Questo non è un articolo di cronaca. E’ quello che vorrei che Cosmi facesse risuonare stasera nello spogliatoio granata prima di scendere in campo:

<< Sento qualcuno che ride, fuori da questa porta. I giornalisti. Gli esperti. Lo sapete cosa scrivono? Che andiamo a prendere le botte. Che il Brescia è più forte. Che è questione di tempo, di budget, di rosa. Che il risultato è già scritto.

Bene. Lasciateli scrivere.

C’è stato un uomo, duemila e cinquecento anni fa, che si è sentito dire le stesse cose. Non aveva un esercito, aveva trecento uomini. Dall’altra parte c’era Serse con un milione di soldati, abbastanza da oscurare il sole con le frecce. E uno dei suoi gli disse: “Leonida, sono così tanti che quando scoccheranno le frecce il cielo si oscurerà.”

E Leonida rispose: “Meglio. Combatteremo all’ombra.”

Ragazzi, guardate questo spogliatoio. Guardate le facce che avete intorno. Non vi sto chiedendo di credere che siamo i più forti, non lo siamo, almeno sulla carta. Non vi sto chiedendo di ignorare che il Brescia ha speso tre volte quello che ha speso Iervolino. Ve lo dico io: lo hanno fatto. Sono più attrezzati. Lo so.

Ma Leonida lo sapeva anche lui, quante lance avevano dall’altra parte. E non è scappato.

E allora vi faccio una domanda: lui stava alle Termopili per vincere la guerra? No. Stava alle Termopili perché qualcuno doveva tenerlo, quel passo. Perché se cedeva il passo, cedeva tutto. Perché esistono momenti nella storia di una squadra in cui non si combatte per il risultato. Si combatte perché è lì che bisogna stare.

E questo è il nostro passo. Questo campo, stasera, il Rigamonti. La nostra gola stretta dove li obbligheremo a venire uno alla volta, dove la loro superiorità numerica diventerà un peso, dove ogni loro giocatore dovrà misurarsi con la vostra fame invece che con la vostra debolezza.

So cosa pensate. Pensate che sto esagerando, che sto facendo il teatrante. Forse sì. Ma ascoltate: quei tifosi granata che non hanno dormito stanotte, che hanno preso  giorni di ferie, che ci hanno creduto quando non c’era nessun motivo razionale per farlo, non vengono a vedere undici professionisti che fanno il loro lavoro.

Vengono a vedere se esiste ancora, nel calcio, la possibilità che chi ha meno vinca chi ha di più perché vuole di più. Vengono alle Termopili anche loro.

E noi non possiamo deluderli sul campo.  Non possiamo uscire da quel tunnel stasera e non sentire che stiamo portando qualcosa di sacro.

Serse, ovvero il Brescia, è abituato a vincere facile. È abituato a comprare, a mettere pressione, a schiacciare. Ma nessun esercito al mondo è attrezzato per un avversario che non ha paura di perdere perché ha già deciso che darà tutto. La paura è l’unica arma che non abbiamo. E questo li spaventa più di qualunque tattica.

Stasera il Brescia schiererà undici giocatori da categoria superiore? Bene. Noi li aspettiamo. Noi sappiamo dov’è il nostro passo, e lo teniamo. Ogni contrasto, ogni pallone, ogni centimetro di campo, lo teniamo.

C’è un’ultima cosa che Leonida fece, prima di mandare i suoi in battaglia. Li guardò negli occhi. Uno per uno. Non per vedere se avevano paura, la paura c’era, è normale, chi non ha paura è stupido o mente. Li guardò per vedere se, dietro quella paura, c’era qualcosa di più duro. Qualcosa che non si piega.

E lo trovò.

Io lo trovo anche qui. In questa stanza. In voi.

Allora andate. Portate rispetto al Brescia perché è forte e poi battetelo, perché voi siete la Salernitana, e il granata è il colore di chi non molla mai. Nemmeno quando il cielo si riempie di frecce. Soprattutto allora. >>.

Sezione: Primo Piano / Data: Mer 27 maggio 2026 alle 12:00
Giovanni Santaniello
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