Salernitana e Bari: due club gemellati nelle curve da oltre quarant'anni, due piazze del Sud Italia con una passione viscerale per il pallone, entrambe vittime della stessa anomalia strutturale: la multiproprietà, ma con traiettorie opposte. Il risultato finale, però, è identico: la stagione 2025-26 li vedrà entrambe nell’inferno della Serie C. Beffarda coincidenza, amara conferma.
Il gemellaggio: 43 anni di un patto del Sud
Prima di parlare di presidenti e multiproprietà, bisogna capire cosa lega queste due tifoserie.
In un precedente articolo ho già raccontato come è nato il gemellaggio (LO TROVI QUI).
Da 41 anni, salernitani e baresi sono legati da un patto d'amore indissolubile. È un gemellaggio tra due città, non solo tifoserie. Un legame che ha resistito a tutto. Tranne alle proprietà.
Lotito e la Salernitana: la multiproprietà che funzionava
Dopo il fallimento del 2011, Claudio Lotito, insieme al cognato Marco Mezzaroma, fece ripartire il calcio a Salerno. Il club ripartì dalla Serie D, tornando subito in Lega Pro Seconda Divisione; nel 2012-13 la promozione in Lega Pro Prima Divisione, poi quella in B del 2015 e quella in A del 2021. Lotito stesso, senza falsa modestia, ha rivendicato questo percorso: "Sono stato il primo a fare la multiproprietà in Italia. Sono stato l'unico caso nella storia del calcio in cui si è presa una squadra in Eccellenza e la si è portata in Serie A.
Questo è il dato inconfutabile: la Salernitana sotto Lotito, ha scalato ogni livello del calcio italiano. Il modello funzionava da satellite della Lazio, e questo non piaceva ai tifosi granata, ma produceva risultati. Il paradosso è che proprio il successo, la promozione in Serie A del 2021, ha innescato la bomba. La cessione forzata, a prezzi di saldo, a Danilo Iervolino.
Da quel momento, la storia granata è cambiata. Tre stagioni in Serie A seguite da una umiliante retrocessione, poi il disastro in cadetteria. incassando la seconda retrocessione consecutiva in due anni. Un crollo verticale che porta la squadra direttamente dalla Serie A alla Serie C.
I De Laurentiis e il Bari: la multiproprietà che paralizza
La storia del Bari sotto Filmauro è speculare nei danni, diametralmente opposta nella direzione di partenza.
Durante la stagione 2018-19, in Serie D, il Bari conquista il primo posto e la conseguente promozione diretta in Serie C: i De Laurentiis rilevano il titolo sportivo fondando la nuova società. La risalita è rapida e promettente. L'approdo in cadetteria nella stagione 2022-23 si conclude con un beffardo terzo posto e la sconfitta nella finale playoff:
Qui comincia il declino. E qui si incastra il nodo della multiproprietà nel modo più perverso. A scoraggiare i tifosi non sono tanto le delusioni legate ai risultati, quanto la netta sensazione che la proprietà non sia intenzionata a portare la squadra in Serie A per via del regolamento della FIGC e della precedente vicenda della Salernitana. La promozione in A obbligherebbe i De Laurentiis a cedere il Bari. Secondo i tifosi baresi il sistema ha condannato il club a non poter essere grande finché resta legato al destino del Napoli: una ruota di scorta di un ingranaggio che privilegia un solo motore.
Il crollo finale è stato un catalogo di errori gestionali. La stagione 2025-26 ha visto l'alternarsi di diversi cambi tecnici e dirigenziali, con cambi in panchina e modifiche nell'area sportiva che hanno alimentato ulteriormente l'instabilità interna. Il cerchio si chiude drammaticamente con il quartultimo posto e la retrocessione in Serie C dopo i play-out: il capitolo finale di un disastro annunciato si consuma al termine di un campionato fallimentare vissuto tra i continui ribaltoni in panchina.
Il paradosso e la morale
Il caso Salernitana-Bari riassume la schizofrenia del calcio italiano rispetto al tema della multiproprietà meglio di qualsiasi analisi teorica.
Lotito, da antipatico e controverso che era, ha portato Salerno dalla D alla A. Ma il vincolo normativo che lo ha costretto a svendere e ha consegnato il club a una proprietà che l’ha riportata in pochi anni nell’inferno della serie C. Il risultato paradossale è che la regola contro la multiproprietà, pensata per tutelare i club minori, ha di fatto precipitato la Salernitana in Serie C.
I De Laurentiis invece hanno gestito la multiproprietà senza mai essere costretti a risolverla, Resta fissata al 2028 la scadenza prevista dalle norme federali sulla multiproprietà, e nel frattempo anche il Bari è precipitato in C. La regola contro la multiproprietà, qui, è arrivata troppo tardi o non è mai davvero scattata quando sarebbe servita.
Lepore, uno degli autori del gemellaggio, ha sintetizzato il sentimento dei tifosi baresi con lucidità spietata: "I De Laurentiis ci hanno tolto l'anima. Con l'attuale proprietà, a Bari manca la competizione calcistica."
Due città del Sud, due storie diverse dallo stesso punto di partenza. Due tifoserie gemellate da 43 anni che si ritrovano a condividere non la gioia di un derby in A, ma la cenere di una doppia disfatta sportiva. Il gemellaggio tiene. Purtroppo, è l'unica cosa che tiene.
La multiproprietà, in entrambi i casi, non è stata la causa diretta del declino tecnico. È stata la cornice che ha reso possibile ogni errore successivo. Il calcio italiano dovrebbe trarne una lezione netta: le regole sul conflitto di interessi servono solo se applicate con coerenza e tempestività. Né Lotito né i De Laurentiis sono stati fermati quando avrebbero dovuto esserlo. Le vittime sono state le piazze.
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