C’è un momento, in ogni stagione, in cui le parole smettono di essere promesse e diventano conti da pagare, e per la Salernitana quel momento è arrivato adesso. Giovedì arriverà il nome dell’avversario, ma il vero avversario la squadra granata lo conosce già: è il proprio passato recente, è ciò che poteva essere e non è stato, è quella sensazione di incompiuto che nemmeno tre vittorie consecutive sono riuscite a cancellare del tutto. Hanno rialzato l’asticella, è vero, restituendo dignità a una classifica che oggi racconta un terzo posto, ma resta un piazzamento che sa di consolazione e non il traguardo annunciato mesi fa da Daniele Faggiano. E allora il punto non è solo dove si è arrivati, ma come, attraverso un percorso che ha alternato slanci e frenate, certezze e improvvisi passi indietro. Gennaio doveva essere il mese della svolta, quello della costruzione e del salto di qualità, e invece si è trasformato nel mese dei dubbi e delle scelte che hanno lasciato più di una perplessità. E mentre oggi la squadra si gioca tutto, chi avrebbe dovuto guidarla sembra già altrove, tra sguardi a Catanzaro, movimenti verso Padova e segnali che raccontano un legame con Salerno ormai indebolito. Ma questa è una storia già scritta, e tornarci sopra serve solo a fissare un punto: i playoff non aspettano nessuno.

Dentro questo scenario si è inserito Serse Cosmi, uomo di campo e di nervi. Non ha dato un’identità di gioco pienamente compiuta, ma forse non c’erano né il tempo né le condizioni. Ha però riacceso qualcosa nelle individualità, ha rimesso al centro l’orgoglio, e nei playoff spesso è questo a fare la differenza. Perché lì non vince sempre la più forte, ma chi regge meglio la pressione, chi ha testa e gambe, chi sa trasformare l’attesa in energia. La storia recente lo dimostra: le terze classificate non partono battute, anzi spesso sono quelle che arrivano più leggere e colpiscono nei momenti giusti. E allora la Salernitana ha un’occasione, non tanto per cancellare tutto, ma per cambiare il finale.

Nei playoff conta il gruppo, conta la capacità di mettere da parte divisioni e malumori e concentrarsi su un unico obiettivo. Deporre l’ascia di guerra, davvero, e farlo nei fatti. Salerno non è una piazza che si accontenta e lo ha dimostrato nel tempo, dentro e fuori dal campo, perché qui il calcio non è mai stato un semplice contorno ma qualcosa che coinvolge e pretende. L’Arechi è più di uno stadio, è un ambiente che sa trascinare ma anche chiedere risposte, capace di spingere la squadra oltre i propri limiti senza mai abbassare il livello delle aspettative.

Questa città vive il calcio con un’intensità diversa e proprio per questo chiede ambizione, continuità e rispetto, elementi che non possono essere negoziati soprattutto in un momento come questo. I playoff diventano allora molto più di una semplice appendice della stagione, ma un passaggio decisivo che può cambiare il senso di tutto il percorso, perché da una parte c’è la possibilità di riscrivere il finale e dall’altra il rischio di lasciare aperti tutti i limiti emersi finora. In mezzo ci sono gli uomini, con le loro responsabilità e le loro scelte, chiamati a dare risposte vere senza più alibi o distrazioni, perché adesso non servono parole ma fatti. Giovedì arriverà un nome, ma la sfida è già iniziata e questa volta non si può sbagliare.

Sezione: Editoriale / Data: Mar 05 maggio 2026 alle 00:00
Autore: Luca Esposito / Twitter: @lucesp75
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Luca Esposito
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Luca Esposito
Direttore Responsabile dal 2017