C'è una costante nella gestione della Salernitana dell’ultimo triennio che non ha nulla di casuale né di accidentale: il ritardo sistematico. Non è una congiuntura, non è malasorte, non è la complessità del mercato moderno. È un metodo, o meglio, l'assenza di uno, replicato con sconcertante fedeltà per tre anni consecutivi, trascinando il club da una retrocessione all'altra fino all'approdo in Serie C, categoria che la Salernitana non merita sportivamente ma che si è guadagnata con la precisione di chi sembra averla pianificata.
Il copione è sempre lo stesso. Finisce il campionato, inizia giugno, le altre società cominciano a muoversi. La Salernitana, invece, riflette. Il patron riflette sull'allenatore, riflette sul direttore sportivo, riflette sulle cessioni, riflette sul monte ingaggi. Il diktat è immutabile: prima cedere, poi acquistare. Principio in sé ragionevole, se non fosse che nella pratica granata si traduce in un'immobilità quasi assoluta durante le settimane in cui il mercato è più fertile, quelle in cui i calciatori più appetibili sono ancora liberi e i prezzi non hanno ancora subito la spinta speculativa di agosto.
Il problema strutturale è noto e irrisolto: la Salernitana ha ancora in organico calciatori con ingaggi sproporzionati rispetto alla categoria in cui si è ritrovata a giocare. A pesare sulle casse dei granata è adesso lo stipendio di Matteo Lovato contrattualizzato fino al 2027. Arrivato nell'estate 2022 nell'infelice operazione che portò Ederson all'Atalanta (che adesso vale sessanta milioni!), è un calciatore con uno stipendio di quasi due milioni lordi annui, e dal basso rendimento mostrato finora. Un calciatore così costoso e che non ha mantenuto le promesse finisce inevitabilmente tra i meno richiesti. La Salernitana è in un angolo, e lo sa.
A complicare ulteriormente le cose, la consueta lentezza nell'ufficializzare la riconferma di Cosmi. Come può Faggiano avviare trattative concrete senza sapere quale allenatore dovrà allestire la rosa? Quale sistema di gioco? Quali caratteristiche prioritarie? La rapidità di intervento sul mercato può fare la differenza tra promozione diretta e playoff. La Salernitana, ancora una volta, si ritrova con metà rosa da completare se veramente ambisce alla promozione diretta. Un ritardo adesso non è neutro, non è indolore. Ogni settimana persa in giugno vale il doppio in agosto: i prezzi lievitano, i profili migliori si accasano altrove, e alla Salernitana rimane il mercato degli avanzi. Si è ripetuto nelle ultime estati quando la rosa è stata completata a ridosso del gong.
Il problema è che questa logica produce un paradosso: più si ritarda la cessione dei giocatori onerosi, più si compromette la competitività della rosa, più si peggiora la categoria, più si abbassa il valore dell'asset che si vorrebbe vendere a prezzi vantaggiosi.
Almeno quest’anno evitiamo il rischio che i tifosi granata si trovino a seguire una squadra di Serie C costruita ad agosto con gli “avanzi” del mercato. Se la cessione del club è l'obiettivo reale, che la si faccia in fretta: una Salernitana in attesa di un acquirente è la peggiore delle soluzioni possibili, per tutti. Per i tifosi, per i calciatori, per la città. E, alla fine, per lo stesso Iervolino.
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