La Salernitana arriva in Serie C portando con sé il peso specifico di una doppia retrocessione consecutiva, evento inedito nei 106 anni di storia del club, e di una rosa profondamente rivoluzionata. Il direttore sportivo Daniele Faggiano, arrivato dal Catania, applica una strategia di dismissione massiccia per sgonfiare il monte ingaggi ereditato dalla Serie B: dentro gli esperti Ismail Achik, Galo Capomaggio e Roberto Inglese, fuori una quantità industriale di contratti pesanti. In questo contesto, a luglio 2025 viene ingaggiato Giuseppe Raffaele, reduce da un'ottima stagione al Cerignola. La scelta è coerente: un allenatore di categoria, abituato a costruire con poco.
La fase Raffaele: le 5+1 vittorie, poi il declino strutturale
Il primo tratto della stagione è incoraggiante. La Salernitana vince le prime cinque partite consecutive e si porta al primo posto in classifica, record che non si registrava dalla Serie C del 1939-40. Raffaele applica un calcio di possesso con tentativo di dominio territoriale, sfruttando i movimenti di Capomaggio tra le linee e la fisicità di Inglese come riferimento avanzato.
Ma la struttura comincia a manifestare crepe già a settembre, quando la serie positiva termina con la sconfitta interna per 2-3 in rimonta col Cerignola. Da quel momento, la squadra alterna picchi a tracolli, senza mai trovare un'identità difensiva stabile.
Il mercato invernale porta nuova linfa: arrivano il bomber Facundo Lescano dall'Avellino, più Carriero, Arena, Berra, Gyabuaa, Molina e Antonucci, mentre partono Coppolaro, Frascatore, Knezovic, Varone e altri. Una rivoluzione a metà stagione che, anziché stabilizzare, destabilizza ulteriormente gli equilibri tattici di Raffaele, già alle prese con una rosa dai caratteri identitari poco definiti.
Il vero limite di Raffaele non è nei risultati isolati, ma nel pattern ricorrente degli errori. La squadra appare demotivata, con errori difensivi ricorrenti e un attacco sterile, come evidenziato dal palleggio ostentato dal Monopoli nell'ultimo match. È un sintomo preciso: quando l'avversario alza il ritmo e rompe i tempi del piano gara, la Salernitana di Raffaele non ha anticorpi tattici. Le distanze tra le linee si allargano, i duelli individuali vengono persi, e il possesso palla si trasforma in sterile circolazione senza penetrazione. La Salernitana mostra limiti evidenti: difesa perforata, attacco sterile e prestazioni insufficienti negli scontri diretti con le prime della classe. Agli inizi di febbraio in questo articolo sostenevo che " Con un allenatore rinunciatario non si va lontano".
La crisi deflagra con la sconfitta esterna a Cerignola, poi con il pari interno contro il Giugliano, e infine con la sconfitta casalinga contro il Monopoli, che lascia ferite profonde: non solo per la classifica ma per tutto ciò che si porta dietro, contestazione, delusione e un futuro tecnico in bilico. Il distacco dalla vetta e dalla seconda in classifica pesa moltissimo: -14 dalla prima e -9 dalla seconda piazza.
Il bilancio al momento dell'esonero è impietoso: Raffaele lascia la squadra terza a 50 punti, distante dalle battistrada Benevento e Catania. Un solo successo nelle ultime cinque partite, con la promozione diretta matematicamente impossibile.
La filosofia di Cosmi: il pragmatismo come sistema
La Salernitana ha esonerato Giuseppe Raffaele il 23 febbraio 2026, insieme al suo vice Giacomo Ferrari. Il club si affida a Serse Cosmi, 69 anni. Cosmi ha già lavorato con il ds Faggiano: erano insieme a Trapani nel 2015, quando subentrò a Boscaglia. Non è una scelta romantica: è una scelta di esperienza specifica, quella di un allenatore che sa cosa significa entrare a stagione in corso e ricostruire una gerarchia tattica e mentale nel giro di poche settimane. In questo articolo, il giorno del suo arrivo a Salerno, l'avevo accolto con questo titolo "il piromane che spegne gli incendi".
