Mentre qualcuno, in città, ha provato a strumentalizzare interviste fatte da ex granata e che parlano comunque di fatti risalenti a 7-8 anni fa, c'è un protagonista della recente cavalcata salvezza che ha deciso di uscire allo scoperto raccontando la sua verità. Senza peli sulla lingua. Chi pensa che siano parole dettate semplicemente dalla rabbia di un calciatore messo ai margini della rosa è fuori strada. Perchè Radovanovic, a chi di dovere, le cose le diceva faccia a faccia anche quando era leader nello spogliatoio della Salernitana. Quella figura carismatica che oggi manca come il pane.
Nell'intervista rilasciata alla nostra redazione ha toccato diversi argomenti: la bravura di Sabatini, il mercato condotto quest'estate, alcune dichiarazioni della proprietà, il suo addio, le prospettive future e la necessità di ritrovare la compattezza all'interno del gruppo per non dilapidare gli sforzi fatti in passato. Ecco le sue dichiarazioni, parole destinate a far discutere e che forse spiegano meglio le cause di questo disastroso avvio di campionato:
Ivan, segue ancora la Salernitana?
"Sto malissimo. Più passa il tempo e più sto male perchè vedo le cose con chiarezza. Anche la gente penso che sta capendo cosa voglia fare per davvero la società. Ho visto la partita di domenica, al centro della difesa mancavo solo io per ricomporre il terzetto che aiutò la Salernitana a restare in serie A. E questo ha aumentato la mia tristezza. Salerno è una piazza che potrebbe fare a occhi chiusi 50 anni di fila in serie A. Bastava poco per essere protagonisti".
Come si spiega questo penultimo posto?
"Manca umiltà. Guardate Percassi: l'Atalanta gioca stabilmente in Europa, eppure Percassi dice sempre che l'obiettivo è la salvezza. Qui invece, al terzo anno di A, ho sentito parlare di zona sinistra della classifica. Se proprio vuoi mantenere la promessa, è necessario portare calciatori adeguati nel mercato estivo. I fatti sono sotto gli occhi di tutti".
C'è chi se la prende con Sousa...
"Ha vissuto una situazione molto simile a quella di Nicola. In Austria e in inverno la società non ha portato nessun calciatore di quelli che lo staff tecnico voleva. Sousa è stato spremuto, ha dato precise indicazioni di mercato ma il mercato è stato fatto in un'altra direzione il presidente e il direttore sportivo".
Perchè non si sono dimessi, allora?
"Nicola ha conquistato una salvezza storica, si volevano programmare cose importanti e dopo pochi giorni è stato mandato via Sabatini. Io non vorrei dimenticare quanti calciatori accettarono Salerno in una condizione difficile, senza società, e sono stati tenuti ai margini e poco presi in considerazione. Dal primo giorno che è arrivato De Sanctis ho capito che non vuole calciatori portati da Sabatini e della dirigenza precedente".
A questo gruppo manca proprio la vostra anima...
"Quando sono arrivato a Salerno eravamo ultimi in classifica, era difficile accettare e io non avevo mai giocato al Sud. Mi chiamò Sabatini il 27 gennaio, mi disse che ero un leone in gabbia che aveva bisogno del contesto giusto per dare di nuovo il massimo. Seppe toccare le corde giuste, ho sentito una forza nel cuore e nella mente che mi spinse ad accettare senza nemmeno parlare di soldi. Chiesi solo un altro anno di contratto. Mi fecero notare che eravamo con un piede in serie B, ma io ero pronto a sposare la causa ed eventualmente ripartire dalla categoria inferiore per tornare in A.
Facemmo due partite con mister Colantuono, che avevo già avuto a Bergamo, poi arrivò Nicola e si ritrovò con un gruppo di 30 persone. Vedevo calciatori che avevano portato in A la Salernitana che si allenavano a mille pur senza essere presi in considerazione. Voi non avete idea Di Tacchio quanto fosse importante per noi, era uno dei ragazzi con cui parlavo di più. Loro potevano lamentarsi e potevano dire: "Stiamo fuori e giocano questi che non vincono nemmeno una partita". Invece il gruppo era tutto dalla stessa parte, ero certo che bastava una scintilla per ripartire".
E poi vi siete salvati...
"E' stata logica conseguenza. Chi giocava, chi non giocava...contava la Salernitana. C'era un'unione straordinaria tra allenatore, direttore sportivo e tifosi. La loro carica è stata decisiva. C'erano 6000 persone ad Empoli e questa è l'immagine più bella che mi porto di Salerno. Sbagliammo il rigore e piangevamo tutti, ma prevaleva la voglia di salvarsi e di lasciare in serie A la città e il pubblico granata. E poi fatemi fare un'altra riflessione..."
