La Salernitana chiude la propria stagione in semifinale playoff e sarebbe ingeneroso parlare di fallimento assoluto, perché arrivare fino a questo punto in una Serie C sempre più complicata e competitiva significa comunque avere avuto continuità per buona parte dell’anno, ma è altrettanto evidente che da questa squadra ci si aspettasse molto di più, soprattutto per gli investimenti fatti, per il blasone del club e per le ambizioni che erano state annunciate all’inizio della stagione. La sensazione, infatti, è che il percorso dei granata si sia fermato proprio nel momento in cui servivano personalità, qualità e identità, tutte componenti che la squadra ha mostrato soltanto a tratti, lasciando troppo spesso spazio alle solite disattenzioni, alle amnesie nei momenti decisivi e a una fragilità mentale che alla lunga ha pesato enormemente sull’economia della stagione.
La semifinale ha semplicemente confermato ciò che si era visto durante tutto il campionato, ovvero una squadra incapace di dare continuità alle proprie prestazioni e soprattutto di compiere quel salto di qualità necessario per dominare davvero la categoria. Nei momenti chiave la Salernitana è mancata quasi sempre, mostrando limiti evidenti nella costruzione del gioco, poca cattiveria negli ultimi metri e una difficoltà cronica nel gestire la pressione di una piazza che, invece, ha fatto il massimo fino all’ultimo minuto. Ed è proprio questo uno degli aspetti che deve far riflettere maggiormente, perché ancora una volta Salerno ha risposto presente con passione, entusiasmo e senso di appartenenza, sostenendo la squadra anche nei momenti più delicati e cercando perfino di difendere ciò che spesso appariva indifendibile. La tifoseria ha dimostrato maturità e amore incondizionato, mentre in campo troppo spesso si è avuta la sensazione di vedere una squadra senza anima, incapace di comprendere realmente il peso della maglia granata.
Gli errori, però, non nascono certo nelle ultime settimane e sarebbe sbagliato fermarsi soltanto all’eliminazione playoff. Le responsabilità arrivano da lontano e riguardano soprattutto la costruzione della rosa, perché il vero problema della Salernitana è stato quello di aver assemblato una squadra senza equilibrio, senza caratteristiche precise e con tanti calciatori che si sono rivelati inadatti alla categoria o comunque non all’altezza delle aspettative. La Serie C, ormai, non si vince soltanto con i nomi o con i curriculum, ma con organizzazione, intensità, conoscenza della categoria e soprattutto con calciatori pronti a lottare su ogni pallone. Invece la Salernitana, per lunghi tratti della stagione, ha dato la sensazione di essere una squadra costruita più sull’improvvisazione che su una reale idea tecnica.
Ed è inevitabile che oggi il principale imputato diventi il direttore sportivo Faggiano, perché gli errori commessi sul mercato estivo e in quello di gennaio sono sotto gli occhi di tutti. A gennaio, anziché rinforzare una squadra che aveva già mostrato limiti evidenti, la rosa è stata addirittura indebolita con operazioni che non hanno portato alcun valore aggiunto, mentre alcuni dei pochi elementi realmente decisivi sono arrivati soprattutto grazie all’intervento diretto del presidente. Senza l’operazione Lescano, pur con un finale di stagione meno brillante rispetto alle aspettative, probabilmente la Salernitana avrebbe addirittura rischiato di restare fuori dalle prime posizioni della griglia playoff.
Per questo motivo oggi il presidente Iervolino è chiamato a dare risposte chiare alla città, perché la sensazione è che la tifoseria abbia accettato troppo negli ultimi mesi, continuando a sostenere il progetto anche nei momenti più difficili, ma senza mai ricevere segnali concreti di crescita sotto il profilo tecnico e organizzativo. Adesso non bastano più proclami o promesse, serve una programmazione seria, serve una linea chiara e soprattutto serve la volontà di costruire davvero una squadra in grado di lottare per la Serie B senza affidarsi esclusivamente all’incertezza dei playoff, che rappresentano sempre un percorso pieno di insidie e difficilmente prevedibile.
Il primo passo dovrà inevitabilmente essere un profondo rinnovamento dell’organico, perché è evidente che gran parte di questa squadra non possa rappresentare il futuro della Salernitana. Serviranno calciatori con fame, personalità e spirito di sacrificio, ma soprattutto serviranno figure competenti nei ruoli chiave della società. La prossima stagione sarà ancora più difficile, perché ci saranno piazze importanti e ambiziose come Bari, Catania e probabilmente Pescara, motivo per cui la Salernitana non potrà più permettersi errori nella scelta dell’allenatore, del direttore sportivo e dei calciatori sui quali costruire il nuovo progetto tecnico.
Anche sul discorso allenatore servirà una riflessione profonda. Cosmi ha sicuramente avuto il merito di trasmettere carattere, attaccamento e senso di responsabilità, aspetti che dalla panchina si sono percepiti chiaramente, ma allo stesso tempo la squadra ha continuato a mostrare limiti importanti sul piano del gioco e dell’identità tecnica, motivo per cui la società dovrà valutare attentamente se proseguire con lui oppure aprire un nuovo ciclo affidandosi a un allenatore giovane, moderno e profondo conoscitore della categoria.
Quello che conta davvero, però, è che da oggi la Salernitana non possa più permettersi errori, improvvisazioni o scelte sbagliate, perché questa piazza ha dimostrato ancora una volta di meritare rispetto, ambizione e programmazione. La città è rimasta vicina alla squadra fino all’ultimo minuto, anche nei momenti più difficili della stagione, sostenendo i colori granata con una passione che raramente si vede in Serie C, ed è proprio per questo che adesso i tifosi si aspettano risposte forti da parte della società. Servirà costruire una squadra vera, con uomini prima ancora che calciatori, con idee chiare e con la volontà concreta di riportare la Salernitana dove la sua storia, il suo pubblico e il suo blasone impongono di stare, perché un’altra stagione vissuta tra rimpianti, errori e occasioni sprecate questa città non è più disposta ad accettare.
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