Dalla A alla C. Da San Siro al Simonetta Lamberti di Cava dei Tirreni. Dalla gioia per il derby pareggiato a Napoli e per i risultati positivi contro Lazio, Milan, Roma, Juventus e Inter a doverci accontentare di una semifinale playoff. Come se l’assuefazione alla sconfitta ci abbia portato ad enfatizzare in maniera eccessiva questi spareggi che sanno di contentino visto che l’obbligo morale era quello di allestire una corazzata per stracciare il campionato senza badare a spese e senza legare gli acquisti alla rescissione di un difensore proveniente dalla terza serie francese.
Per quanto si voglia provare a vedere il bicchiere mezzo pieno dopo un finale di stagione quantomeno dignitoso, riteniamo che peccare di memoria corta sia un errore che Salerno e provincia non possano permettersi. Un vero e proprio mistero, visto che società vincenti e che hanno regalato emozioni incredibili sono state perennemente contestate, mentre mister miliardo continua a godere di una certa popolarità pur essendo, a oggi, il presidente che ha preso la Salernitana in A con bilancio in attivo e parco giocatori dall’inestimabile valore salvo poi ritrovarsi a organizzare – con tutto il rispetto – le trasferte di Scafati e Giugliano. Senza dire una parola. Anzi, a tratti, anche facendo la parte del risentito.
Intendiamoci: il passo indietro degli ultras è stato gesto intelligente e necessario. Sia per allontanare dalla Salernitana avvoltoi spesso squattrinati e a caccia di pubblicità a scapito della Bersagliera, sia per creare il clima giusto in ottica playoff. Ma, sul web, leggiamo ancora di persone che quasi pregano Iervolino di restare quando dovrebbe essere lui a spiegarci una volta per tutte cosa sarà del cavalluccio marino nell’immediato futuro. Certo, sottotraccia sembra che comunque si stia lavorando quantomeno per scongiurare l’ennesima rivoluzione, ripartendo da un direttore sportivo che non ha fatto breccia nel cuore della gente e che ha commesso tanti errori e di un allenatore che ormai ha il sangue granata e che, al netto di qualche valutazione opinabile, incarna i valori di un popolo che si è emozionato assieme a lui coltivando un sogno pur sapendo che le chance di tagliare il traguardo fossero minime. Ora, comunque, non esistono alibi.
“Ma in C i costi sono esorbitanti e gli introiti pari a zero” dice di continuo quella parte di (dis)informazione che funge da velina in cambio della notizia e che continua a descrivere realtà parallele e inesistenti dopo aver fanno più danni della grandine. Noi, che non dimentichiamo le promesse del gennaio del 2022, gli 8 gol di Bergamo, le due retrocessioni a suon di record negativi, Guasone centravanti e i dodici allenatori che si sono avvicendati in 4 anni diciamo: “E’ un problema suo”. L’ha portata in Lega Pro, ci farà rivivere i derby con Savoia e Scafatese e basta questo per ribadire un concetto: resti, torni il presidente dei primi due anni, investa fidandosi delle persone giuste e vedrà che anche il più duro dei critici farà un passo indietro per il bene della Salernitana. Nel nostro girone ci saranno Cosenza, Bari e Catania.
La domanda stavolta è per chi pecca di memoria corta e dimentica una trentina di gare mediocri per 3-4 discrete performance ai playoff: ma vogliamo tener testa a queste grandi piazze con una squadra che prendeva 5 gol a Potenza e che veniva messa sotto dalle riserve di Picerno e Altamura? Davvero sono bastati 20 giorni in cui la normalità è diventata capolavoro per non ricordare le prestazioni di Anastasio (ancora grazie per quel clamoroso errore del Rigamonti!), Tascone, Quirini, Longobardi, Carriero, Capomaggio e Donnarumma? E se proprio si vuole ripartire dall’ “ossatura” si metta mano alla tasca per investire su Ferraris e Cabianca, per esempio. Due dei pochi che davvero potrebbero alzare la famosa asticella. Sarebbe un primo segnale.
I 70mila paganti in tre gare casalinghe, quelli della scenografia che ha fatto il giro del mondo e che hanno reso l’Arechi inespugnabile, lo meritano. Iervolino ha l’ultima occasione per ricucire lo strappo, per tendere la mano, per tornare a essere quello che nei primi due anni riceveva applausi e approvazioni quasi all’unanimità. Spiegandoci, magari, il perché del riavvicinamento di qualcuno che, pur ricoprendo un ruolo apicale, era sparito dai radar salvo poi partecipare alla “festa” dei 27mila seduto al fianco di quel Pagano che forse è tra i pochissimi che sta meritando di rappresentare i colori granata.
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