C'è una domanda che continua a ronzarmi nella mente: la Salernitana ha deluso perché la rosa è mediocre, oppure perché un sistema di gioco confusionario, una gestione caotica delle formazioni e un continuo stravolgimento dei ruoli hanno finito per spegnere anche i calciatori più motivati? Oggi, contro il Catania, potremmo finalmente avere una prima risposta.
La partita contro gli etnei non sarà una passeggiata, questo è fuori discussione. Il Catania è una corazzata costruita per dominare il girone, con una rosa profonda, un'identità tattica riconoscibile e la fame di chi vuole tornare ai piani alti del calcio italiano. Nessuno si aspetta tre punti con un colpo di bacchetta magica. Eppure, proprio la difficoltà dell'avversario rende questo appuntamento straordinariamente rivelatore.
Perché quando giochi contro una grande, i nodi vengono al pettine. Non puoi nasconderti. Non puoi galleggiare nell'anonimato di una prestazione tiepida. O scendi in campo con gli attributi, oppure la differenza tecnica ti travolge nel giro di venti minuti, come già avvenuto nella partita di andata.
Ed è proprio qui che risiede il valore diagnostico di questa partita. Nei mesi scorsi abbiamo assistito a uno spettacolo sconcertante: calciatori spostati di ruolo freneticamente, undici titolari che cambiavano ogni settimana senza una logica apparente, schemi che si contraddicevano a vicenda. Il risultato era una squadra che sembrava non sapere mai cosa fare con il pallone tra i piedi, priva di automatismi, di certezze, di quella fiducia che si costruisce solo attraverso la ripetizione e la chiarezza. Uno spogliatoio, a quanto si mormora, tutt'altro che sereno. Un gruppo che faticava a riconoscersi in un progetto comune.
Ora la situazione è cambiata. E allora osserviamo. Guardiamo, soprattutto, i volti. L'atteggiamento. La voglia di battersi su ogni pallone, di non mollare quando la partita si fa dura, di credere ancora che valga la pena dare tutto per questa maglia.
Le due campagne acquisti sono state criticate, spesso ferocemente. Ma la storia del calcio è piena di rose considerate mediocri che, nelle mani giuste, hanno fatto cose straordinarie (ricordate come era ridotta la Salernitana all'arrivo di Sousa?). E di rose talentuose che, se mal gestite, si sono dissolte nel nulla.
Personalmente voglio essere ottimista. Sono convinto che i calciatori granata abbiano qualcosa da dire, e che oggi lo diranno ad alta voce. Che quella contro il Catania può diventare la partita della riscossa, della chiarezza, del riscatto. Non chiediamo necessariamente la vittoria, chiediamo la verità. E siamo pronti a giurare che sarà una verità positiva.
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