Il debutto è fissato per il 1° marzo, in casa contro il Catania. Cosmi eredita la squadra con 16 partite alla fine della regular season e con un obiettivo preciso: consolidare il terzo posto e presentarsi ai playoff nella miglior condizione possibile.Cosmi non è un teorico del calcio. Non impone sistemi di gioco esteticamente ambiziosi. Impone metodo, organizzazione e gerarchia. Il segnale è arrivato immediatamente, con doppie sedute di allenamento e standard fisici e mentali più alti rispetto alla gestione precedente.
Sul piano tattico, Cosmi non ha stravoltore tutto, ma ha ridisegnato il baricentro della squadra. In alcune situazioni Cosmi opta per un 3-4-3 o un 3-5-2, sistemi che consentono di avere maggiore presenza centrale e sfruttare meglio le caratteristiche di alcuni interpreti, concedendo meno agli avversari.
Nella fase decisiva della stagione, però, è il 3-4-1-2 la soluzione più utilizzata. Il 3-4-1-2 rappresenta la base da cui ripartire nelle ultime cinque gare con continuità. Quando Cosmi ha provato a cambiare spartito tattico, rispolverando il 3-5-2 nel secondo tempo a Caserta, non ha registrato segnali positivi. La formazione tipo in questo sistema prevede Donnarumma in porta; Berra, Golemic, Anastasio nella linea a tre; Cabianca e Villa (o Longobardi) come quinte; De Boer e Tascone (o Capomaggio) in mediana; Ferraris come trequartista; Lescano e Ferrari in attacco. Come rivelato dalla formazione schierata nell'ultima gara di regular season, il 3-4-2-1 con Lescano punta e Molina e Ferraris alle sue spalle rappresenta un'ulteriore variante offensiva.
Il cambiamento più evidente rispetto a Raffaele riguarda la tenuta difensiva. Con Raffaele, la linea a tre non era mai compatta: i quinti si alzavano troppo, i centrali coprivano male le diagonali, e i rientri in transizione erano lenti. Cosmi ricostruisce una difesa corta, con le linee vicine, che difende alta quando può e si abbassa compatta quando è necessario. Il terzetto Berra-Golemic-Anastasio (o Matino al posto di Berra in alcuni turni) diventa riconoscibile come unità funzionante.
Il dato più eloquente: nelle prime settimane di gestione Cosmi, la Salernitana subisce tre gol in cinque partite. Nel 5-2 di Potenza che ha rappresentato l'eccezione negativa più grave del ciclo Cosmi, lo stesso allenatore ha dichiarato: "Avevamo subito tre gol in cinque partite; invece oggi la difesa si è sciolta. Abbiamo commesso errori grossolani. Avevamo tre assenze importanti in difesa ma non rappresentano un alibi." La responsabilizzazione diretta , nessuna scusa strutturale, nessun alibi collettivo, è la firma manageriale di Cosmi.
I playoff: la continuità del pragmatismo
Raffaele non ha saputo adattare il piano gara quando la sua proposta è diventata leggibile per gli avversari, e non ha avuto la forza gestionale per ristabilire l'ordine interno quando il morale è crollato.
Cosmi non ha portato calcio spettacolare. Ha portato ordine. La differenza tra i due si misura soprattutto in una dimensione che nei numeri di fine giornata non appare direttamente: la capacità di far stare la squadra in partita nei momenti sporchi, nei secondi tempi scomodi, nella gestione del doppio risultato. È calcio da Serie C autentica, non da salotto televisivo.
Il test finale, i playoff con il Ravenna e auguriamoci i prossimi incontri, diranno se quel pragmatismo è sufficiente per tornare in Serie B. Ma il confronto tra i due allenatori restituisce già un verdetto abbastanza netto: Raffaele ha fallito non perché avesse un'idea sbagliata, ma perché non ha avuto gli strumenti, mentali, tattici e carismatici, per portarla a compimento quando le cose si complicavano.
Cosmi ha fatto quello che i buoni allenatori di esperienza sanno fare: ha tolto le ambiguità e ha reso la squadra difficile da battere. In Serie C, è già un risultato.
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