«Malik Gibril è un ragazzo serio, con una grande voglia di imparare e migliorarsi». Parola di Valerio Bertotto, ex tecnico del Picerno, che ai nostri microfoni ha raccontato le caratteristiche del nuovo centrocampista della Salernitana, ufficializzato dal club granata nelle scorse ore. L'ex bandiera dell'Udinese, che in carriera da allenatore ha guidato Pistoiese, Bassano, Messina, Viterbese, Ascoli e Giugliano, oltre ad aver ricoperto per due anni l'incarico di tecnico delle Nazionali di Lega Pro, si è soffermato anche sulla sua ultima esperienza in Basilicata alla guida del Picerno, sulle prospettive della Salernitana e sul proprio futuro professionale, senza nascondere il desiderio di vivere un'esperienza all'estero.

A Picerno è arrivato in una situazione complicata, ma la squadra ha cambiato passo.

«Le condizioni iniziali erano sicuramente difficili. Quando una società decide di cambiare allenatore significa che ci sono dei problemi e che qualcosa non ha funzionato. Sono arrivato con grande entusiasmo e con la voglia di incidere. Da gennaio ci sono stati diversi cambiamenti anche all'interno della rosa e con i nuovi innesti abbiamo intrapreso un percorso importante».

I numeri, in effetti, le danno ragione.

«I numeri sono oggettivi e raccontano un percorso molto positivo. Da gennaio in poi abbiamo avuto una media punti da alta classifica e, se si prende in considerazione soltanto quel periodo, eravamo in piena zona playoff. Credo che ci fossero tutti i presupposti per poter continuare su quella strada e toglierci anche delle soddisfazioni».

L'interruzione del rapporto, però, è arrivata a sette giornate dalla fine. È rimasto deluso?

«Mi è dispiaciuto soprattutto per il rapporto che si era creato con il gruppo, con i ragazzi e con l'ambiente. Stavamo lavorando bene e c'era entusiasmo. Poi, nel calcio, le società fanno delle scelte e bisogna accettarle. Fa parte del nostro mestiere».

Il Picerno, però, ha raggiunto la salvezza anche grazie ai punti conquistati durante la sua gestione.

«Sì, e questo è sicuramente motivo di soddisfazione. Quando subentri in una situazione complicata il primo obiettivo è sempre quello di dare stabilità e portare la squadra verso la salvezza. Credo che il lavoro svolto abbia contribuito in maniera importante al raggiungimento dell'obiettivo».

Parliamo di Malik Djibril. Che giocatore arriva alla Salernitana?

«Un ragazzo serio, che ha grande voglia di lavorare e di migliorarsi. Quando sono arrivato a Picerno non aveva trovato tantissimo spazio, poi si è conquistato la fiducia sul campo e con me ha giocato circa ventidue partite. È uno che ascolta, che si mette a disposizione e che ha ancora ampi margini di crescita».

Alcuni tifosi si aspettavano un giocatore di maggiore esperienza e guardano con un po' di scetticismo al suo arrivo. È pronto per una piazza come Salerno?

«Questo dipenderà soprattutto da lui. La Salernitana è una piazza importante, con pressioni e aspettative elevate, ma anche con un entusiasmo che può aiutare i giovani a crescere. Djibril deve essere bravo a cogliere questa opportunità e a farsi trovare pronto. Ha le qualità per farlo, poi il campo, come sempre, darà le risposte».

Dal punto di vista tecnico e tattico, quali sono le sue caratteristiche principali?

«È un centrocampista molto fisico, ha una grande gamba e una velocità importante. All'interno della mia squadra era tra i giocatori con i migliori picchi di velocità. Può fare la mezzala, ma all'occorrenza anche l'esterno. È un giocatore duttile, capace di interpretare più ruoli e di mettere a disposizione della squadra la sua forza atletica».

Dove deve migliorare?

«Come tutti i ragazzi giovani ha ancora aspetti sui quali lavorare. Deve crescere sotto alcuni punti di vista tecnici e tattici, ma ha una predisposizione al lavoro che rappresenta un grande vantaggio. La serietà e la voglia di imparare sono aspetti fondamentali per un ragazzo della sua età».

Lei, tra l'altro, è stato vicino anche alla panchina della Salernitana.

«Sì, è vero. Ci sono stati dei contatti in passato e questo mi ha fatto molto piacere, perché significa che il lavoro che si svolge viene apprezzato. Poi nel calcio le situazioni possono cambiare rapidamente e le strade possono prendere direzioni diverse».

Che idea si è fatto della Salernitana che sta nascendo?

«Parliamo di una piazza che per storia, tradizione e seguito merita categorie superiori. Avere una base già consolidata rispetto allo scorso anno può rappresentare un vantaggio importante. La continuità di lavoro aiuta sempre e, se verranno inseriti i profili giusti, la Salernitana potrà sicuramente recitare un ruolo da protagonista».

Che campionato si aspetta?

«La Serie C è sempre un torneo difficile e pieno di insidie, ma una società come la Salernitana deve avere ambizioni importanti. Ci sono piazze blasonate e squadre attrezzate, però credo che i granata abbiano tutte le potenzialità per fare un campionato di vertice».

Infine, il suo futuro. La rivedremo presto in panchina?

«Continuo a essere presente sotto l'aspetto professionale, anche se in questo momento purtroppo non ho una squadra. Fortunatamente ci sono diverse attenzioni, soprattutto nel mercato estero, che è un mercato al quale guardo con grande interesse. L'ho sempre detto: mi piacerebbe vivere un'esperienza fuori dall’Italia e, se dovesse arrivare l'opportunità giusta, la coglierei con grande entusiasmo. Magari si apriranno delle piste che mi vedranno presto protagonista».

Sezione: Primo Piano / Data: Mar 14 luglio 2026 alle 08:00 / Fonte: La Città
Gaetano Ferraiuolo
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Gaetano Ferraiuolo
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