Una Salernitana fragile, confusa, travolta. La disfatta di Potenza non è soltanto una sconfitta pesante nel punteggio, ma la fotografia più nitida di una stagione che rischia di sfuggire di mano proprio nel momento decisivo. E fa ancora più rumore se si considera il contesto: i granata hanno perso contro una squadra che aveva inevitabilmente la testa anche alla finale di Coppa Italia di mercoledì, contro un avversario che, almeno sulla carta, poteva e doveva essere alla portata. La Salernitana aveva più motivazioni, più pressione, più necessità. Eppure non si è visto nulla di tutto questo. Nemmeno l’atteggiamento.

È questo l’aspetto più grave. Perché si può perdere, ma non in questo modo. Non senza intensità, senza attenzione, senza quella cattiveria agonistica che in questo momento della stagione dovrebbe fare la differenza. La squadra si è sciolta alla prima difficoltà, ha concesso spazi enormi, ha commesso errori banali e ripetuti, dando la sensazione di non avere né equilibrio né identità. E allora il discorso si allarga inevitabilmente. Perché non può essere solo una questione di campo o di giornata storta. La Salernitana paga errori strutturali che partono da lontano, dalla costruzione di una rosa che si è rivelata, settimana dopo settimana, incompleta e mal assemblata.

Le responsabilità, in questo senso, sono evidenti e portano dritte alla direzione sportiva. Il direttore sportivo Faggiano era in panchina durante questa disfatta, e quanto visto non si può non chiamarlo in causa. Antonucci, arrivato all’ultimo giorno di mercato e presentato come il colpo capace di spostare gli equilibri, non ha mai inciso: poco utilizzato e, quando chiamato in causa, mai determinante. Molina, scelto per alzare il livello offensivo, nonostante un percorso negativo a Siracusa, non ha dato, come era auspicabile, alcun contributo concreto.

Due esempi che bastano a spiegare una strategia di mercato che non ha prodotto risultati. E il problema non è solo tecnico, ma anche di visione. La proprietà, nel mercato di gennaio, aveva dato segnali chiari, mostrando la volontà di puntare con decisione alla Serie B. Un investimento importante (Lescano e Gyabuaa) , un messaggio netto. Ma quelle aspettative sono state tradite da scelte che non hanno rafforzato realmente la squadra. Anzi, ne hanno evidenziato tutti i limiti. Oggi il campo ha presentato il conto nel modo più duro possibile.

Una prestazione che fa male, che fa arrabbiare e che, soprattutto, fa riflettere. Perché perdere così, contro un avversario distratto da altri obiettivi, senza riuscire nemmeno a far valere la maggiore motivazione, è qualcosa che va oltre il risultato: è una figuraccia. Dispiace per Cosmi, chiamato a gestire una situazione complicata e costretto a metterci la faccia, ma quanto si è visto a Potenza supera anche il discorso dell’allenatore. Qui c’è una squadra che non regge, che non dà garanzie, che non riesce a trovare continuità né solidità. E allora diventa inevitabile dirlo chiaramente: questa era la squadra costruita per vincere il campionato? Questo era l’organico che doveva fare il salto di qualità?

Sezione: Editoriale / Data: Dom 29 marzo 2026 alle 00:00
Autore: Luca Esposito / Twitter: @lucesp75
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Luca Esposito
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Luca Esposito
Direttore Responsabile dal 2017