C'è qualcosa nella storia di Danilo Iervolino e la Salernitana che ci ricorda il film "il deserto dei tartari"" dove gli ufficiali della Fortezza Bastiani scrutano l'orizzonte in attesa di un nemico o di un evento che non arrivava mai.
E intanto la stagione gira, il campionato di Serie C corre, e il patron granata, quello che doveva già essere un ex, si ritrova ancora lì, telefono in mano, avvocati in attesa, a fare il conto alla rovescia di un'uscita che somiglia ogni giorno di più a una rientrata.
La storia, in soldoni, è questa: Iervolino avrebbe ceduto la Salernitana a Cristiano Rufini per la cifra simbolica di 1 euro, con tanto di clausola da 6 milioni in caso di promozione in Serie B. Carte firmate, preliminare sottoscritto, studio notarile prenotato a Roma. Sembrava fatta. Poi, come da copione granata, è arrivato l'intoppo.
Rufini ha proposto di coprire le somme richieste con azioni di sua proprietà. Iervolino ha detto no. Il nodo erano le garanzie economiche: Rufini voleva aspettare il via libera della FIGC per versare il capitale, Iervolino voleva i soldi sul tavolo subito. L'appuntamento dal notaio è saltato. Poi, colpo di scena nel colpo di scena: Rufini sarebbe ora pronto a versare in liquidità il primo aumento di capitale da 1,25 milioni, con la firma attesa tra il 16 e il 20 aprile.
Respirate. Ma non troppo. Perché nel frattempo Iervolino, che di mestiere fa l'imprenditore delle comunicazioni ha rotto il silenzio con una dichiarazione al Corriere dello Sport degna di un politico in campagna elettorale: "Cederei la Salernitana senza debiti e con cassa positiva, a chiunque è solido ed a chiunque la popolazione o l'amministrazione locale vuole che io la dia, purché abbia un progetto serio e duraturo. Solo per amore di Salerno."
Solo per amore di Salerno. Si potrebbe ricamarci sopra un vessillo da issare all'Arechi.
Ma c'è di più. Mentre la trattativa con Rufini balla sul filo, Iervolino si è già guardato intorno: colloquio esplorativo con l'imprenditore Giovanni Lombardi, mentre persone vicine al patron spingono per Andrea Langella, già presidente della Juve Stabia. Una corsa a tre, dunque. Un'asta silenziosa per un club in Serie C che ha perso due categorie in due anni.
E qui sta il paradosso che merita di essere raccontato senza sconti.
Iervolino è un imprenditore che ha comprato un club di calcio con entusiasmo sincero e competenze settoriali insufficienti, ha speso cifre importanti, ha sbagliato quasi tutto nel campo delle scelte tecniche, e adesso, con una doppia retrocessione sulle spalle e il peso di una piazza esigente come quella campana, vuole passare il testimone. Legittimo. Sacrosanto, persino.
Il problema è che anche nell'uscita si vedono tutti i limiti dell'entrata: nessuna strategia chiara, troppa improvvisazione, trattative gestite con i nervi a fior di pelle. L'avvocato Fimmanò aveva portato proposte di acquisto già due mesi fa, ma Iervolino non le aveva prese in considerazione. Adesso, con il campionato in dirittura d'arrivo e i playoff all'orizzonte, si tratta in emergenza su un tavolo che scotta.
Nel frattempo, i tifosi della Salernitana, quelli che hanno sottoscritto 5.289 abbonamenti in Serie C, più che nella stagione precedente in Serie B, assistono allo spettacolo con una pazienza che rasenta la trascendenza. Amano questo club con una fedeltà che non ha nulla a che vedere con i risultati, con i presidenti, con le categorie. L amano e basta, come si amano le cose irrazionali e indispensabili.
E forse è proprio per questo che Iervolino fa fatica ad andarsene davvero. Non perché voglia restare, è chiarissimo che non lo vuole, ma perché cedere una cosa amata da così tante persone a qualcuno di cui non ti fidi abbastanza è più complicato di quanto sembrino le carte di un rogito notarile.
Il problema, però, è che l'attesa ha un costo. Lo paga la squadra, che si prepara al derby con il Benevento capolista con una società in pieno limbo. Lo paga Cosmi, che allena senza sapere chi firmerà i contratti la prossima estate. Lo pagano i tifosi, che comprano biglietti, pochi, stavolta: meno di 1.500 in prevendita per il derby, in un clima di sospensione che deprime anche l'entusiasmo più granitico.
Iervolino vuole andarsene. Rufini vuole arrivare. La FIGC valuta. Gli avvocati fatturano. Il 20 aprile si avvicina come una scadenza fiscale.
E la Salernitana aspetta. Come sempre fa. Con quella pazienza di chi ha imparato, a forza di anni, che i presidenti passano. La maglia granata resta.
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