Certe giornate restano addosso per sempre. Perchè il primo goal tra i professionisti non è una rete come le altre: è un confine che si supera, un ricordo che si incide nella memoria, una porta spalancata sul futuro. Luca Boncori se lo porterà dentro a lungo il pomeriggio di Trapani, quello in cui la sua firma ha consegnato alla Salernitana una vittoria pesante, costruita con sofferenza, reazione e personalità. E alla fine, più ancora del goal, a colpire sono state la lucidità e la maturità con cui il giovane attaccante granata ha raccontato emozioni, difficoltà e ambizioni. Parole semplici, ma dense. Dentro c’è tutto: la gioia personale, certo, ma anche il senso del collettivo, la riconoscenza verso l'allenatore e il bisogno di condividere un traguardo atteso a lungo con chi gli è stato vicino. Per un classe 2006, trovare una simile lucidità nel giorno della prima volta è già un segnale importante.

Ma Boncori non si è fermato lì. Perchè il suo pomeriggio speciale ha avuto anche un forte valore simbolico, legato al legame con il mondo granata e con la sua gente. "Oggi indossavo una maglietta per il Siberiano, sono passati 16 anni dalla sua scomparsa e sono contento di aver dedicato la vittoria alla curva. I tifosi ci spronano ogni settimana, noi pretendiamo sempre da noi stessi e ci dispiace quando non diamo quello che si meritano", ha ricordato nel post gara. Boncori non racconta il calcio come una storia individuale, ma come una costruzione collettiva. Ringrazia il portiere per l’intervento decisivo, sottolinea il peso dell’assist di Ferrari, riconosce l’importanza dei consigli ricevuti da "El Loco" nel suo percorso di crescita.  Ed è proprio qui che il racconto del suo goal si salda con quello della Salernitana.

Perchè la rete di Trapani non rappresenta soltanto la gioia personale di un ragazzo al primo squillo tra i grandi, ma si inserisce dentro un percorso che i granata vogliono chiudere in crescendo, con l’obiettivo di presentarsi ai play-off con brillantezza atletica, fiducia e convinzione. Ma soprattutto un monito per una società, a prescindere da chi sia al comando, che negli ultimi anni si è fatta sfuggire preziose pepite: da Edoardo Iannoni (per quanto non prodotto del vivaio) fino a Francesco Nunziata passando per lo stesso salernitano doc Gerardo Fusco. Un segnale che il settore giovanile non può essere relegato a mero cantiere mai completato ma ad un bacino, come ai vecchi tempi di Aliberti ed i primi di Lombardi, da cui attingere, curare, sviluppare e adeguare a realtà come Benevento che del vivaio hanno fatto vanto e fortune. Il talento non manca ma non va disperso.

Sezione: Editoriale / Data: Mer 15 aprile 2026 alle 00:00
Autore: Davide Maddaluno / Twitter: @DavideMaddalun1
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Davide Maddaluno
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