Chi vi scrive passa spesso per difensore del tecnico Giuseppe Raffaele e, al netto di quello che sarà il contenuto di quest’editoriale, l’idea non cambia. Non per partito preso o per simpatie personali (non ho nessun rapporto con il mister, ci siamo sentiti forse una volta nella nostra vita tramite messaggio per scambiare gli auguri natalizi), ma perché resto fortemente convinto che nemmeno il più grande stratega avrebbe fatto meglio di lui con una rosa “normale” e incompleta come quella della Salernitana. Raffaele è stato in vetta per 15 giornate con Donnarumma, Anastasio, Matino, Coppolaro, Frascatore, Ubani, Quirini, Knezovic e Tascone, a oggi ha vinto la metà delle partite giocate primeggiando per rendimento in campo esterno senza aver quasi mai avuto a disposizione il miglior difensore della squadra (Cabianca) e il bomber-capitano (Inglese).
Se aggiungiamo l’obbligo di lavorare in ritiro con una rosa completamente stravolta, con tanti musi lunghi in attesa di cessione e due “uomini di mondo” che bocciavano gli “uomini di campo” ad agosto dimenticando che Maggiore fosse squalificato, allora possiamo dire che essere terzi alle spalle di due organici obiettivamente ritenuti superiori da tutti gli addetti ai lavori è il massimo che si potesse fare. A meno che davvero non pensiate che, con l’avvento del Tesser o del Pagliuca di turno, improvvisamente Tascone diventerà un mediano di altissimo livello e Longobardi indovinerà tutti i cross.
La verità è che quelle cinque vittorie consecutive in avvio di stagione avevano illuso i più distratti, lasciando credere che la società avesse allestito una grande squadra e che, alla lunga, si potesse andare in B direttamente dimenticando che il Benevento si permetteva il lusso di tenere in panchina Tumminello (ritenuto “inutile” da parte della società granata quando lanciava segnali in direzione Salerno) e che il Catania sta giocando senza Aloi, Cicerelli e altri titolarissimi da mesi garantendo lo stesso rendimento. A margine di questa lunga premessa aggiungo che, purtroppo, il recente disastroso passato non ha insegnato praticamente nulla alla stragrande maggioranza dell’ambiente. Puntare il dito sull’allenatore di turno significa dimenticare che i principali responsabili dei due anni e mezzo peggiori della storia hanno il nome di Danilo Iervolino e Maurizio Milan, con Pagano che era partito bene e che poi ci ha messo del suo con alcuni post sui social che andavano assolutamente evitati per tempistica e contenuti. Insomma, se si cambiano dieci allenatori, cinque direttori sportivi e duecento calciatori può venire il dubbio ai fans di Iervolino che il problema sia a monte e che, forse, tutta questa volontà di vincere non c’era?
In fondo l’errore (se di errore vogliamo parlare) sta alla base: se punti alla B diretta vai su una guida tecnica d’esperienza, che questo campionato e questo girone lo abbia già vinto, ricordando che le pressioni di Salerno sono totalmente diverse da quelle di Cerignola. Ciò detto, andiamo però al tema dell’editoriale che – ribadisco – sembrerà in controtendenza con quanto sempre affermato. Senza giri di parole: il mancato esonero di Raffaele è un errore clamoroso, inspiegabile e grave della proprietà. Ormai il primo posto è andato (salvo miracoli ed esclusioni altrui), il secondo appare distante e tutto sommato si può difendere il terzo posto senza grossi patemi d’animo. Con una squadra scarica, spenta, che in parte non lo segue più, un direttore sportivo che ha cambiato idea “scaricandolo” dopo Cava e un contesto ambientale totalmente ostile, era doveroso lanciare un segnale e far capire che nessuno ha intenzione di trascinarsi fino ad aprile sperando nell’impresa nei playoff.
L’unico modo per dare una scossa e far intendere che non si lascerà nulla di intentato era – ahinoi – affidarsi a una nuova guida tecnica. La Salernitana, è un dato di fatto, non è mai migliorata nel corso dei mesi. Maggior equilibrio difensivo, certamente, ma il gioco è monotematico, prevedibile, ripetitivo, al punto che tutti gli avversari fanno sempre un’ottima figura a cospetto della Bersagliera. Averne vinte 12 su 14 di misura, anche quando si era in 11 contro 9, non è che la conferma dell’incapacità di essere dominanti e se a ciò aggiungiamo il pari col Giugliano, la figuraccia di Siracusa, la doppia sconfitta col Cerignola e l’1-1 di Cava il quadro è completo. Rivedibile anche la gestione del gruppo. E’ vero che chi sta giocando meno non ha alcuna argomentazione tecnica per lamentarsi delle panchine collezionate, ma che segnale si dà allo spogliatoio se va fuori chi lavora da agosto a favore di chi ha svolto un allenamento e mezzo?
E vedere Varone far così bene a Gubbio, Ubani segnare a Cava e Coppolaro che si avvia a vincere il campionato con l’Arezzo qualche interrogativo lo lascia in eredità. Ribadiamo: Raffaele è un’ottima persona, un professionista serissimo, un bravo allenatore, ha fatto tutto quello che poteva con questa rosa e c’è tanto di suo nei 50 punti conquistati. Ma in questo clima di confusione, caos, scaricabarile, silenzi assordanti e involuzioni costanti era necessario scuotere l’intero ambiente con una figura autorevole, esperta, in modalità sergente di ferro che rialzasse la squadra fisicamente e mentalmente preparandola sin da oggi ai playoff. A oggi questa Salernitana è ferma, in involuzione, nessun singolo è migliorato da agosto a oggi e, anzi, assistiamo a crolli fisici e tecnici del tutto inspiegabili.
Questo continuo trascinarsi non è un imparare dagli errori – come veline e amanuensi affermano sotto dettato dall’alto – ma reiterare. Probabilmente anche perché un altro tecnico costa ed è meglio – nella migliore delle ipotesi – rischiare di “bruciare” chi guida la Primavera.
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