Nel mondo del calcio conta tantissimo affidarsi a chi il pallone lo abbia masticato in abbondanza perché la competenza e l'esperienza non sono beni acquistabili al supermarket e perché investire in chi di siffatti beni dispone ripaga nel breve e ancor di più nel medio-lungo termine. Alla conferenza stampa di presentazione del nuovo duo al vertice dell'aria tecnica della Salernitana, Petrachi-Martusciello, il nuovo ds granata disse subito che la retrocessione della Bersagliera, per come era arrivata, avrebbe lasciato in eredita' scorie pesantissime da smaltire, tali da ripercuotersi nella nuova stagione sportiva. A suggello di dette considerazioni, come loro naturale conseguenza logica, il manager leccese aggiunse che fosse per lui non avrebbe confermato nessuno della vecchia rosa caduta in serie B.
Parole sacrosante che hanno visto fornita la prova regina lunedì sera all'Arechi, dopo il succoso antipasto servito in tavola nell'amichevole di Rivisondoli con i greci del Volos, dove Lovato e Simy finirono per battibeccare con i tifosi che inveivano loro contro. Nella prima di coppa Italia nel principe degli stadi è esplosa forte l' ira e la contestazione della piazza contro Boulaye Dia, bersagliato da fischi e lazzi prima e da insulti pesanti e qualche bottiglietta nel prosieguo del match. Come una pentola a pressione la curva, ma non solo, ha vomitato addosso al senegalese quanto aveva sullo stomaco, dopo un anno di contrasti e di rospi ingoiati. Dia, nella serata tricolore, ha messo in mostra all'Arechi il meglio ed il peggio di se stesso, come se avesse voluto riavvolgere il nastro e accomiatarsi con tutto il repertorio in bella mostra.
Un giocatore che ha indubbiamente numeri importanti e qualità non da poco, per incidere in serie A e fare sfracelli in cadetteria, ma anche un atleta che come uomo ha dimostrato di ben poco valere e meritare. Non sono ammissibili atteggiamenti di provocazione infantile, quanto stolta, al pubblico che gli infligge sacrosanti fischi: tutto Dia avrebbe dovuto fare tranne che il fenomeno (da baraccone) all'Arechi, visti i danni seminato e quanto nullo sia stato il suo apporto e l'attaccamento dimostrato alla causa granata. Fare bene e risultare decisivo nella serata agostana suonerebbe ancora più beffardo e confermerebbe i rimpianti per ciò che avrebbe potuto essere e per sua colpa non è stato. La storia e il finale li ha scritti e voluti Dia, aggiungendo al primo capitolo, fatto di goal, successi ed elevazione a idolo della piazza campana, ulteriori capitoli fatti di polemiche, multe, defezioni e " forse" (vedremo come finirà la vicenda in arbitrato) gran rifiuti, e per ciò tutto non può che fare " mea culpa".
Lunedì sera il gran rifiuto non vi è stato, anzi Dia è stato pronto a giocare e a incidere dimostrando di reggere ad un ambiente ostile, ma di ringraziarlo proprio non se ne parla. Ha fatto il suo dovere ben pagato e la reazione a contrarietà e contestazione, giunta in coppa, sarebbe dovuta arrivare ben prima ,allorquando avrebbe potuto, con reti, assist e buone prestazioni, contribuire a salvare la Salernitana da una retrocessione grave e mortificante. Della discesa in B non sarebbe certo lui l'unico responsabile ma, per mezzi tecnici e peso specifico sul rendimento della squadra, ci si consenta di reputarlo, con il patron Iervolino, tra i principali artefici di essa. Siano bandite contestazioni ed azioni incivili ma, altresì, sia sempre benedetto il diritto di fischiare e disprezzare, voltandosi di spalle (mai accaduto a nostra memoria all' Arechi verso un atleta in maglia granata), chi ha deluso e tradito tanto amore ricevuto.
Non solo Dia, tuttavia, ma anche Maggiore, Bronn, Daniliuc, Valencia, per un motivo o per un altro, hanno, nell'ultima recita offerta, dimostrato di portare un bel fardello sul groppone: il contraccolpo psicologico della retrocessione. Venendo, invece, alle note positive si vedrebbe già il frutto del buon lavoro di Petrachi e Martusciello, soprattutto nel senso di una migliore e più sapiente gestione quotidiana di uno spogliatoio la cui opera di bonifica è ben avviata ed abbisogna di un completamento importante. Durante il match con lo Spezia si sarebbe avvertita aria nuova, nella reazione che ha visto vecchi e nuovi calciatori remare uniti verso la rimonta e nell' abbraccio a centrocampo durante la lotteria dei rigori decisa da due uomini della vecchia guardia, Sepe prima e Bradaric poi. Plauso convinto, ordunque, al nuovo corso, sperando, consentitecelo, che il mosaico si completi con le ultime partenze, ( oggi sia a proposito benedetta l'ufficialità della cessione al Lecce di Lassana Coulibaly) e con il cambio di proprietà, per uno Iervolino che, come Dia, avrebbe fatto di tutto per perdere il favore del popolo granata e meritarsi una più sonora contestazione della piazza.
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