C'è una domanda che i tifosi granata si stanno facendo alla vigilia dei playoff: quale concreta speranza di rimettere piede in Serie B abbiamo?
La risposta, paradossalmente, sta proprio nei difetti. Ma andiamo con ordine.
Un campionato da dimenticare
La Salernitana ha attraversato questa stagione come un malato cronico che rifiuta la diagnosi. Retrocessa dalla Serie B, i granata sono piombati in Serie C come una big spaesata, con un organico costruito male e una società in permanente stato di agitazione. La squadra ha subito tanti gol, costruito pochissimo in avanti, con un centrocampo lento e compassato e tanti calciatori in evidente involuzione. I granata si sono ritrovati con la peggior difesa tra le squadre di vertice del girone C, un primato negativo che pesa nell'economia della stagione.
Il tourbillon di formazioni è stato la costante più riconoscibile. Capomaggio è stato considerato un titolare inamovibile pur raccogliendo voti bassissimi, Ferraris era finito inspiegabilmente tra le riserve, Villa è diventato lontano parente dell'esterno propositivo ammirato fino a novembre. Ogni settimana una formazione diversa, ogni partita un rebus tattico. Ballottaggi aperti in ogni reparto, incognite sul modulo iniziale: i dubbi di formazione sono diventati la normalità nella gestione granata.
Sul fronte societario, il caos è stato conclamato. Iervolino si è defilato sperando di cedere il pacchetto azionario, Milan ha ricoperto la carica di presidente rimanendo totalmente assente sul territorio, e Pagano è stato l'unico del club a seguire davvero la squadra, casa e trasferta, pur senza l'esperienza necessaria per gestire momenti delicati in uno spogliatoio sempre meno compatto. Uno scenario con un presidente ricco che vuole andarsene e acquirenti che latitano.
E in panchina, nemmeno la continuità: a febbraio Giuseppe Raffaele è stato sollevato dall'incarico (ed è stato un bene) e Serse Cosmi è stato nominato nuovo allenatore della Salernitana, dopo quattro anni lontano dal calcio italiano. Un tecnico di grande esperienza chiamato a salvare i playoff, con un contratto in scadenza a giugno e la sensazione diffusa di essere arrivato su una nave senza capitano.
Il paradosso: tutti questi difetti potrebbero essere la carta vincente
Eppure, eccoci qui. La Salernitana ha raggiunto matematicamente la qualificazione ai playoff.
Il tridente offensivo messo in campo da Serse Cosmi nelle ultime due partite ha dato i suoi frutti: più presenza offensiva, maggiore pressione sugli avversari e soprattutto più soluzioni negli ultimi metri. Nelle ultime due gare sono andati a segno quattro attaccanti diversi, segno di una manovra meno prevedibile. È un segnale piccolo, forse, ma in un contesto dove tutto sembrava grigio e stagnante, vale quanto un'alba. Al di là dei numeri, la squadra sembra aver ritrovato identità e spirito in un finale di stagione così delicato: e questo può pesare quantoe più delle statistiche.
I limiti della Salernitana come scuola di resilienza
Fermiamoci un attimo a ragionare su questo. I playoff non li vince necessariamente la squadra più forte o quella che ha giocato meglio durante il campionato. Li vince chi sa soffrire, chi sa ribaltare situazioni avverse, chi ha imparato a sopravvivere. E in questo, la Salernitana ha fatto un corso di laurea.
Una squadra che per mesi ha cominciato le partite malissimo e le ha recuperate per il rotto della cuffia ha sviluppato, quasi senza volerlo, una cultura della reazione. Non è pianificazione tattica: è istinto di sopravvivenza. Ogni rimonta, ogni pareggio strappato all'ultimo respiro, ogni vittoria tirata fuori dal nulla ha cementato nello spogliatoio qualcosa che non si trova in nessun manuale di coaching: la certezza di non essere mai definitivamente morti.
L'assenza di un undici titolare fisso, che ha tormentato i tifosi per tutta la stagione, nei playoff potrebbe diventare la migliore arma tattica a disposizione di Cosmi. Gli avversari non sanno cosa aspettarsi. Non c'è uno schema consolidato da studiare, un undici da preparare sulla lavagna. Il 3-5-2 non è una soluzione messa definitivamente in soffitta: garantirebbe maggiore copertura contro avversari che partono forte, mentre il tridente resta il grimaldello offensivo. Una squadra imprevedibile per costrizione può diventare una squadra imprevedibile per vocazione.
Le concorrenti hanno già sparato le cartucce
C'è poi il fattore avversari, che non va sottovalutato. Le squadre che sulla carta sembrano più attrezzate per questo finale di stagione arrivano agli spareggi con le gambe pesanti e la testa appesantita dalle aspettative. Il Catania, dominatore del girone per gran parte del campionato, ha addirittura cambiato allenatore nelle settimane finali. Il Cosenza, tallonando il terzo posto per mesi, arriva con il fiato corto di chi ha inseguito senza mai raggiungere.
La Salernitana, invece, non ha nulla da perdere se non un treno che in pochi credevano potesse ancora passare. E chi non ha niente da perdere, spesso, è il più pericoloso.
Il calcio premia chi non si arrende
I playoff di Serie C sono un torneo a eliminazione diretta, dove una notte magica può valere una stagione intera. E in quella notte magica, potrebbe contare più la cattiveria agonistica costruita in mesi di sofferenza che non le belle triangolazioni di chi ha dominato il girone da settembre.
La Salernitana è viva. Forse non lo merita, secondo i canoni del calcio romantico. Ma i playoff, care anime belle, non si giocano su un campo di bellezza. Si giocano su un prato verde, di notte, con i nervi a fior di pelle e la voglia di urlare al mondo che si esiste ancora.
L'Arechi aspetta fiducioso mentre noi incrociamo le dita perché questo è il momento!
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