E’ vero che nel calcio nessuno rassegna le dimissioni e tutti legittimamente tutelano i propri  interessi professionali ed economici, ma c’è un momento in cui bisogna prendere atto d’aver fallito e di aver commesso una serie di errori inenarrabili. Se si va in conferenza stampa litigando con i giornalisti, ammettendo di non essere lucidi e attaccando l’allenatore e la squadra, è evidente che Daniele Faggiano sia in difficoltà e che debba rassegnare le dimissioni senza perdere un altro minuto di tempo. In estate ha sbagliato molti giocatori, puntando su una guida tecnica che non ha mai vinto un campionato di terza serie.

Durante la stagione ha fatto una serie di dichiarazioni inopportune, continuando a difendere l’indifendibile senza spiegare come mai la squadra prendesse sistematicamente gol e avesse limiti tecnici e numerici in tutti i reparti. In inverno, senza l’intervento di Iervolino, si era incartato su trattative virtualmente concluse e ha chiuso la sessione invernale con la partenza di quel Liguori atteso un mese e mezzo e l’arrivo di Antonucci che aveva bisogno di una ventina di giorni di tempo per trovare una condizione fisica accettabile. E, dopo lo show di Cava dei Tirreni che raramente si vede a livello professionistico, era evidente avesse perso la proverbiale bussola oltre alla fiducia della proprietà che non ha assecondato il suo desiderio di cambiare allenatore andando avanti con Raffaele. Delegittimato, sfiduciato, con la squadra che ha trasformato quella lite col mister non nello scossone che serviva, ma in un’altra performance mortificante per il pubblico dell’Arechi.

Ci aspettiamo che sia licenziato o che abbia il buonsenso di fare un passo indietro, visto che il licenziamento del tecnico è un’altra sconfitta a lui addebitabile. A Catania non lo sta rimpiangendo nessuno e Pastore ha allestito un organico di altissimo livello, unico a tener testa al Benevento e con panchinari allo stesso livello dei titolari. Non c’è altro da aggiungere. Quanto a Raffaele, lo abbiamo difeso fin quando è stato possibile ma oggi la situazione non  è più sostenibile e, in questo caso, ha ragione Faggiano: la Salernitana non ha mai giocato bene, tutti gli avversari hanno mostrato maggiore organizzazione, c’è un chiaro problema di gestione del gruppo e aver gettato subito nella mischia i nuovi senza dare merito ai “vecchi” dopo un buon girone d’andata ha rappresentato la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Brava persona, professionista serio ma, dopo Catania, ha confermato di non essere ancora pronto per la grande piazza, laddove vincere è obbligo e non opzione. A questo punto però Iervolino, artefice assieme a Milan di un triennio disastroso, deve dare un segnale: prendere un allenatore in base all’ingaggio sarebbe l’ennesimo affronto sportivo nei confronti della piazza, occorrerebbe puntare su un mister di spessore e che, se andasse male quest’anno, sarebbe pronto a programmare il futuro da giugno in avanti.

Di tempo ne è stato perso troppo, oggi sugli spalti erano presenti poco più di 3000 spettatori (al netto dei dati ufficiali) e non si può far finta di nulla ignorando lo stato d’animo della piazza. Raffaele e Faggiano hanno fallito. Non è un reato, fa parte del gioco. Ora, però, si abbia la forza di voltare pagina, di ammettere l’ennesimo sbaglio e di lavorare sin da domani mattina per essere protagonisti e non semplice comparsa nei playoff. Il Pescara dell’anno scorso conferma che si può coronare un sogno anche senza essere i favoriti e senza passare dalla porta principale. Ma bisogna fare presto: si sta regalando un intero girone di ritorno alle avversarie ed è fortemente a rischio anche il terzo posto.

Sezione: Editoriale / Data: Lun 23 febbraio 2026 alle 00:00
Autore: Luca Esposito / Twitter: @lucesp75
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Direttore Responsabile dal 2017
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