Alla fine tutto si è concluso con la proverbiale bolla di sapone. E ci meravigliamo di chi si meraviglia. Senza voler fare i conti in tasca a nessuno e ritenendo Rufini un professionista valido e serio nel settore di pertinenza, era piuttosto evidente che le parti fossero troppo distanti e che una trattativa non potesse basarsi sul “pagherò se andiamo in B, se andiamo in A o se la cedo”. Restiamo fortemente convinti che un’operazione seria sia destinata a concretizzarsi soltanto se la firma dal notaio precede le dichiarazioni pubbliche sui giornali o le chiacchierate private con i media utili a spiegare quale sarà il progetto sportivo. Un progetto che, stando a quanto filtra, sarebbe stato caratterizzato da un anno di assestamento, di investimenti contenuti con annessa valorizzazione dei giovani e qualche rescissione con i – pochi – big dell’organico. Piano però ad applaudire Iervolino indicandolo come salvatore della patria. Il suo dietrofront non cela nessun atto d’amore per la tifoseria: al contrario non avrebbe né firmato un preliminare alla vigilia della decisiva trasferta di Crotone, né vissuto con tale distacco emotivo le vicende di una squadra che si trova in C, con bilanci appesantiti e pochi introiti esclusivamente per una sua responsabilità. Iervolino ha incassato però l’affetto e il sostegno di chi, dopo averlo civilmente contestato, ha deciso di fare un passo indietro pur di rasserenare il clima a ridosso degli spareggi. Un atto di intelligenza da parte della curva e dei club dopo il quale ci aspetteremmo un gesto altrettanto rispettoso del proprietario.
Domenica, ad esempio, si va a Foggia e il clima che attenderà la Salernitana sarà estremamente ostile. La presenza del patron darebbe maggiore serenità alla squadra e allo staff tecnico che, negli ultimi tre mesi, si sono ritrovati al fianco soltanto il factotum Pagano che, andando oltre i propri compiti, ha garantito presenza e appoggio costante lavorando dietro le quinte per ricucire strappi interni ed esterni. Il presidente Milan (altro dirigente che ha disatteso una marea di promesse) invece si è defilato e vive la Salernitana con un distacco che non giustifica il lauto stipendio percepito da 4 anni per ogni mese: altra delusione di un percorso partito sotto i migliori auspici e che ora ci vede galleggiare in C ed esultare per aver battuto nientemeno che il Picerno agguantando quel terzo posto che era meno che obiettivo minimo. Insomma, la speranza è che la mossa della proprietà non sia stata strategica. Sia per attirare personaggi realmente interessati e finanziariamente forti (con annessa “frecciata” all’imprenditoria locale e all’amministrazione comunale), sia per distogliere l’attenzione dal campo laddove continuiamo a vedere calciatori nella stragrande maggioranza dei casi modesti e che farebbero fatica a trovare spazio anche in realtà che lottano per non retrocedere.
Insomma, caro Iervolino. Lei ha fatto e disfatto, lei ci ha portato in C, lei ha fatto promesse, lei si è circondato di chi poi ha acuito il suo malcontento facendole metaforicamente gettare milioni dalla finestra, lei per due volte in due anni ha deciso di cedere ritardando la programmazione futura e affidandosi a direttori sportivi (Petrachi, Valentini, Faggiano, lo stesso Sabatini) che certo non erano il top per una piazza che si era fidata e che oggi le ha teso la mano per amore della Salernitana e non per interessi. E se proprio vuole andar via sarebbe obbligo morale lasciarla dove è stata presa. Perché lei l’ha acquistata per una cifra minima introitando da subito decine di milioni, in un Arechi carico d’entusiasmo e con un parco giocatori composto da gente che ora fa la Champions. Il suo subentrante, invece, cosa troverebbe? Incassi zero, organico da rifare completamente, stadio vuoto, categoria senza entrate, settore giovanile lacunoso, nessuna struttura di proprietà e una gestione onerosissima. Non sarebbe più semplice incontrare tifosi e stampa (anche giornalisti che pongono domande un tantino più scomode), spiegare cosa sia successo dalla famosa serata di Piazza della Concordia e provare a ripartire? Salerno ha fatto la sua parte, con 12-13mila tifosi in casa fino a febbraio e 1500/2000 fuori nonostante divieti e restrizioni. Cosa deve dimostrare più il popolo del cavalluccio per farle capire che meritiamo di più? Vada a Foggia, riprenda a fare il presidente. Che lo stadio sarà chiuso, ma l’accoglienza tutt’altro che amichevole.
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