Tanto tuonò che piovve. Come ampiamente prevedibile Giuseppe Raffaele paga per tutti e viene esonerato, conferma del fatto che la fiducia a termine sia una delle più grandi sciocchezze del calcio italiano. Perché se metti in discussione la guida tecnica per un mese e mezzo di fila è chiaro che, per il licenziamento, sia soltanto questione di tempo. E di tempo questa società ne ha perso tanto. Nel 2023-04, a -2 dalla salvezza e dopo la vittoria di Verona che apriva nuovi orizzonti, si pensò bene di assumere di nuovo Sabatini che, come prima cosa, contestò pubblicamente quel Pippo Inzaghi che oggi rappresenta un grande rimpianto, propinandoci nel tempo Liverani, Boateng a fine carriera, l’impalpabile Weismann e “campioni” del calibro di Pasalidis, Pellegrino e Vignato. Nemmeno la scorsa stagione ha insegnato nulla, visto che si tenne in sella Breda (non ce ne voglia lo storico capitano) dopo la sconfitta di Pisa e la figuraccia di Carrara fidandosi di quel Valentini che certo non migliorò la rosa già debole costruita da Petrachi. Fosse arrivato prima Marino o avessero tenuto Martusciello, forse oggi staremmo parlando d’altro. E’ evidente che, alla base, manchi una programmazione seria e, soprattutto, ambiziosa. Intendiamoci: l’esonero di Raffaele era sacrosanto, anche chi lo ha difeso a spada tratta ritenendo stesse andando già oltre ogni aspettativa si è arreso all’evidenza dei fatti ritenendo che l’involuzione fosse totale e che ormai avesse perso il polso dello spogliatoio. Ma il problema è sempre alla base. Una squadra che vuole vincere il campionato (appunto: volevano vincerlo?) non può partire per il ritiro con una decina di calciatori e un manipolo di giovani di belle speranze, pur con l’alibi di dover anzitutto cedere chi negli anni ha guadagnato tanto facendo solo danni sportivi alla nostra squadra del cuore.
Ma pensare che Knezovic, un Primavera del Sassuolo, e un giocatore normalissimo come Liguori abbiano dovuto attendere 20 giorni prima di poter fare allenamento perché bisognava piazzare Njoh (non certo il più pagato) era già un segnale d’allarme. Senza dimenticare che la Salernitana è stata prima per tre mesi con Coppolaro, Ubani, Quirini, Frascatore, Matino, Anastasio, Donnarumma, Capomaggio, Tascone e Varone. Paragoniamo questo organico a quello di Catania e Benevento e rendiamoci conto che oltre il terzo posto non si poteva andare. A gennaio qualcosa di meglio è stato fatto, ma Arena e Berra non hanno risolto i problemi della retroguardia, il centrocampo è rimasto lacunoso tecnicamente e numericamente e solo l’ “effetto-striscioni” ha spinto Iervolino, dopo due anni al risparmio, a mettere mano al portafoglio assicurandosi le prestazioni di Lescano pur con un contratto di tre stagioni e mezzo a cifre importanti per un calciatore non più giovanissimo e che, in caso di benaugurato salto di categoria, rappresenterebbe un “problema” di natura anche economica visto che in B ha dimostrato di non essere determinante. Ad ogni modo, pur ribadendo che Raffaele andava esonerato, possiamo dire che la scelta del successore non convince in pieno. Non tanto per il valore di Cosmi che, ci auguriamo, sarà sergente di ferro in grado di mettere ordine nello spogliatoio attraverso regole rigide e tolleranza zero nei confronti di chi in campo entra svogliato e con la testa altrove.
Sia chiaro: nessuno strappo con la precedente guida tecnica giustifica atteggiamenti irrispettosi nei confronti della società che paga e dei tifosi che seguono. In alcuni casi verrebbe da augurare che taluni vengano tenuti ai margini fino a giugno. Tuttavia – tornando a Cosmi – non ci meraviglia sia stato scelto un professionista valido, ma fermo da anni, reduce da qualche esperienza negativa (retrocessione col Venezia, esonero a Perugia, è andata male anche in Croazia), che non ha avanzato grosse pretese economiche e che si sia accontentato di un quadrimestrale. Si poteva dare un segnale diverso alla piazza costruendo sin da oggi con il nuovo mister un progetto almeno biennale, con due mesi per prepararsi fisicamente, tatticamente e mentalmente ai playoff lavorando contestualmente in prospettiva futura per una grande Salernitana in caso di malaugurata permanenza in terza serie. Invece, con Cosmi “a tempo” e Faggiano in discussione, il rischio è di ritrovarsi a partire da zero per l’ennesima volta e l’Arechi deserto è cartina al tornasole di quanto la gente non creda più in questa società. Una chiosa sulla conferenza stampa del neo allenatore; l'impressione è stata ottima. Una sua riflessione in particolare ci ha colpito: "In una parola è racchiusa la mia mentalità ed è quello che pretenderò da ogni singolo calciatore. Chi non capisce il momento e quanto sia privilegiato a indossare la maglia granata non gioca. La gente ora non è soddisfatta e lo esprime con forza, ma questo è sinonimo di un amore incondizionato". Eventuali "franchi tiratori" dell'ex Raffaele sono avvertiti. Buon lavoro, Mr. Cosmi!
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