Il Ravenna si presenta al doppio confronto con la Salernitana nel miglior momento della propria stagione e con numeri che impongono grande attenzione. La formazione romagnola arriva infatti ai playoff dopo cinque vittorie consecutive in campionato e ha confermato il proprio valore anche nella sfida col Cittadella, ribaltata due volte nell’arco dei centottanta minuti. Emblematica soprattutto la gara del “Tombolato”, con i giallorossi sotto di due reti e poi a un passo dal 2-3 nel finale. Segnali chiari di una squadra in salute dal punto di vista atletico, serena mentalmente e costruita con elementi di qualità, esperienza e fisicità.

Il Ravenna ha però cambiato volto nel corso della stagione con il passaggio da Marchionni a Mandorlini. Il primo aveva dato alla squadra un’identità più offensiva e orientata soprattutto alla qualità e al possesso mentre con l’arrivo dell’ex tecnico del Verona i giallorossi sono diventati più concreti, fisici e pragmatici. Meno ricerca della giocata estetica e molta più attenzione agli equilibri, all’intensità e alle seconde palle. Un cambiamento che, numeri alla mano, ha dato risultati importanti e che ha consentito ai romagnoli di arrivare ai playoff nel pieno della maturità. Proprio la presenza di Mandorlini rappresenterà inevitabilmente uno dei temi principali della doppia sfida.

All’Arechi, infatti, è facile immaginare un’accoglienza tutt’altro che calorosa per l’allenatore giallorosso, protagonista nel 2011 della dolorosa finale playoff che vide il Verona eliminare la Salernitana. Una pagina rimasta ancora apertissima nella memoria dei tifosi granata e accompagnata da episodi che fecero discutere parecchio. Alla vigilia della partita Mandorlini pronunciò dichiarazioni considerate offensive e fuori luogo da gran parte dell’ambiente salernitano, facendo riferimento alla necessità di avere “un arbitro equo” e sostenendo che le società virtuose meritassero maggiore considerazione rispetto a quelle con evidenti difficoltà. Una frase che accese ulteriormente il clima. In quella finale il Verona vinse anche grazie a due rigori, mentre i granata chiusero la gara in inferiorità numerica con diversi diffidati ammoniti. Ma non fu soltanto il campo ad alimentare le polemiche. Durante la festa promozione degli scaligeri fece molto rumore anche il coro “Ti amo terrone”, episodio che contribuì a incrinare definitivamente il rapporto tra Mandorlini e buona parte della tifoseria del Sud Italia.

L’allenatore lasciò l’Arechi quella sera con una lieve ferita al volto dopo un tentativo d’aggressione da parte di alcuni tesserati granata e addetti ai lavori, in un clima di tensione altissima culminato anche con il rifiuto della stampa locale di partecipare alla conferenza stampa post partita. Negli anni successivi Mandorlini è stato spesso contestato in diversi stadi, non solo meridionali. Celebre quanto accaduto a Nocera Inferiore quando rifiutò una maglietta con la scritta “Benvenuti al Sud” consegnatagli da un bimbo, gesto che provocò fischi e ulteriori polemiche. Anche per questo la sfida tra Salernitana e Ravenna avrà inevitabilmente un sapore particolare, carico di tensione, ricordi e motivazioni extra che vanno ben oltre il semplice risultato sportivo. Lo riporta Luca Esposito su 'La Città'.

Sezione: Primo Piano / Data: Ven 15 maggio 2026 alle 11:00
Autore: Lorenzo Portanova
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Caporedattore dal 2023