"Mi mancate e spero di tornare, seppur sotto un'altra veste". Inizia così la chiacchierata della redazione di TuttoSalernitana con Cristiano Lombardi, uno dei talenti migliori che abbia sfornato di recente il settore giovanile della Lazio e che Salerno ha potuto godersi grazie al rapporto stretto tra le due società. Inevitabilmente si parte dal suo calvario e dalle prospettive future:
"Purtroppo sono successe tante cose che mi hanno spinto ad appendere le scarpette al chiodo. Non mi sentivo più motivato, volevo respirare l'aria del calcio che conta e tutti quegli stop non mi hanno permesso di dare quanto avrei potuto. Stavo attraversando un momento d'oro prima di quell'infortunio a Verona, poi ci sono state delle ricadute e ho dovuto prendere quella che mi sembrava la decisione migliore. Devo dire che non ci sono responsabilità rispetto a quello che è successo nell'annata con la Salernitana. Fatalità, purtroppo. Ora collaboro con la Lazio, magari un giorno tornerò a Salerno sotto un'altra veste. Fare l'allenatore lì sarebbe bellissimo".
Lombardi prosegue: "Quando firmai per la Salernitana dissi testualmente di essere arrivato nel posto giusto al momento giusto. Stavo facendo veramente un ottimo campionato, era una squadra che si divertiva tantissimo e noi all'interno del gruppo sappiamo che bell'annata abbiamo vissuto. C'è il rammarico per non essere andati in serie A, ci fu lo stop forzato al campionato proprio quando iniziavamo a volare e mettevamo sotto le grandi del torneo, oltre a garantire un rendimento elevatissimo tra le mura amiche anche grazie alla spinta del pubblico. Avvertivo fiducia, aspettavano il mio ritorno per arrivare tutti insieme a giocarci la promozione attraverso i playoff. In quel caso saremmo stati i favoriti, soprattutto se avessero riaperto lo stadio".
Lombardi ricorda con piacere i suoi gol con la maglia granata e racconta alcuni retroscena: "Sono rimasto molto legato al gol in casa con il Cosenza. C'erano amici e parenti allo stadio, segnai sotto la curva e ho potuto vivere un'emozione che è difficile da spiegare. Vorrei dire ai calciatori che oggi indossano quella maglia che sono fortunati e forse non se ne accorgono. Giocare per la Salernitana, con 20000 persone che ti spingono, è un privilegio. A me manca quel tipo di emozione. Quando parlo di calcio che conta non mi riferisco a chissà cosa: mi sarebbe bastato aprire un ciclo vincente a Salerno, non oso immaginare che adrenalina mi avrebbe dato l'Arechi in A. Fui vicino al ritorno prima del cambio societario".
E' sul pubblico che Lombardi si sofferma ancora: "Essere tifoso della Salernitana è una fede, andare allo stadio non è soltanto sostenere e cantare ma è proprio un'esperienza di vita. Sugli spalti si respira proprio il cima dell'attaccamento, della partecipazione, e questo in campo lo percepisci. L'Arechi è il dodicesimo uomo davvero, quando attacchi sotto la curva incide tanto. Il fatto che oggi ci siano 20000 persone non mi sorprende affatto, anzi mi meravigliavo quando alcune volte scendevamo in campo noi con poche migliaia di spettatori. Aver accantonato la contestazione è gesto intelligente".
Lombardi chiosa così: "Non credo assolutamente che la presenza di tanti calciatori in prestito incida sulle motivazioni. E' comunque una macchia che si aggiunge ad una carriera, retrocedere a Salerno non è mica roba da poco. E poi non vedo tutti questi giocatori in scadenza o anziani che potrebbero avere già la testa altrove. Percepisco che c'è unità d'intenti in ogni componente e ora bisogna soltanto spingere al massimo per ottenere la salvezza. Io sono felice di aver indossato quella maglia, ringrazio chi ha apprezzato le mie doti tecniche ma devo dire che avere un Djuric in area è sempre un grosso vantaggio per chi crossa. Auguro il meglio alla Salernitana, lì stavo proprio bene e magari un giorno tornerò come allenatore".
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