Intervistato ai microfoni di TuttoSalernitana, l’ex difensore di Benevento, Lecce e Frosinone Fabio Lucioni analizza senza giri di parole la stagione della Salernitana, tra errori di programmazione, limiti della rosa e prospettive playoff. Lucioni, cosa pensa degli interventi sul mercato di gennaio? “Quando una società interviene tanto a gennaio vuol dire che ha sbagliato molto prima. Io credo che un’idea vada portata avanti fino in fondo. È chiaro che col senno di poi si poteva fare meglio, ma questi cambiamenti così profondi sono spesso il segnale di una pianificazione non perfetta”.

Quali sono, secondo lei, le principali lacune della Salernitana?

“Mancano esterni capaci di saltare l’uomo, giocatori di qualità e soprattutto elementi che sappiano leggere le partite senza dover aspettare sempre le indicazioni dell’allenatore. Per tanto tempo sono venute meno anche personalità importanti come Golemic e Inglese. Una piazza come Salerno avrebbe avuto bisogno di gente più pronta”. Dopo due retrocessioni, cosa si aspettava? “Era d’obbligo lottare fino alla fine per la promozione diretta. Invece spesso si è avuto l’impressione che mancasse qualcosa a livello di continuità e mentalità”.

Sulla fase difensiva si è discusso molto: dove nascono i problemi?

“Da giocatore ho imparato che i gol subiti sono responsabilità di tutta la squadra. Se il centrocampo fa filtro, i difensori lavorano meglio, quasi con la sigaretta in bocca. È un discorso collettivo, come per gli attaccanti: se non arrivano palloni giocabili, è difficile segnare con continuità”.

Quanto conta oggi la duttilità nel calcio moderno?

“Moltissimo. Lo ha detto anche Luis Enrique: il calcio del futuro richiede giocatori capaci di interpretare più ruoli. Servono dinamismo e capacità di adattarsi ai momenti. Nel girone C, poi, serve una gamba diversa rispetto agli altri, cosa che la Salernitana non ha mostrato”.

Che idea si è fatto del gioco espresso dai granata?

“Onestamente non ricordo partite in cui la Salernitana abbia impressionato per qualità di gioco. Spesso si è vinto con episodi: un rigore, una giocata individuale, un gol all’ultimo secondo”.

Sul derby e sul Benevento promosso?

“Hanno meritato. Anche a Salerno hanno dominato. Sembravano guidare una Ferrari: decidevano loro quando accelerare o gestire. Grande merito anche dell’allenatore e del lavoro di Auteri sulla preparazione”.

Playoff: la Salernitana è davvero favorita?

“Sì, sulla carta è tra le principali candidate, ma se non arrivasse almeno in finale sarebbe un fallimento. Ci sono squadre organizzate come Ravenna, Ascoli o Brescia, oltre a Catania e Cosenza che hanno organici importanti. E poi c’è il fattore pressione”.

Quanto pesa il pubblico dell’Arechi?

“È un’arma a doppio taglio. Ti dà tantissimo, ma se non hai personalità può toglierti qualcosa. Serve carattere per reggere certe aspettative”.

A livello individuale chi l’ha delusa di più?

“Non parlerei solo di singoli, il problema è collettivo. Però mi aspettavo di più da Capomaggio, che mi è sembrato in difficoltà. In mezzo al campo serve un leader vero, uno che trascini gli altri. E la perdita di Berra è stata pesante”.

Un pensiero finale sulla guida tecnica?

Cosmi è una grande persona, ma forse serviva fin dall’inizio un allenatore diverso, capace di dare qualcosa in più anche in termini di punti. Una piazza come Salerno ha bisogno di una guida forte, anche dal punto di vista umano. Ora però ci sono i playoff: tutto è ancora possibile”.

Sezione: News / Data: Sab 11 aprile 2026 alle 17:30 / Fonte: la Città
Autore: Gaetano Ferraiuolo
vedi letture
Gaetano Ferraiuolo
autore
Gaetano Ferraiuolo
Caporedattore dal 2024