DONNARUMMA 6
Si presenta al derby con l'aria da custode di museo che sa già che non ci sarà molta roba da proteggere. Un paio d'uscite a vuoto che avrebbero fatto venire i capelli bianchi anche a Casillas, poi però si ricorda che è pagato per questo mestiere e mette una pezza. Sul rigore di Salvemini: mani sui fianchi, sguardo rassegnato, la stessa espressione del pizzaiolo quando vede che l'impasto è lievitato male ma ormai è troppo tardi per tornare indietro. Viene trafitto solo dal dischetto: è il suo modo per sentirsi ancora utile.
BERRA 6,5 (poi Matino 5)
Nella prima mezz'ora è l'unico granata che sembra aver letto il contratto e si comporta di conseguenza. Vince duelli, copre, si mette di traverso come un portiere di discoteca deciso a non far entrare Salvemini. Poi si infortuna, e quando lui esce la difesa inizia a ballare la tarantella sannita. Non è un caso: è la metafora della Salernitana intera, che funziona finché non si fa male qualcosa, evento puntuale come le tasse di aprile. Dal 45' Matino entra con la faccia di chi sa già com'andrà a finire ma ci prova lo stesso, come il medico di famiglia che arriva a visitarti quando sei già al terzo giorno di febbre.
GOLEMIC 5,5
Prima parte da gladiatore slavo: Salvemini lo incontra e riparte con meno entusiasmo di un turista che ha trovato il mare mosso. Nella ripresa però il gladiatore si stanca, si siede sull'elmo e lascia che gli avversari prendano le iniziative. Non sempre ben posizionato è un eufemismo elegante per dire che a volte sembra che stia giocando a calcio con la mappa sbagliata, tipo navigatore che ti porta in autostrada quando volevi la statale panoramica.
ANASTASIO 5,5 (poi Boncori sv)
Copia e incolla di Golemic, ma almeno ci mette quella cattiveria agonistica da zio al pranzo di Pasqua che discute di calcio: convinto, forse un po' fuori tema, ma ci crede davvero. Peccato che la cattiveria senza qualità sia come il peperoncino sui biscotti: un'idea interessante in teoria, devastante nella pratica. Dall'85' Boncori entra con la stessa rilevanza narrativa di un comprimario nel finale di un film già deciso: presente sulla carta, invisibile agli occhi.
VILLA 4,5
Il voto è generoso come un nonno che regala ancora i soldi alle feste anche se il nipote ha quarant'anni e un mutuo. Da novembre in poi Villa ha trovato il modo di peggiorare sistematicamente ogni domenica, con la costanza di un abbonamento in scadenza che non sai quando arriverà il momento peggiore. Male in fase difensiva come un guardiano notturno che si è addormentato sul più bello, male in impostazione come un traduttore automatico dal serbo al napoletano. Eppure tutti continuavano a sopravvalutarlo, noi per primi. La speranza è l'ultimo a morire, dicono. Alla Salernitana muore prima del fischio d'inizio.
QUIRINI 4 — Il Protagonista Involontario
Eccolo qui, l'uomo della serata. Non nel senso buono, ovviamente. Riproposto titolare nonostante una stagione intera trascorsa a raccogliere insufficienze come fossero figurine Panini, Quirini decide di regalare al Benevento il biglietto per la Serie B con un fallo di mano che persino i bambini del settore giovanile avrebbero evitato con un minimo di attenzione. Il braccio largo in area come un penaltymaker professionista, come se avesse letto il regolamento al contrario e pensasse che alzare il braccio in area sia un gesto tecnico apprezzato dalla giuria. Salvemini ringrazia, il Benevento festeggia, l'Arechi ammutolisce. Quirini contempla l'esistenza.
TASCONE 5
Corre per due in interdizione, il che sarebbe un merito se poi non lo mandassero a giocare largo trasformandolo in un giocatore che non sa bene né dove andare né cosa fare, come un turista con Google Maps scarico in una città che non conosce. Contiene abbastanza bene Maita nella prima parte, poi Cosmi lo sposta e lui diventa un mediano spaesato, con errori tecnici che si accumulano come debiti a fine mese. Ha fatto del suo meglio. Il problema è che il suo meglio oggi non bastava.
DI VICO 5 (poi De Boer 5)
Ha personalità da vendere, peccato che la personalità in una partita del genere sia come avere un Ferrari senza benzina: bella da vedere, inutile per arrivare a destinazione. Gestisce la palla con una certa sicurezza, si assume responsabilità, poi nella ripresa la lucidità cala come la temperatura a Salerno in novembre: all'improvviso, senza preavviso. Dal 75' De Boer entra e prova a fare qualcosa nel finale, arriva persino a sollecitare Vannucchi. Un colpo di coda che ricorda quei film dell'orrore dove il mostro si muove quando pensi che sia finita: un sussulto di vita che però non cambia il finale.
CARRIERO 5 (poi Antonucci 4,5)
Prende un giallo e rischia il rosso per proteste che avrebbero fatto arrossire anche Mourinho nei suoi anni d'oro. Quando deve dettare i tempi della manovra si trasforma nel metronomo rotto che tutti temiamo: lento, scolastico, con quella tendenza al palleggio orizzontale che ricorda le discussioni di condominio, girano in tondo e non arrivano mai da nessuna parte. Dal 72' Antonucci entra e riesce nell'impresa non da poco di sembrare anche peggio di chi lo precedeva, confermando che il problema non è il singolo giocatore ma il copione che devono seguire.
LESCANO 4,5
Non gli arriva una palla degna di questo nome per tutta la partita, e sull'unico cross decente arriva in ritardo come chi sente il treno fischiare mentre è ancora in coda alla macchinetta del caffè. Vaga per il campo con l'aria perplessa di chi è arrivato alla festa sbagliata: tutti fanno cose che non capisce, nessuno gli passa il pallone, e lui cammina in circolo sperando che qualcosa cambi. Bravo sicuramente, ma Lescano non è il tipo che si inventa la giocata dal nulla: ha bisogno di rifornimenti, e oggi la benzina non è arrivata. Come il resto della squadra, del resto.
ACHIK 5
L'unico che predica nel deserto con una certa convinzione, l'unico che crea qualcosa che assomiglia ad apprensione nella difesa giallorossa, anche se 'apprensione' è forse una parola grossa per quello che ha prodotto. Si danna l'anima, corre, sgomita, ci mette tutto l'impegno del mondo. Purtroppo Cosmi sembra impegnato sistematicamente a depotenziarlo, come un giardiniere che innaffia le piante sbagliando secchio. Achik meriterebbe un contesto migliore, o almeno una squadra che giochi per lui ogni tanto.
COSMI 4
Qualcuno diceva che la rosa fosse di livello superiore a quanto stesse esprimendo. Oggi anche quei qualcuno tacciono, perché guardare questa Salernitana fa capire che il problema non è la rosa: è il giardiniere. Squadra senza idee, senza grinta, scarica, demotivata, con la fase fisica di un ufficio postale il giovedì pomeriggio d'agosto. Un solo tiro in porta nel derby casalingo contro la capolista che festeggia la B sotto i nostri occhi: è come organizzare una festa a sorpresa e dimenticarsi di invitare l'ospite d'onore. Perché Boncori a fine partita? Perché Villa ancora titolare? Sono domande filosofiche che rimarranno senza risposta, come il senso della vita e il motivo per cui la coda in cui ti metti è sempre quella che non si muove.
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