La Salernitana finalmente si prende una notte bella, piena, meritata. Una di quelle serate che riconciliano con il calcio, con l’Arechi e con una stagione vissuta troppo spesso tra sofferenze, rimpianti e paure. Il 2-0 al Ravenna, nell’andata dei quarti di finale playoff, è un risultato prezioso ma forse perfino stretto per quanto visto soprattutto nel primo tempo, probabilmente il migliore dell’anno e dell’intero campionato granata. Era da tempo che non si vedevano tante azioni da gol, tanta presenza nella metà campo avversaria, tanta voglia di aggredire la partita. La Salernitana ha giocato con intensità, coraggio e qualità, mettendo subito il Ravenna alle corde. Se i granata avessero chiuso i primi quarantacinque minuti sul 3-0 non avrebbero rubato nulla. Anzi, avrebbero semplicemente raccolto quanto prodotto. Poi, come spesso accade, nella ripresa c’è stato quel quarto d’ora regalato agli avversari. Il Ravenna ha preso coraggio, ha provato ad alzarsi, ha intuito che lo 0-0 poteva ancora tenerlo dentro la partita. Sono stati minuti in cui la Salernitana ha abbassato il baricentro e ha lasciato qualche iniziativa di troppo. Ma stavolta la squadra non si è smarrita. Ha saputo soffrire, ha saputo aspettare e poi è venuta fuori con la giocata dei singoli e con la forza del gruppo.
Achik è entrato e ha spaccato la partita, confermando ancora una volta quel soprannome di “spaccapartite” che ormai gli calza a pennello. Ma sarebbe riduttivo definirlo soltanto così, perché parliamo di un calciatore che sa essere determinante in ogni contesto: quando parte dal primo minuto, quando subentra, quando la gara va accesa o quando va indirizzata con una giocata. La sua incidenza non dipende dal minutaggio, ma dalla capacità di lasciare sempre un segno concreto sulla partita. È stato lui a dare la scossa nel momento decisivo, ma anche a trasmettere serenità e sicurezza a tutta la squadra. Da quel momento la Salernitana ha cambiato passo, ritrovando coraggio, equilibrio e maggiore convinzione nelle proprie giocate. Bene anche Lescano, ancora una volta decisivo. Non sempre si vede durante la gara, a volte sembra quasi nascondersi, non partecipa con continuità alla manovra e può dare l’impressione di essere fuori dal gioco. Però sotto porta c’è, incide, pesa. Dieci gol da quando è arrivato a febbraio sono un dato enorme, soprattutto considerando che non sempre ha giocato tantissimo. È un attaccante che magari non riempie gli occhi per novanta minuti, ma riempie il tabellino. E nei playoff questo conta più di ogni altra cosa. Poi il gol di Anastasio, difensore solo sulla carta in quell’occasione, perché la conclusione è stata da attaccante vero. Un gran gol, pesantissimo, che consente alla Salernitana di andare al Benelli di Ravenna con un vantaggio importante, ma senza la minima tentazione di sentirsi già qualificata. Restano novanta minuti durissimi, contro una squadra che in casa proverà a ribaltare tutto. Ma questa Salernitana ha le carte, le gambe, il cuore e la qualità per vincere questi playoff.
È lecito sognare. Anzi, dopo una serata così, è quasi doveroso. La squadra di Cosmi ha mandato un segnale forte a se stessa, al Ravenna e a tutte le altre concorrenti. La strada resta lunga, perché i playoff sono una trappola continua e ogni partita può cambiare il destino di una stagione. Ma il successo dell’Arechi è fondamentale per il morale, per la classifica emotiva del gruppo e per un ambiente che aveva bisogno di una notte così. Intanto dagli altri campi sono arrivati risultati che confermano quanto questa fase nazionale sia equilibrata. Brescia corsaro a Casarano con un netto 3-0, mentre Lecco-Catania e Potenza-Ascoli si sono chiuse sullo 0-0. Tutto resta aperto, tutto resta possibile, ma la Salernitana ha fatto il suo dovere e lo ha fatto nel modo migliore. Vincendo, convincendo e ritrovando quella spinta che può diventare decisiva. Una bella notizia è arrivata anche dalla tribuna, con il ritorno all’Arechi di Danilo Iervolino dopo diversi mesi di assenza. Il presidente ha portato fortuna e chissà che questa serata, per intensità, pubblico e risultato, non possa indurlo anche a cambiare idea sul futuro. La Salernitana vista contro il Ravenna ha dato una risposta importante anche sul piano dell’orgoglio e dell’appartenenza. E certe notti, a volte, possono pesare più di tante parole.
La copertina, però, va divisa con il popolo granata. La Curva Sud Siberiano ha regalato un’altra scenografia da Serie A, e non è certo la prima volta. La Luna, la S di Salerno e il pianeta Terra hanno composto un’immagine dal forte impatto visivo e simbolico. Il messaggio, probabilmente, è quello di un tifo che appartiene a un’altra dimensione, quasi a un altro pianeta rispetto alla categoria. Salerno può soffrire, cadere, rialzarsi, attraversare stagioni difficili e momenti complicati, ma la sua gente resta qualcosa di fuori scala. Un patrimonio che non si misura con la classifica, ma con la passione, la presenza e la capacità di trasformare l’Arechi in uno scenario da grande calcio. Anche stavolta i tifosi hanno risposto presente, regalando colori, voce e cuore a una squadra che aveva bisogno di sentirsi accompagnata. Ora non servono pagelle, promossi o bocciati. Non è la notte dei giudizi individuali, ma quella di un gruppo che ha meritato la vittoria, ha meritato l’abbraccio dell’Arechi e ha dimostrato di poter credere davvero nell’obiettivo. La Salernitana oggi merita la finale e la Serie B. Ma dovrà andarsela a prendere, minuto dopo minuto, a partire dagli ultimi novanta minuti del Benelli. Con rispetto per il Ravenna, ma anche con la consapevolezza di avere tutto per continuare a sognare.
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