C’è un silenzio assordante che avvolge l'universo granata in questi primi giorni d'estate. Un silenzio che non sa di riposo o di transizione fisiologica dopo le fatiche del campo, ma che profuma pesantemente di ritardo di programmazione. Mentre le dirette concorrenti iniziano a mettere i primi tasselli per la nuova stagione, a Salerno si naviga a vista, intrappolati in un limbo fatto di scadenze imminenti, nodi contrattuali e una spaccatura sempre più evidente tra la tifoseria e l'attuale gestione. Il fulcro di ogni discorso non può che risiedere ai vertici, laddove le nebbie invece di diradarsi si infittiscono. Per mesi si è sperato che il passaggio di consegne potesse azzerare le tensioni, ma la realtà è ben diversa: l'affare con la cordata Rufini è saltato ormai da tempo. Il closing è naufragato già durante la regular season, a causa del mancato rispetto di alcuni adempimenti contrattuali fondamentali per la finalizzazione dell'affare.
Saltato quel tavolo, la Salernitana è rimasta prigioniera delle indecisioni di Danilo Iervolino. I ritardi strutturali che si stanno accumulando in queste settimane non sono figli di burocrazia o controlli esterni, ma derivano direttamente dall'incertezza del patron, perennemente in bilico tra la tentazione di proseguire l'avventura e la forte volontà di cedere il club. All'orizzonte si muove qualcosa: sembra che ci siano manifestazioni di interesse e soggetti attratti dal brand granata, ma al momento nessuna trattativa è in fase avanzata. A questo punto il dubbio sorge spontaneo ed è quasi una certezza: questo logorante ritardo di programmazione dipende proprio dalla volontà di Iervolino di cedere?
È evidente che l'attuale proprietà sia riluttante a investire risorse e a blindare l'organigramma tecnico per il futuro se l'obiettivo primario resta quello di passare la mano al miglior offerente. Una paralisi strategica che rischia di costare carissimo. Se la testa è bloccata da questo stallo proprietario, il corpo tecnico non sta meglio. La stagione si è conclusa con l'amaro in bocca per l'eliminazione nella doppia sfida con il Brescia, e il contratto di Serse Cosmi scade formalmente il 30 giugno. Il tecnico umbro, arrivato a febbraio per tentare l'assalto alla Serie B, ha portato la squadra fino alle semifinali playoff ma l'accordo per una sua eventuale conferma è tutt'altro che scontato. Senza linee guida societarie chiare e senza sapere chi guiderà il club, anche la panchina resta un enorme punto interrogativo. Ancora più rovente è il tavolo che scotta sotto le mani del Direttore Sportivo, Daniele Faggiano. Nonostante un contratto teoricamente a lungo termine (fino al 2027), la sua permanenza non è certa. Le critiche mosse all'operato del DS nell'ultimo anno sono state aspre: scelte di mercato non all'altezza: Una campagna acquisti che, a detta di critica e tifosi, non ha rispecchiato le ambizioni di vertice che una piazza come Salerno impone, specialmente nella terza serie.
Al ds viene rimproverata la mancanza di colpi funzionali e l'incapacità di dare un'identità granitica alla rosa fin dall'inizio del campionato, provocando quel distacco dai primissimi posti che ha poi costretto la squadra alla lotteria dei playoff. Questi fattori hanno fatto riflettere Iervolino, che comunque sarebbe orientato per il rispetto del contratto col Ds, rinnovandogli la fiducia. In questo scenario di incertezza totale, il mercato è inevitabilmente ingessato. Al momento si registrano principalmente movimenti teorici legati a necessità di bilancio e a profonde svalutazioni della rosa. In uscita: i pezzi pregiati o gli ingaggi più pesanti rimasti dal recente passato sono i primi indiziati a lasciare Salerno per alleggerire il monte ingaggi. Si valutano offerte per i profili che hanno ancora mercato tra i cadetti o all'estero, cercando di monetizzare il più possibile per immettere liquidità immediata. La politica del ridimensionamento economico è testimoniata dalla scelta di non riscattare Ferraris, Brancolini e Cabianca per una cifra assolutamente accessibile: giovani, di prospettiva, legati alla maglia, eppure al momento ignorati da chi avrebbe l'obbligo morale di stravincere e di chiedere scusa.
In entrata: le trattative concrete sono congelate. I rumors parlano di sondaggi per elementi di categoria, giovani in prestito dalle primavere di Serie A e parametri zero disposti ad aspettare l'evoluzione societaria dei granata. Ma finché Iervolino non scioglierà le riserve sul futuro del club, ogni nome resta pura suggestione estiva. Capuano, Chiricò, Gomez. Puro fantacalcio e, in tanti casi, mero acchiappaclick visto che oggi si fatica a ufficializzare la riconferma anche di chi è già sotto contratto. L'aspetto più preoccupante, tuttavia, è lo stato d'animo della piazza. Salerno è una città che vive di calcio, ma l'entusiasmo si sta pericolosamente trasformando in apatia e profonda sfiducia. I tifosi non riescono a digerire la parabola discendente degli ultimi tre anni: la doppia retrocessione consecutiva è una ferita aperta che sanguina ancora, e l'ultimo campionato di Serie C, nonostante il piazzamento d'alta classifica e la semifinale con il Brescia, non è stato giudicato esaltante. La sensazione diffusa è che si sia perso il patrimonio di credibilità e competitività faticosamente costruito negli anni d'oro della massima serie. Il ritardo attuale nella programmazione viene visto dall'ambiente granata come l'ennesima conferma di una proprietà che ha esaurito le idee, lo slancio emotivo e la chiarezza verso il cavalluccio marino. Salerno non chiede miracoli economici, ma esige rispetto, programmazione e, soprattutto, la fine di questo logorante immobilismo. Il tempo stringe, e la pazienza è già finita da un pezzo.
Un'ultima nota senz'altro la più importante: Auguri Bersagliera, altri 100 di questi giorni, ma in... Serie A!
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