Siamo sicuramente contenti di aver vinto una partita dopo un lungo periodo d’astinenza e bisogna rivolgere un plauso ai calciatori che, nonostante enormi limiti tecnici, hanno battuto un Latina estremamente modesto malgrado la doppia inferiorità numerica. Ma chi non ha ancora digerito (e forse mai lo farà) la mortificante doppia retrocessione consecutiva non può certo fare i salti di gioia semplicemente perché siamo ancora in corsa per il terzo posto che è diventato traguardo massimo pur essendo a inizio stagione l’obiettivo minimo. Perché, quando si analizza la stagione della Salernitana, non si può non tenere in considerazione ci fosse l’obbligo morale di lottare da subito per la promozione diretta allestendo una rosa in grado di stracciare il campionato come accaduto due volte con il direttore sportivo Angelo Fabiani alla guida. Quello contestato una domenica sì e l’altra pure, ma che oggi bisognerebbe avere l’onestà intellettuale di rimpiangere all’unanimità dopo aver visto all’opera i fuoriclasse che lo hanno sostituito nel quadriennio peggiore della storia granata. D’altronde, sempre in ottica onestà, poniamo una domanda a noi stessi: davvero pensavamo di vincere il campionato e di sopravanzare corazzate vere con giocatori del calibro di quelli che hanno calcato e continuano a calcare l'Arechi in questo torneo? E senza fare nomi, a voi la scelta...
Non volendo riproporre il tormentone del “Raffaele stava facendo un miracolo”, riteniamo che il pessimismo ambientale derivi non solo da un campionato che sarebbe eufemistico definire mediocre, ma anche dalla consapevolezza che gli spareggi rischino di vederci recitare il ruolo da comparsa e non da protagonisti. Ascoli, Brescia, Ternana, Ravenna (allenato da Mandorlini, una bella finale contro i giallorossi avrebbe un certo fascino!), Cosenza, Catania, Crotone, Cittadella: in una lotteria infinita e col rischio di giocare qualche match decisivo in trasferta viene difficile solo immaginare di ritrovare qualità, brillantezza e compattezza all’interno di uno spogliatoio compatto e granitico quando si vinceva, ma che si è riscoperto fragile e strafottente non appena i risultati non sono arrivati. Il sottoscritto ama definire qualcuno di loro “franco tiratore”, quel prototipo di giocatore che non andrà mai oltre la mediocrità della C perché pensa più a lamentarsi quando non scende in campo piuttosto che ammettere i propri limiti. E di atleti che in questo organico fanno tremendamente fatica ce ne sono a bizzeffe e Cosmi, da uomo di calcio navigato e schietto, ha battuto molto sul tasto dell’assenza di qualità.
E mentre di Iervolino e Milan si sono perse le tracce e Pagano commenta la stagione attraverso i social senza entrare mai nel merito degli errori commessi, ecco che dobbiamo prendere atto anche degli atteggiamenti assurdi di chi, a mio avviso, dovrebbe finire fuori rosa fino a maggio o almeno essere pesantemente multato. Capomaggio, tra i flop dell’annata, si permette il lusso di farsi sbattere fuori dopo 20 minuti e con la Salernitana in totale controllo per un calcio al volto del portiere. Golemic, al rientro dopo due mesi, subisce lo stesso provvedimento per un fallo inutile a metà campo sul 2-0. Tascone, atteso un mese e mezzo manco avesse trascorsi da protagonista in A, ancora una volta entra e agevola indirettamente il gol avversario con un errore banalissimo a metà campo che ha fatto infuriare l’Arechi e qualche tifoso che lo ha atteso all’esterno chiedendogli maggior impegno. Donnarumma, pur aggiungendo altre perle alla galleria degli orrori, ha avuto almeno l’umiltà di scusarsi e di metterci la faccia sotto la curva, festeggiando i gol dei compagni con sincera felicità. Altri, invece, non solo sono qualitativamente modesti, ma credono anche di potersi permettere atteggiamenti da fenomeni che ci fanno venire l’orticaria pensando a quanti campioni veri abbiano indossato la nostra gloriosa maglia senza mai far pesare un curriculum decisamente differente da quello dei nostri tesserati attuali. Comunque vada a finire la stagione ci sia un altro repulisti da giugno in poi. Perché, al di là del potenziale assai limitato, siamo stanchi di vedere persone forse troppo attratte dalle "bellezze" della città, dal calore della piazza e dai tanti soldi che spende Iervolino e che si cullano sugli allori senza dare alcuna garanzia in termini di rendimento e di attaccamento. Ricordino, costoro, che rischiano di essere ricordati per l’ennesima annata fallimentare della Salernitana, non certo per quelle cinque immeritate e illusorie vittorie di inizio stagione che potevano nascondere limiti imbarazzanti solo a chi ha le proverbiali fette di prosciutto davanti agli occhi.
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