo abituato alla Serie A verrebbe mai a lavorare in terza categoria? Questa è la domanda sbagliata. La domanda giusta è: quale club in Serie C ha il potenziale storico, la piazza, lo stadio e le risorse per costruire qualcosa di davvero ambizioso? La risposta è poche squadre. La Salernitana è tra queste.
Corvino non è un DS qualunque che fa mercato. È un costruttore di ecosistemi. Il suo valore non sta nel comprare i giocatori giusti per la stagione corrente. Sta nell'identificare talenti inespressi nei campionati minori italiani ed esteri, portarli a un prezzo marginale, svilupparli e rivenderli a multipli. Il vero capolavoro di Corvino non è misurabile solo in punti in classifica: la sua grandezza risiede in un modello di scouting unico, capace di trasformare sconosciuti in campioni e campioni in plusvalenze milionarie.
Per una società che deve risalire dalla Serie C con risorse non illimitate, questo non è un lusso. È l'unico modello economicamente sostenibile. Cercare di comprare la promozione in Serie C buttando soldi su calciatori esperti di categoria è esattamente quello che hanno fatto in tanti e che raramente produce un percorso stabile. Corvino farebbe l'esatto opposto: costruirebbe una base di giovani di qualità che rendono redditizio il percorso stesso della risalita.
Un investimento, non un costo
Iervolino è un imprenditore. Parla spesso di gestione economica del club, di sostenibilità, di non poter fare quello che facevano ai tempi di Lotito. Bene: allora deve capire che assumere Corvino non è una spesa, è un investimento con un tasso di ritorno documentato.
I conti sono semplici. In sei anni al Lecce, Corvino ha generato oltre 100 milioni di plusvalenze. Se anche il 20% di quella capacità venisse replicata nell'ecosistema granata nell'arco di un triennio, il club avrebbe finanziato la propria risalita e costruito un patrimonio tecnico autonomo. Il costo del contratto di Corvino sarebbe rumore di fondo rispetto a questa prospettiva.
Lecce è una città con un bacino di utenza e risorse inferiori a Salerno. Se Corvino ha fatto quel che ha fatto nel Salento, con la piazza di Salerno alle spalle, uno stadio da 30.000 posti, una tifoseria che quando si riaccende è tra le più calde del Sud, il potenziale moltiplicatore è reale.
Cosa deve fare Iervolino
Smettere di aspettare. Telefonare. Convincere Corvino ad accettare la sfida di Salerno e concedergli autonomia totale nella gestione dell'area tecnica, un progetto pluriennale serio e la garanzia che le sue scelte non verranno sabotate da interferenze esterne, che è stata la causa di fallimento di molti DS che hanno lavorato all'Arechi negli ultimi anni.
Non è una proposta assurda in questo momento, in Italia, nessuno è libero con quel curriculum.
Iervolino riflettici, invece di svendere la società, torna ad essere un imprenditore vincente anche in ambito calcistico.
Prova solo ad immaginare cosa può diventare la Salernitana se Corvino realizzasse anche solo due o tre delle sue consuete plusvalenze, senza accettare in cambio Lovato come qualche suo predecessore.
La finestra è aperta. Non rimarrà tale a lungo.
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