Prosegue il tour di presentazioni del libro di Andrea De Simone “Novanta minuti e una vita intera” Dopo il viaggio tra i clubs granata della nostra provincia, e dell’intera penisola italiana, il volume “Novanta minuti e una vita intera” di Andrea De Simone, già Senatore della Repubblica, sociologo, Presidente del Club Parlamento granata ed amico del Salerno Club 2010, opera dedicata ai ricordi, alle emozioni e ai momenti che hanno segnato una vita scandita dalla passione per la Salernitana, stamattina ha fatto tappa all’Istituto scolastico cittadino Liceo classico Torquato Tasso
Con l’autore Andrea De Simone, in cattedra per un giorno anche il giornalista Andrea Criscuolo e il leader della Curva Sud Marco Mancini. Ci sono mattine in cui una scuola smette di essere solo un luogo di studio e diventa qualcosa di più: uno spazio di emozioni, di racconti, di appartenenza. È quello che è accaduto al liceo "Tasso" di Salerno, dove il libro “Novanta minuti e una vita intera” ha trasformato un’aula magna piena di studenti in una piccola tribuna dell’anima. Le ragazze e i ragazzi, accompagnati dai loro insegnanti e dalle giornaliste Concita De Luca e Barbara Cangiano, hanno vissuto un incontro che è stato molto più di una semplice presentazione.
È stato un dialogo vero, intenso, capace di intrecciare sport, cultura e identità cittadina. Ad aprire la giornata sono stati i saluti della dirigente Ida Lenza, della professoressa Ester Cafarelli e della dottoressa Nunzia Soglia, figlia dell’indimenticabile Peppino Soglia. Parole di accoglienza che hanno preparato il terreno a un confronto ricco di significato. Poi la parola è passata all’autore, Andrea De Simone, presentato dal giornalista Andrea Criscuolo, che ha guidato con sensibilità e ritmo il dibattito. De Simone non ha parlato soltanto di calcio: ha raccontato storie, sentimenti, memorie. Perché il calcio, a Salerno, non è solo uno sport. È un linguaggio che attraversa generazioni.
Accanto a lui è intervenuto anche Marco Mancini, leader della Curva Sud, portando la voce di chi vive lo stadio come una casa. Il suo intervento è stato tra i più apprezzati dagli studenti. «Noi siamo Salerno – ha detto – e portiamo in curva e in giro per l’Italia la nostra identità e la nostra storia. Siamo oltre la categoria, perché la passione non conosce categorie». Parole semplici, ma potenti.
Parole che raccontano cosa significhi davvero essere tifosi: non solo esultare nelle vittorie, ma restare quando le cose si fanno difficili. Mancini ha lanciato anche un invito chiaro: portare sempre più spesso questi incontri nelle scuole. Perché la passione, come ogni valore autentico, ha bisogno di essere trasmessa. Ha bisogno di trovare occhi giovani pronti ad ascoltare e cuori pronti a custodirla. Durante l’incontro molti studenti hanno letto alcuni passaggi del libro, trasformando la presentazione in un dialogo vivo con l’autore. Ne è nato un confronto autentico, fatto di domande, curiosità e riflessioni.
Si è parlato di appartenenza, di passione, ma anche di responsabilità. Del rifiuto della violenza e del rispetto per gli avversari, valori che dovrebbero essere il vero cuore dello sport. Andrea De Simone ha ricordato come il calcio, spesso considerato soltanto un gioco, sia stato in realtà raccontato e interpretato da grandi uomini di cultura. Poeti e intellettuali come Umberto Saba e Pier Paolo Pasolini hanno scritto di calcio riconoscendone la forza narrativa e simbolica. E poi c’è Salerno, con uno dei suoi figli più illustri: Alfonso Gatto.
Per il poeta, la Salernitana era “femmina e popolana”, amata visceralmente dal suo popolo, parte viva del tessuto sociale della città. Una definizione che racchiude perfettamente il legame tra la squadra e la sua gente. Perché a Salerno il calcio non è solo novanta minuti. È memoria collettiva. È identità. È il racconto di una comunità che si riconosce nei propri colori. Alla fine dell’incontro, De Simone ha voluto lasciare un segno concreto della giornata donando alcune copie del libro alla biblioteca dell’istituto. Un gesto simbolico ma significativo: quelle pagine resteranno lì, pronte ad essere sfogliate da altri studenti, da altre generazioni.
Il messaggio più forte emerso dall’incontro è stato forse questo: a Salerno il calcio è un linguaggio dell’anima. La Salernitana è una bandiera che la città continua a stringere tra le mani, nelle vittorie come nelle sconfitte. Anche nei momenti più difficili, come quelli che la squadra sta attraversando in questa stagione, il legame tra la squadra e la sua tifoseria non si spezza. Perché certe passioni non dipendono dalla classifica. Vivono dentro le persone. E, proprio come le storie più belle, continuano a essere raccontate.
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