Potremmo star qui a dire che contro il Catania abbiamo visto una Salernitana combattiva, volenterosa, che senza l’ennesimo arbitraggio disastroso avrebbe probabilmente battuto un avversario cinque volte superiore e che speriamo possa andare direttamente in serie B perché sarebbe l’osso più duro negli spareggi playoff per organico, blasone, pubblico, guida tecnica e organizzazione societaria. Non ce ne voglia il Benevento, ovviamente, ma a nostro avviso gli etnei sono un gradino superiore a tutti e chissà che lo scontro diretto in programma questa sera non possa consentire a Di Tacchio e compagni di riaprire il campionato.
Potremmo parlare di effetto Cosmi, del decimo clean sheet, della presenza della società sugli spalti dopo settimane di distacco fisico oltre che emotivo, dell’imminente acquisto a titolo definitivo di Gyabuaa e del fatto che, con la squadra al completo, la Bersagliera potrà dire la sua nella post season ancor di più con l’apporto di un pubblico meraviglioso e che, nei momenti decisivi di una stagione, fa la differenza e sposta gli equilibri per davvero. Tuttavia il sottoscritto prova invidia per coloro che riescono ancora a parlare di calcio, tattica, tecnica, sostituzioni, tabelle e calendario come se i due anni precedenti non fossero mai esistiti.
La Salernitana, cari tifosi, tra poche ore giocherà nientemeno che il derby con la Casertana, uno dei tanti avversari che speravamo di aver messo definitivamente nel dimenticatoio grazie alla gestione vincente della miglior società della storia e che invece, come accaduto a Cava, sta aspettando i granata come fosse l’evento dell’anno. Considerando che c’era l’obbligo morale di riportare Salerno in cadetteria investendo da subito milioni di euro, possiamo dire che siamo a cospetto della terza annata fallimentare. Perché a metà febbraio la Salernitana è già fuori dalla corsa per la promozione diretta, addirittura a -16 dal Benevento e virtualmente a dieci lunghezze dal Catania. Di alibi ne abbiamo sentiti troppi.
Bisognava prima cedere perché alcuni stipendi erano insostenibili per la categoria? Colpa esclusiva di chi in questa categoria ci ha riportato collezionando record negativi e brutte figure. La rosa è tutta nuova? Anche il Catania e il Benevento hanno cambiato moltissimo la scorsa estate, eppure la classifica certifica un abisso tra loro e il cavalluccio marino. La verità è che Iervolino e Milan (a proposito, che fine ha fatto il presidente col suo famoso progetto triennale per tornare in A?) hanno fatto un altro flop. E la cosa più triste è che questa piazza si è ormai assuefatta alle sconfitte e alla negatività, al punto che oggi competere come obiettivo massimo per il terzo posto non fa nemmeno più notizia.
E questo è da attribuire a parte della stampa che, per motivi facilmente comprensibili (i direttori occulti continuano a lavorare nell’ombra, altri invece stendono tappeti dopo aver ricevuto il dettato…povera Salernitana!), perde tempo in analisi del tutto inutili spostando il tiro sulle false problematiche. Del resto ne abbiamo lette e sentite tante: colpa di Sousa, poi di Inzaghi, poi di Candreva, poi ancora del buco nell’ozono, del clima che cambia e del vento a sfavore. Qualunque giro di parole pur di non essere diretti e dare nomi e cognomi precisi a chi ci ha calcisticamente “scippato” di un sogno riportandoci nel baratro e nell’inferno della terza serie. Pagano è ancora convinto che questa rosa potrebbe fare tranquillamente la B? E con chi? Donnarunma, Matino, Tascone, Capomaggio, Longobardi, Quirini, Anastasio e un attacco che fa cilecca da mesi? Con un allenatore che non aveva mai vinto nulla in carriera e che è stato esonerato con un mese e mezzo di ritardo?
Con un centrocampo lento, modesto e macchinoso e con una difesa che subisce gol da centrocampo? Ogni volta che un esponente societario parla si riscontra l’atteggiamento tipico di chi è reduce da successi, promozioni e risultati eccellenti. Chi sente Pagano in sala stampa e vive su un altro pianeta immagina la Salernitana in A, con calciatori di spessore, un rapporto di simbiosi con la piazza e un’organizzazione eccellente. Poi però ci sono i fatti e quelli non ammettono interpretazioni: due retrocessioni, una decina di allenatori cambiati, via-vai di direttori sportivi e calciatori, rischio galleggiamento in C e un mercato di gennaio che ha colmato solo in parte le lacune.
Ora il tutto per tutto per arrivare ai playoff nelle migliori condizioni possibili, sperando che nelle gare secche questa squadra possa ritrovare un minimo di gioco e quell’ardore agonistico che effettivamente abbiamo visto col Catania. Ma nessuno si esalti più di tanto, perché il reale obiettivo è stato già fallito e Faggiano (nervoso, polemico, critico…andava esonerato) ha fatto quasi peggio dei suoi predecessori. Altra impresa non semplice. Si ricordino, tutti i tesserati e gli esponenti del club, che il tifoso non è un commercialista e vuole esultare per gol, successi, programmazione e crescita sportiva, non per il pagamento degli stipendi e per il bilancio in parità. Perché sarà pur vero che Iervolino è quello che ha speso di più. Ma a volte bisognerebbe fare i conti anche con quanto incassato. E ora si eviti di regalare una notte magica alla Casertana. Sarebbe la ciliegina sulla torta del triennio peggiore della storia granata.
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