Reduce da una stagione dominata, chiusa con numeri che non lasciano spazio a interpretazioni, Fabio Gallo racconta il percorso che ha portato la sua squadra a imporsi con autorità. Un cammino costruito nel tempo, senza scorciatoie, dentro un contesto esigente e abituato a pretendere. Il successo non era scritto, è stato conquistato settimana dopo settimana, trasformando un gruppo rinnovato in una squadra solida e continua. Tra il valore dei tre gironi, le difficoltà di gestire piazze calde e lo scenario dei playoff, il tecnico offre una lettura lucida, lontana dai luoghi comuni e ancorata all’esperienza.
Si parla spesso di un girone più facile rispetto agli altri. È davvero così?
«Chi conosce il calcio sa che i tre gironi sono tutti complicati, ognuno con caratteristiche diverse. Dire che ce n’è uno più facile significa parlare senza averli vissuti. Io li ho allenati tutti e tre e posso dire che ognuno ha le proprie difficoltà».
Avete dominato il campionato. Era una corazzata già in partenza?
«La squadra è diventata forte col lavoro. Abbiamo cambiato tanti giocatori rispetto alla stagione precedente e solo col tempo si è creata una vera identità. La piazza è straordinaria, non c’entra nulla con la categoria, ma la squadra ha dovuto costruire tutto giorno dopo giorno».
Quali sono le difficoltà nel guidare una squadra così seguita e con uno stadio sempre pieno?
«Allenare in certe piazze significa gestire aspettative alte, ma serve un obiettivo comune tra società, squadra e tifosi. Senza questa unità diventa tutto più complicato».
A Salerno grande partenza e poi un calo. È stato un errore puntare su un allenatore senza esperienza in certe piazze?
«Non conoscendo la realtà dall’interno non posso giudicare. Posso dire che ripartire dopo due retrocessioni non è semplice per nessuno. Le aspettative sono alte e vanno gestite da tutti nella stessa direzione».
Come valuta invece il lavoro di chi ha ricompattato il gruppo ma senza grande gioco?
«Il bel gioco spesso è figlio dei risultati. Quando vinci, tutto sembra funzionare meglio. Nei playoff conta vincere, non altro».
Giocatori importanti ma rendimento altalenante. Come si spiega?
«Non li alleno e non li conosco da vicino. Posso dire che quando hai tanti giocatori forti devono avere lo stesso obiettivo, altrimenti emergono le difficoltà».
Nei playoff chi vede favorito?
«Le favorite sono quelle che tutti conosciamo. Squadre con organici importanti e abituate a certe pressioni. Poi ogni partita fa storia a sé».
Ci dice qualcosa sulle squadre del girone A che disputeranno gli spareggi?
«Il Brescia è una squadra forte, ha avuto tanti infortuni ma può recuperare. Poi ci sono realtà importanti come Salernitana, Catania e Ascoli, che ha fatto molto bene e non porta strascichi per il mancato primo posto».
Quanto pesa il fattore campo in queste sfide?
«Ci sono stadi dove giocare è davvero difficile. Il pubblico vicino e caldo può incidere tanto e diventare un fattore».
Qual è la ricetta per vincere i playoff?
«Servono rosa profonda e qualità, ma soprattutto la possibilità di cambiare senza abbassare il livello. Giocando ogni pochi giorni è fondamentale».
Il suo futuro sarà ancora al Vicenza anche il prossimo anno?
«Ci sono tutti i presupposti per andare avanti. Ora pensiamo a chiudere bene e a giocarci fino in fondo anche gli ultimi obiettivi».
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