22mila spettatori in festa, un presidente che sostiene a distanza la squadra mentre la sua famiglia arriva allo stadio interamente bardata di granata, un direttore sportivo con esperienze in ambito internazionale, un allenatore che ha una incredibile fame di successi, un gruppo che rema nella medesima direzione e che, oltre al cuore, ci sta mettendo anche qualità. Si può dire che ieri, finalmente, tutti ci siamo sentiti davvero in serie A, scacciando definitivamente il fantasma di Torricelli a cospetto di una blasonata che si è piegata alla legge dell'Arechi. Dopo mesi e mesi a parlare di trust, trustee, banche, amministratori, comunicati, esclusioni e finanche ripartenze dalla D, Salerno si sta godendo appieno il massimo palcoscenico del calcio italiano e ha una voglia matta di restare aggrappata alla categoria per aprire un ciclo nemmeno lontanamente immaginabile ora. Se in poche settimane Danilo Iervolino è riuscito a fare questo miracolo calcistico, figuriamoci cosa sarebbe potuto accadere se in estate si fosse evitato tutto quel caos attorno alla Salernitana. Salvarsi dopo una iscrizione tardiva, con un mercato che dipendeva dall'ok di un ex Generale e con la spada di Damocle del 31-12 sulla testa sarebbe una impresa di cui si parlerebbe per decenni e anche una bella risposta nei confronti di Lotito.

Restiamo convinti che la Federazione abbia grosse responsabilità e che il signor Gravina abbia adottato la politica del "due pesi e due misure" accanendosi con la Salernitana e chiudendo un occhio con le solite note pur di portare avanti una battaglia personale nei confronti di Lotito. Ma l'ex patron, che era pienamente a conoscenza della regola (ingiusta quanto lo si vuole, ma accettata da subito con tanto di documentazione firmata), non ha fatto nulla per venire incontro alle esigenze della piazza e ha salvaguardato i suoi interessi e basta. Legittimo sul piano economico: chi arriva dalla D alla A deve essere libero di trarre profitto dall'investimento fatto e certo non può essere obbligato a cedere un bene di proprietà in pochi mesi da una istituzione sportiva. Ma una squadra di calcio non è una normale industria che vende prodotti ma un insieme di passione, amore e sentimenti che Lotito ha volutamente trascurato. Del resto lo faceva quando era in carica, figuriamoci a ridosso di un addio. Salerno ha vissuto la gioia per la promozione con il patema d'animo, con la paura, senza una sola dichiarazione rassicurante, chiarificatrice. Solo riferimenti a guadagni, introiti, ricorsi, battaglie legali. E così salvarsi sarebbe una bella risposta anche a Lotito, contestatissimo a Roma da un Olimpico vuoto, a rischio flop per l'ennesima volta mentre Salerno, ieri, riempiva lo stadio e lasciava a bocca aperta l'intera Italia calcistica. Chi semina vento raccoglie tempesta.

Sezione: News / Data: Lun 25 aprile 2022 alle 18:00
Gaetano Ferraiuolo
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Gaetano Ferraiuolo
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