La delusione dei tifosi della Salernitana non nasce soltanto da due retrocessioni consecutive. Le sconfitte fanno parte del calcio, così come gli errori societari e le stagioni negative. Quello che oggi fa più male al popolo granata è il silenzio.
Dopo mesi difficili, culminati con un'altra delusione calcistica, la tifoseria aveva comunque dimostrato ancora una volta un attaccamento fuori dal comune. Nei playoff, nonostante le amarezze accumulate e una fiducia ormai ridotta ai minimi termini, migliaia di sostenitori hanno continuato a seguire la squadra, riempiendo gli spalti, sostenendo i calciatori e dimostrando un amore che va ben oltre la categoria. Un patrimonio umano straordinario che avrebbe meritato almeno una risposta. Un messaggio. Una spiegazione. Un'assunzione di responsabilità.
E invece da parte del presidente Danilo Iervolino è arrivato il silenzio. Un'assenza comunicativa che molti tifosi vivono come una ferita ulteriore, forse persino più profonda dei risultati sportivi. Perché se una retrocessione può essere accettata come conseguenza di una stagione sbagliata, è molto più difficile accettare la sensazione di essere lasciati soli proprio nel momento più delicato.
La Salernitana arriva da due anni che hanno progressivamente cancellato l'entusiasmo generato dalla storica salvezza in Serie A. Errori di programmazione, continui cambi tecnici, scelte discutibili sul mercato e una mancanza di continuità progettuale hanno accompagnato una parabola discendente che ha portato il club a precipitare nel giro di pochi mesi.
In questo contesto, i tifosi si aspettavano parole chiare. Una conferenza stampa, una lettera aperta, un confronto diretto con la città. Non necessariamente promesse, ma almeno la volontà di metterci la faccia. Perché il rapporto tra una proprietà e una tifoseria si misura soprattutto nei momenti difficili.
Salerno ha dimostrato ancora una volta di esserci. Lo ha fatto sugli spalti, nelle trasferte, nei giorni della speranza e in quelli della rabbia. Ha continuato a sostenere la squadra anche quando i risultati sembravano aver già scritto il finale della stagione. Un atto d'amore che meriterebbe rispetto e riconoscenza.
Oggi, invece, a dominare è un sentimento diffuso di amarezza. Non solo per la categoria perduta, ma per l'assenza di una guida capace di parlare alla sua gente. I tifosi non chiedono miracoli. Chiedono trasparenza, chiarezza e una visione per il futuro. Per questo il silenzio di Iervolino rischia di diventare il simbolo di una frattura sempre più profonda tra la proprietà e la piazza. Una distanza che potrà essere colmata soltanto attraverso i fatti, ma che avrebbe già potuto trovare un primo ponte nelle parole. Perché a Salerno si può perdonare una sconfitta. Molto meno facilmente si accetta l'indifferenza.
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