C'è una frase che Serse Cosmi ha pronunciato quasi in sordina nei suoi primissimi giorni sulla panchina granata, e che in pochi hanno davvero preso sul serio: "Chi non ha dedizione totale alla causa non giocherà mai." Sembrava la solita dichiarazione ad effetto del tecnico appena arrivato, quella che ogni allenatore recita come un rituale di insediamento. Invece era un programma.Cosmi non guarda al passato recente, ma alla risposta che riceve in settimana. È questa la chiave per capire un uomo che, in meno di tre settimane, ha già ribaltato logiche e gerarchie che sembravano consolidate. Non per capriccio, non per voglia di lasciare il segno a tutti i costi, ma perché in un momento così delicato della stagione le scelte coraggiose sono l'unico antidoto alla mediocrità che ci ha portati fin qui.
Prendete il caso di Ferraris. L'Arechi lo ha applaudito, e ora si attende la sua rinascita. Un giocatore che per mesi è rimasto ai margini, definito più adatto ad agire da seconda punta "pura" rispetto ad altri elementi della rosa , e che improvvisamente viene rimesso al centro del progetto. Stesso discorso per De Boer. In caso di centrocampo a tre, De Boer viene visto come la soluzione per aumentare qualità e palleggio. Un giocatore che fino all'arrivo di Cosmi era poco considerato e che adesso si ritrova a essere una pedina concreta negli schemi del tecnico umbro. Per la trasferta di Crotone, il progetto sembra essere un centrocampo con Gyabuaa, De Boer e un terzo interprete , segno che queste non sono scommesse ma valutazioni ponderate, costruite giorno dopo giorno sul campo di allenamento. Il punto non è se Ferraris o De Boer diventeranno i salvatori della patria. Il punto è il metodo. In un ambiente che negli ultimi anni ha premiato la continuità a prescindere dai risultati titolari fissi anche quando sbagliavano tutto, gerarchie immodificabili anche davanti all'evidenza, Cosmi ha avuto il coraggio di dire che nessuno ha il posto assicurato. Dopo le prime partite da allenatore della Salernitana, ha dichiarato che adesso ha le idee più chiare, e quella chiarezza si traduce in una cosa sola: gioca chi merita.
E' una rivoluzione silenziosa, questa. Non quella dei proclami e delle conferenze stampa ad alta tensione, ma quella che si costruisce nelle doppie sedute al Mary Rosy, nelle partitelle a porte chiuse all'Arechi, nelle conversazioni individuali con i giocatori. Cosmi continua a torchiare la sua Salernitana alla ricerca dell'undici base, perché sa che i playoff non aspettano nessuno e che il margine di errore è quasi pari a zero. C''è chi obietterà che è presto per esultare, che qualche vittoria non cambia la sostanza di una stagione fallimentare, che un tecnico bravo è quello che porta la squadra in Serie B, non quello che sceglie bene la formazione. Ed è tutto vero. Ma il calcio non si gioca solo sulla classifica finale: si gioca anche sul modo in cui si arriva lì. E un gruppo che crede nelle proprie gerarchie, che sa di poter giocare se si allena bene, che non ha alibi da accampare né protezioni garantite, è un gruppo che nei playoff, quella mattanza in cui tutto può succedere, può diventare pericoloso per chiunque.
Cosmi non ha chiesto il permesso per fare le proprie scelte. Non ha bisogno di essere affiancato da un tutor in panchina. E forse è esattamente quello di cui questa squadra aveva bisogno.
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