Ancora una sconfitta, ancora all'Arechi e ancora al termine di una partita giocata palesemente non alla pari. Analizzando le statistiche la Salernitana non ha raggiunto neanche il 30% di possesso palla (26%), il minimo stagionale quasi alla pari della gara contro la Roma di inizio campionato, sempre all'Arechi. Zero tiri nello specchio su 4 totali (di cui un palo clamoroso) contro 18 tiri totali di cui 7 nello specchio (2 goal). Se poi si analizzano il numero di passaggio, vediamo come il numero di quelli conclusi dalla Salernitana, circa 200 sia stato addirittura quadruplicato da quelli conclusi dalla squadra di Allegri, circa 800. Vittoria schiacciante dunque, statistiche alla mano, che ha visto una Juventus controllare il match dal primo minuto al rigore sbagliato da Dybala, perdendo il pallino del gioco solo nei primi dieci minuti del secondo tempo, dove la reazione d'orgoglio dei granata, esplosa con il palo clamoroso di Ranieri, ha provato a rimettere in piedi una gara davvero complicata.

Eppur vero che le assenze erano tante, da una parte e dall'altra, ma soprattutto in casa granata hanno pesato e come, vista la pochezza di alternative e la scarsità di qualità. Con le assenze di Kastanos e Ribery, nessuno aveva nei piedi le qualità per creare la manovra offensiva, tranne Bonazzoli costretto infatti per larghi tratti della partita ad abbassarsi in mezzo al campo per cercare di smuovere un pò le acque.
Detto questo andiamo sul modulo: Colantuono sceglie un iniziale 4-4-2 con doppi binari formati da esterni: da un lato, quello destro, Veseli (che nasce come centrale) con Kechrida, dall'altro, Ranieri con Zortea. E' infatti la corsia di sinistra quella più interessante e dalla quale si prova a ragionare, specie quando Zortea stringe e cerca il dialogo proprio con Bonazzoli. Durante la gara Colantuono, dopo la rete subita, capisce che il modulo non porta a nulla di buono in fase offensiva e muta le linee: si passa cosi ad un 5-3-2, camuffato da 3-5-2, con Veseli nei tre dietro, Ranieri a sinistra e Zortea a destra, e Kechrida come mezzala di centrocampo, rilevato successivamente da Schiavone. Il modulo porta appunto ad inizio secondo tempo qualche spunto, come il cross di Veseli sul quale Schiavone liscia al centro area e lascia spazio a Ranieri, bravo ad inserirsi ed a colpire, ma sfortunato sull'esito.
Allegri invece conferma la vigilia e sceglie un camaleontico 4-3-3 che all'occorrenza si trasformava in un 4-4-2 con Kulusevski che si allargava a destra e Bernardeschi a sinistra, chiamando le sovrapposizioni di Cuadrado e Pellegrini, o un 4-2-3-1, con Dybala che arretrava dietro Kean per dialogare gli esterni. La mancanza di punti di riferimento dati da Dybala, bravo anche ad andare sull'esterno, ha messo ovviamente in crisi sia il duo Capezzi-Coulibaly prima, che Schiavone e Di Tacchio nella ripresa. In avanti l'evanescenza di Kean, ben ingabbiato tra Gyomber e Gagliolo, è stata spazzata via dalla rapidità di Morata, che ha letteralmente spaccato e chiuso il match: goal e rigore procurato in due occasioni, nelle quali la difesa granata è andata letteralmente in tilt.
Infine l'approccio: troppo remissivo nell'avvio di gara, coraggioso ad inizio secondo tempo, mancante dopo il secondo goal. Nel mezzo una reazione praticamente assente dopo il vantaggio iniziale di Dybala che era stato addirittura raddoppiato da Chiellini, se il Var non lo avesse giustamente annullato. Assenze si, sono da giustificare, ma la motivazione e la voglia di riscatto quelle no. La Juventus è sicuramente una squadra di un altro livello tecnico, ma quella vista a Salerno è parsa davvero lenta, soprattutto nel giropalla, e poco incisiva sottoporta. Una Salernitana in pieno organico (con Ribery, Kastanos e Coulibaly, oltre che con Strandberg e Ruggeri) avrebbe potuto sicuramente mettere maggiormente in difficoltà i bianconeri, ai quali invece è stato concesso campo ma soprattutto troppo tempo di gioco.
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