Ogni volta che si accosta il nome di un imprenditore potenzialmente interessato ad acquistare la Salernitana, ecco che sui social viene riproposto il solito tormentone: “Sicuramente c’è dietro Lotito, è una testa di legno dei romani”. Assodato che il web è regno sovrano delle teorie stupide propinate da un manipolo di frustrati per nulla accostabili alla tifoseria granata e che oggi pontifica come opinionista chi parlava di galleggiamento volontario, freno a mano e “in A non si può andare” (che coraggio!), riteniamo che – per quanto visto nei peggiori tre anni della nostra storia – la risposta dovrebbe essere “Magari”.
Perché Salerno ha bocciato e criticato in massa Claudio Lotito, Marco Mezzaroma e Angelo Fabiani che hanno avuto la grande colpa di vincere 4 campionati in 9 anni e mezzo, di risolvere la querelle cavalluccio, di investire nelle infrastrutture, di mettere due coppe in una bacheca vuota e di lasciare a Iervolino una società in attivo, con parco giocatori di grande livello e un contesto ambientale carico d’entusiasmo. Proprio per questo chi ancora oggi si diletta nell’elenco delle spese dimostrandosi commercialista e non tifoso, ricordasse che a nessun altro presidente della storia capiterà di ereditare la Salernitana in serie A per quella cifra, con 32 milioni di euro di entrate di diritti tv, una base di 20mila spettatori paganti sugli spalti e la possibilità di operare sul mercato confrontandosi anche con club di caratura internazionale.
Nessuno ha mai negato gli investimenti del patron che, almeno nei primi due anni, ha fatto cose eccellenti che nemmeno il più accanito dei contestatori può contestare. A lui si deve il miglior piazzamento della storia e l’arrivo a Salerno di campioni che temiamo di non rivedere più. Ma il triennio successivo ha cancellato come un colpo di spugna tutti quei buoni propositi sbandierati in una conferenza stampa ormai anacronistica e che potrebbe, a posteriori, essere smentita punto per punto. La colpa principale di Iervolino non è quella di aver collezionato due retrocessioni consecutive (in B la rosa era decisamente modesta, miglior assist per chi ha voluto salvare altri a scapito nostro), ma di aver illuso la piazza salvo poi fare un passo indietro al posto di tendere la mano alle “vittime” principali: i tifosi.
Comunque vada a finire questa trattativa, ci si ricordi che il proprietario ex presidente parlava di zona sinistra della classifica in A, Cavani e Mertens in attacco, mai più ultimi, grossi investimenti, settore giovanile super, centro sportivo, brand internazionale per lo stadio…e oggi ci ritroviamo a galleggiare in C, a -19 dalla vetta, con una rosa in alcuni reparti scadente, un Arechi vuoto, un allenatore licenziato, un direttore sportivo nervoso e che ha commesso errori a iosa senza essere esonerato (e dopo Petrachi, Sabatini, Valentini e Faggiano si vuole davvero criticare Fabiani?!) e la volontà di cedere con un campionato ancora tutto da giocare. Senza parlare alla piazza, senza far chiarezza con la stampa nazionale, senza rendersi conto che c’è una passione popolare che merita rispetto dopo essere stata “sedotta e abbandonata”.
E chi ricorda le spese aggiunga quanto incassato: un centinaio di milioni di euro dalle tv, 25 milioni di paracadute e altrettanti per la cessione di Ederson, le plusvalenze con Pirola (3,5 milioni di euro), Dia-Tchaouna (altri 25 milioni di euro complessivi), Kastanos, Ikwuemesi, Bohinen, Mazzocchi, le ultime rate per il passaggio di Akpa Akpro dalla Salernitana alla Lazio, una decina di milioni al botteghino e le varie operazioni di marketing. Senza contare le sponsorizzazioni, i premi di valorizzazione e gli incentivi che le Federazioni riconoscono ai club quando un calciatore è convocato in Nazionale. E basta con l’alibi della politica. Non è stato De Luca a scegliere Liverani, Stewart, Tello, Wlodarczyk, Velthuis e Frascatore. Non è stato Napoli ad affiancarsi di persone che non hanno alcuna esperienza nel mondo del calcio e che avevano il compito di portare avanti il programma sportivo.
C’è un accordo per la gestione della curva Nord firmato nell’agosto del 2023 e il settore è rimasto tristemente chiuso. Nessuno impediva di investire per un proprio stadio o per un proprio centro sportivo. Nessuno, dopo aver evitato la possibile esclusione dalla A, aveva chiesto di prospettare un futuro in Europa per la Salernitana. E uscire di scena oggi lasciando le briciole sancirà lo strappo definitivo con una piazza che lo ha accolto trionfalmente e che ora attende la svolta societaria più dei gol di Lescano o degli spareggi playoff.
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