C'è una verità scomoda che il doppio confronto con la Casertana ha inciso nella pietra: la Salernitana non sa gestire il risultato. Non è attrezzata per farlo. Non lo ha nel DNA, e probabilmente non lo avrà nel giro di qualche settimana di lavoro. È una squadra che può far male con la profondità, se attacca gli spazi, con la qualità dei suoi elementi avanzati. Quando le viene chiesto di addormentare una partita, di controllare il possesso senza rischiare, di giocare sul vantaggio acquisito, si trasforma in qualcosa di irriconoscibile e, soprattutto, la difesa traballa pericolosamente.
Il ritorno contro la Casertana è stato un manifesto di questa contraddizione. Giocare il ritorno in casa dopo una vittoria all'andata, e la condizione di testa di serie: sulla carta era la situazione ideale per amministrare e passare il turno quasi senza sudare. Nella realtà dei novanta minuti, una seduta di tortura per il cuore dei tifosi granata, culminata con la parata di Donnarumma che ha rasentato il miracolo. Senza quel gesto tecnico-atletico, la Casertana avrebbe ribaltato tutto e la Salernitana avrebbe concluso anzitempo i playoff. Il paradosso è evidente: il vantaggio, lo status di testa di serie, la gestione del risultato acquisito all’andata che teoricamente doveva essere una risorsa si è rivelato un veleno. La squadra ha provato a fare una cosa che non sa fare, controllare la partita e per poco non ne ha pagato il prezzo.
Se mettiamo a confronto il primo tempo dell’andata e i restanti 3 tempi del confronto, il quadro si chiarisce ulteriormente. A Caserta, senza nulla da amministrare, senza l'alibi del risultato da proteggere, con l'obbligo morale di attaccare fin dal primo minuto, la Salernitana ha prodotto uno dei suoi migliori quarantacinque minuti stagionali. Tre gol, dinamismo, verticalità, pressing alto, il tridente che ha fatto quello che sa fare meglio. Quella è la Salernitana vera. L'altra, quella che stringe i ranghi, abbassa il baricentro e speranza che il tempo passi, è un tentativo mal riuscito..
Il paradosso della testa di serie
Arriviamo dunque al secondo turno nazionale dei playoff, con il Ravenna come avversario odierno. Questa volta la Salernitana non è testa di serie. Questa volta parte senza il "lusso" del pareggio che basta, senza la possibilità di cullarsi sugli allori. Questa volta deve vincere, non basta più non perdere. E questa, paradossalmente, è la notizia migliore che potesse arrivare.
Non essere testa di serie significa che Cosmi non potrà tentare di imbrigliare i suoi in una postura tattica che non gli appartiene. Non potrà cedere alla tentazione di abbassare il ritmo, di gestire, di controllare. La Salernitana sarà costretta a fare ciò che le riesce meglio: giocarsi il tutto per tutto. È la logica brutale del "o la va o la spacca" applicata come filosofia di gioco obbligata. E in questo contesto, quella filosofia non è un atto di disperazione, è l'unica strategia coerente con le caratteristiche reali della squadra.
Cosmi ha trovato la magagna, adesso la usi
Cosmi non è arrivato a Salerno con un progetto pluriennale. È arrivato a tappare una falla, a trovare un equilibrio nello spogliatoio che sembrava perduto, a recuperare giocatori demotivati o mal utilizzati. E in questo ha fatto un lavoro che merita riconoscimento tecnico, non retorico. Ha riportato coesione, ha rimesso la squadra in piedi, ha imparato, nel tempo ristretto a sua disposizione, dove stavano le debolezze e dove stavano i punti di forza reali.
La lezione del doppio confronto con la Casertana è stata istruttiva. Cosmi ora sa con certezza scientifica cosa succede quando chiede alla sua squadra di difendere un vantaggio in modo passivo.
La gestione tattica d’ora innanzi dovrà riflettere questa consapevolezza. Nessun piano di contenimento, nessuna illusione di poter controllare la partita abbassando i ritmi. Il Ravenna va aggredito dall'inizio, gli spazi vanno attaccati, e i tre attaccanti granata vanno messi nelle condizioni di esprimere quella qualità che, quando viene liberata, produce risultati evidenti.
Il Ravenna non è la Casertana, ma questa analisi non cambia
Il Ravenna non è una squadra da sottovalutare, ha una sua organizzazione, ha giocatori di qualità, può costruire la partita sulle transizioni e sulla solidità difensiva, cercando di sfruttare eventuali ingenuità avversarie. Contro un avversario così ostico l'unica risposta efficace è togliere al Ravenna il tempo di organizzarsi, pressare alto, attaccare la profondità dalla prime battute e, questa volta, se il gol arriva non abbassare l'intensità pensando che basti. La Salernitana quando attacca fa gol. Quando smette di farlo, rischia di prenderli.
C'è qualcosa di paradossale in questa situazione. Una squadra che non sa gestire il vantaggio si trova, per via del meccanismo dei playoff, privata della possibilità di doverlo fare. La Salernitana entra in questa sfida senza rete di sicurezza, senza alibi tattici, senza la scusa del "giocare per il pareggio". È nuda di fronte alla necessità di dover vincere e stranamente, questo è il territorio in cui è più pericolosa.
Cosmi sa dove è la magagna. La squadra ha ritrovato un'identità. Il tridente c'è. La corsa continua.
Forza Bersagliera.
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