La vittoria di Crotone riporta la Salernitana sul podio e restituisce un sorriso ad una squadra che, nonostante le difficoltà, continua a dimostrare orgoglio e carattere. A decidere la gara è stato il guizzo nella ripresa di Achik, autore della rete pesantissima che ha regalato tre punti d’oro ai granata e che, complice anche la sconfitta del Cosenza, ha permesso alla squadra di riprendersi il terzo posto in classifica. Un successo importante che conferma come il gruppo sia vivo e voglia chiudere nel miglior modo possibile la stagione, ma allo stesso tempo è una vittoria che lascia inevitabilmente spazio alle riflessioni. Perché al di là dei risultati e della classifica la sensazione è che questa Salernitana sia ormai destinata ai playoff, con il rimpianto di chi sa che forse questo campionato avrebbe potuto raccontare una storia diversa.
Basta tornare indietro di qualche mese: all’inizio del girone di ritorno, proprio alla vigilia del mercato, la Salernitana aveva tre punti di vantaggio sul Benevento, un margine che lasciava immaginare un percorso differente e che invece si è progressivamente dissolto. Evidentemente qualcosa non ha funzionato, soprattutto nelle scelte legate alla programmazione e al mercato, sia estivo che invernale. Il presidente Danilo Iervolino ha comunque provato a intervenire per correggere la rotta e a gennaio sono arrivati rinforzi importanti, tra cui spicca senza dubbio Lescano, uno dei colpi più significativi: cinque gol, tre legni colpiti e diversi assist sono numeri che raccontano di un giocatore capace di incidere e di fare la differenza.
Del resto è giusto ricordarlo: se il presidente non avesse voluto continuare a investire, probabilmente non avrebbe fatto operazioni di questo tipo, né avrebbe sostenuto una rosa con un monte ingaggi che sfiora gli otto milioni di euro. Ed è proprio da qui che nasce una riflessione più ampia, perché è vero che la gestione Iervolino è stata segnata anche da momenti difficili: la Salernitana è passata dalla Serie A alla Serie B, dopo due salvezze nella massima serie, fino alla doppia retrocessione che ha inevitabilmente lasciato delusione e amarezza. Ma allo stesso tempo non si può dimenticare che il presidente, da quando ha rilevato il club per circa dieci milioni di euro, ha investito – secondo le stime – quasi duecento milioni in quattro anni, numeri importanti che raccontano comunque di un impegno economico significativo.
Il vero rammarico, semmai, riguarda alcune scelte nelle persone di cui il presidente si è circondato: in più di un’occasione Iervolino ha puntato su collaboratori che, col senno di poi, non hanno aiutato la società come ci si sarebbe aspettati ed è probabilmente anche da lì che nascono molte delle difficoltà vissute negli ultimi anni. Oggi però il tema che più agita la mente dei tifosi non è la classifica né il campo, ma il futuro della società: le voci su una possibile cessione si fanno sempre più insistenti e si parla di un’intesa che il presidente avrebbe trovato con Rufini per il passaggio di proprietà, una prospettiva che, se confermata, aprirebbe inevitabilmente una nuova fase nella storia della Salernitana.
Non è semplice affrontare questo discorso perché, al di là delle critiche – e quando è stato necessario non sono mancate – bisogna anche riconoscere ciò che è stato fatto: se davvero Iervolino dovesse passare la mano, per Salerno sarebbe comunque una perdita importante. Forse l’unico vero rimprovero che gli si può muovere riguarda il rapporto con la tifoseria, il non essere mai sceso davvero in campo in prima persona, il non aver cercato un confronto diretto con la gente granata come in passato faceva Claudio Lotito andando sotto la curva, una distanza che inevitabilmente ha alimentato nel tempo un certo dissapore.
Eppure resta una convinzione: se il presidente decidesse di restare, con maggiore oculatezza e soprattutto circondandosi di persone capaci e competenti, potrebbe ancora riprendersi tutto e riportare la Salernitana su quella strada che lui stesso aveva contribuito a costruire quando prese il club. Questo è l’augurio, perché se invece la decisione di cedere dovesse essere definitiva non sarà facile voltare pagina e a chi eventualmente arriverà non si può che augurare buon lavoro e un grande in bocca al lupo. Ma una cosa è certa: al di là dei tre punti di Crotone, del podio ritrovato e dei playoff che attendono la squadra, oggi a tenere con il fiato sospeso un’intera città non è la classifica, ma il futuro della Salernitana
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