Quella che doveva essere una giornata da serenata, da slancio verso il podio, si è trasformata invece nell’ennesima fotografia di una stagione storta, confusa, piena di limiti che ormai non si possono più nascondere. La Salernitana cade senza praticamente tirare in porta, incapace di costruire una sola occasione degna di questo nome, e lo fa nel momento più importante, contro un Benevento che ha dimostrato in maniera netta quanto sia ampio il divario tra una squadra costruita per vincere e una che, invece, vive di equivoci tecnici e scelte discutibili. È stata una prestazione sbagliata sotto tutti i punti di vista: mentale, tecnico, tattico. La squadra appare scarica, nervosa, senza idee. E quando succede questo, non può essere solo colpa dei calciatori. Anche le scelte dell’allenatore lasciano più di qualche perplessità: cambiare ancora uomini, ruoli, riferimenti in una fase così delicata della stagione è un rischio che la Salernitana non può permettersi. E la sensazione è che si continui a navigare a vista, senza una direzione chiara. Poi ci sono le scelte individuali, che pesano come macigni. Riproporre ancora elementi che hanno dimostrato di non essere all’altezza della categoria – e qui il riferimento è evidente – significa ostinarsi su errori già visti, già pagati. Non è questione di accanimento, ma di lucidità: in Serie C serve altro, serve concretezza, serve qualità, serve personalità. E questa squadra, oggi, non ha nulla di tutto questo. Così diventa inevitabile allargare il discorso. Perché fino a un certo punto si può parlare di alibi, ma poi bisogna guardare in faccia la realtà.
La proprietà paga profumatamente un gruppo che, salvo poche eccezioni, non è all’altezza della situazione. E allora le responsabilità diventano chiare: al di là di Danilo Iervolino, che può anche scegliere a fine stagione di fare valutazioni profonde, l’artefice principale di questa squadra è Daniele Faggiano. È lui che ha costruito questo organico, è lui che a gennaio ha ritenuto non necessario intervenire quando era evidente a tutti che servivano rinforzi, è lui che ha consegnato a questa piazza una squadra incompleta, nervosa, incapace di competere con le prime della classe. Il campo oggi ha dato un verdetto netto: il Benevento è di un’altra categoria, non solo per classifica ma per struttura, organizzazione, qualità. La Salernitana, invece, è una squadra che fatica, che si smarrisce, che non riesce mai a dare la sensazione di poter cambiare marcia. E questo è il fallimento più grande. Anche la scelta di Serse Cosmi, con tutto il rispetto per la carriera e il carisma, non sta portando i risultati sperati. La Serie C è un campionato particolare, sporco, fatto di dettagli e conoscenza profonda della categoria.
Continuare a fare esperimenti, a cambiare assetto, a non dare certezze alla squadra rischia di essere controproducente. E i numeri, ma soprattutto le prestazioni, dicono che la Salernitana ha fatto un passo indietro rispetto alla gestione di Giuseppe Raffaele. Ora il rischio è concreto: scivolare ulteriormente in classifica e compromettere anche il percorso playoff. Le prossime tre partite saranno decisive, ma la sensazione è che questa squadra, così com’è, faccia fatica anche solo a reggere l’urto emotivo e tecnico di quel tipo di sfide. Ed è questo il rammarico più grande: una Salernitana irriconoscibile, lontana anni luce da quella che avrebbe dovuto essere, costruita per ambire a ben altri traguardi e invece costretta a inseguire, a giustificarsi, a sperare. A questo punto gli alibi finiscono. Restano i fatti, e i fatti raccontano di un progetto sbagliato, di scelte discutibili e di una squadra che, oggi, non è all’altezza della propria storia né delle ambizioni dichiarate. E allora, senza più alibi e senza più giri di parole, bisogna avere il coraggio di dire le cose come stanno: questa classifica non è casuale, non è figlia della sfortuna o degli episodi, ma il risultato di scelte precise. E per questo, direttore, grazie. Grazie per aver regalato alla Salernitana questa classifica, lontana anni luce da quelle che erano le ambizioni dichiarate.
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