Prego...
"Tutti questi stranieri. Puoi mettere tutti gli interpreti del mondo, ma in campo l'interprete non c'è. Se non c'è dialogo in campo e non si crea un rapporto tra compagni, come vuoi arrivare all'obiettivo? E per far crescere questi giovani di prospettiva non puoi mandare via lo zoccolo duro, la vecchia guardia, quelli che hanno salvato la Salernitana. Chi è rimasto? Fazio e Gyomber, per il quale mi sono battuto affinché gli rinnovassero il contratto. La falsa partenza, purtroppo, non è un caso. Già dall'anno scorso non vedo il gruppo e il clima della passata stagione e questo è pericoloso. Lo dico a malincuore: non vedo, ad oggi, squadre messe peggio. E non parlo solo dal punto di vista tecnico...".
Inzaghi uomo giusto?
"Sarebbe difficile per tutti. Il calcio italiano è molto tattico, in un gruppo con tantissimi stranieri è difficile. E se vuoi salvarti e non hai fame diventa duro. Io mi auguro che la Salernitana si salvi, la tifoseria merita assolutamente di restare in serie A".
Perchè non si è puntato su calciatori italiani o che conoscessero il campionato?
"Sono certo che gli allenatori hanno chiesto questo tipo di giocatori, probabilmente qualcuno ha fatto il contrario. Magari qualcuno voleva la riconferma di Ranieri e Ruggeri e appositamente sono stati mandati via. Gente che sarebbe rimasta volentieri".
Quindi Sousa ha fatto bene nella sua operazione verità...
"E non ha detto tutto fino in fondo. Ranieri, Ruggeri, Djuric, Verdi...tutti volevano restare a Salerno. Bonazzoli e Sepe sono stati messi ai margini. Cosa costruisci se non riparti da uno zoccolo duro?"
Curiosità: cose scrisse Nicola sul famoso foglietto di Bergamo?
"Indicazioni tattiche: dovevamo giocare a tre dietro".
Il problema è Iervolino che ha ridimensionato budget e ambizioni o chi lo circonda e dà cattivi consigli?
"Sono deluso anche dal presidente. Ogni società può fare la strada e il progetto che vuole, ma l'aspetto umano deve essere sempre prioritario. In tutte le società in cui ho giocato ho trovato direttori sportivi d'esperienza che mettevano al centro la componente umana. Oggi invece la Salernitana prende i calciatori leggendo le statistiche e i dati su internet. Il mondo del calcio va così? Va bene. Ma poi i risultati non arrivano. Il presidente è sempre quello che decide tutto, quindi la responsabilità è chiara.
Io sono deluso perchè ho ancora conservati i messaggi di complimenti dopo le vittorie con lo Spezia, con la Lazio. Mi hanno detto che erano orgogliosi di me. Poi a gennaio l'ho chiamato per dire che stavano circolando un sacco di bugie e di stupidaggini, utili a screditarmi e messe in giro ad arte per qualcuno. Ci sono testimoni. Io ci metto la faccia, quando a gennaio succedeva casino l'ho telefonato subito per il bene della Salernitana. Mi dice "tra dieci giorni vengo e risolvo tutto"...e poi mi mandano al Collegio Arbitrale su indicazione del direttore sportivo? Veniva al campo, diceva che i giocatori devono stare bene e anche le loro famiglie e poi mi mandi via dalla sera alla mattina.
Era troppo evidente, dal primo giorno, che De Sanctis non volesse i calciatori portati da Sabatini e da altri dirigenti. Di De Sanctis non vorrei proprio parlare. Bastava poco per rendere grande la Salernitana. Il presidente ha fatto investimenti, non si può negare, bastava toccare le corde giuste e affidare le cariche importanti alle persone giuste. Volete fare un progetto sui giovani? Ok. Ma di quelli attualmente in rosa chi è che ha tutto questo potenziale per poterlo vendere e fare plusvalenza? Ma io amo la Salernitana e la mia delusione va oltre: noi ci dobbiamo salvare".
Ora è importante seguire le indicazioni di Inzaghi sul mercato...
"C'è poca gente d'esperienza, la vedo difficile. A gennaio devi arrivarci bene, devi fare punti. Se la classifica peggiora ci saranno calciatori che accetteranno Salerno solo se li paghi tanto. Ora si va a Genova, campo che conosco benissimo. Sarà una battaglia, contro una neopromossa che ha speso tanti soldi e preso gente già pronta e di livello. Io penso sempre allo spogliatoio: chi viene in Italia e gioca per una squadra che ti paga deve imparare presto la lingua, altrimenti non rende".
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