Maggio 2026. La Salernitana è ancora viva, seppur con il fiato corto e i nervi tesi. Il passaggio del turno contro la Casertana non è stato per cuori deboli: dopo il successo dell’andata a Caserta (2-3), i granata hanno rischiato il tracollo davanti agli oltre 18.000 dell'Arechi. Sotto di un gol (firmato da Heinz) e salvati dai riflessi di un monumentale Donnarumma su Butic, i ragazzi di Cosmi hanno trovato la forza di reagire solo nel finale grazie al guizzo di Achik. L’1-1 finale sancisce il passaggio del turno, ma lascia in eredità la consapevolezza di una squadra che, nel bene e nel male, non sa gestire i ritmi, capace di esaltarsi e smarrirsi nello spazio di pochi minuti. Il sorteggio di Sky ha emesso il suo verdetto: il prossimo avversario sulla strada verso la B è il Ravenna. Una sfida dal sapore antico, ma con un'insidia tattica e psicologica enorme. Il Ravenna di Andrea Mandorlini approda ai quarti di finale come testa di serie, il che significa che i giallorossi avranno il vantaggio del miglior piazzamento in caso di parità complessiva. Per la Salernitana, la missione è chiara: vincere a Salerno il 17 maggio. In Romagna, il 20 maggio, i granata non potranno contare sui due risultati su tre. Mandorlini ha già dichiarato che "l'Arechi è un campo difficile", ma dietro la sua consueta diplomazia si cela l'uomo che, meglio di chiunque altro, sa come disinnescare la passione di Salerno. Il nome di Andrea Mandorlini evoca ricordi amari, quasi traumatici, per il popolo granata.
Bisogna tornare al giugno 2011, finale playoff per la Serie B. Allora, Mandorlini sedeva sulla panchina dell'Hellas Verona. L'atteggiamento del tecnico fu ritenuto provocatorio nei confronti della panchina e dei dirigenti granata nella gara di andata. Lo stesso atteggiamento non mutò all'Arechi e in sala stampa ci furono degli scontri che coinvolsero l'allenatore e alcuni giornalisti locali. I cori nella festa della promozione a Verona completarono l'opera. Cosa che ancora oggi non è andata mai giù ai tifosi della Salernitana. L'andata al Bentegodi finì 2-0 per gli scaligeri (doppietta di Nicola Ferrari), un risultato che mise la Salernitana con le spalle al muro. Il ritorno all'Arechi: Fu una battaglia epica. Il rigore di Carrus accese la speranza, ma il muro difensivo eretto da Mandorlini resse l'urto per 90 minuti di fuoco. Il fischio finale premiò il Verona e segnò l'inizio di uno dei periodi più bui della storia granata, culminato nel fallimento di quella stessa estate. Oggi, 15 anni dopo, il destino rimette Mandorlini sulla strada di una Salernitana che cerca di risalire la china. Le possibilità di passare il turno dipendono dalla capacità di Serse Cosmi di ritrovare solidità difensiva.
Se contro la Casertana le sbavature sono state compensate dal talento individuale, contro una squadra organizzata come il Ravenna ogni errore sarà fatale. Importante sarà il fattore psicologico: Salerno deve trasformare la "sete di vendetta" sportiva contro Mandorlini in spinta propulsiva, evitando che diventi ansia da prestazione. Ferrari potrebbe essere l'uomo decisivo. L'attaccante granata sarà il perno centrale per scardinare la difesa giallorossa, che ha mostrato qualche crepa nel pareggio in rimonta contro il Cittadella. Senza il vantaggio della classifica, la Salernitana dovrà essere cinica. Segnare all'Arechi è un obbligo morale, non solo tattico. La storia chiama, il passato ritorna. Ma questa volta, l'Arechi non vuole essere teatro di una festa altrui. È il momento di chiudere i conti con i fantasmi di Verona e riprendersi il futuro. Anche per dedicare la qualificazione al turno successivo al compianto Nicola Salerno, l'amato ds molto legato alla piazza salernitana che mai digerí quella eliminazione. Sarebbe bello dedicargli la vittoria. A chi ci chiede se la Salernitana può farcela, rispondiamo con il solito, ostinato ottimismo granata: non sarà facile, ma proprio per questo è possibile.
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