Non è stata una grande Salernitana. La premessa è d’obbligo per evitare che un pareggio interno per 0-0 contro un Catania privo di diversi titolari possa creare eccessive aspettative. In fondo, ragionando a mente fredda, oggi è sfumato quasi definitivamente pure quel secondo posto che sarebbe dovuto essere minimo sindacale per giocarsi gli spareggi da super favorita. Invece il Catania mantiene 9 punti di vantaggio (teoricamente dieci in virtù dello scontro diretto) e solo un’impresa sportiva potrebbe consentire ai granata di effettuare in extremis il sorpasso. Detto questo vogliamo però guardare il bicchiere mezzo pieno.
La Salernitana di Raffaele stava attraversando un momento complesso soprattutto sul piano psicologico e vedere i calciatori combattere su tutti i palloni, aiutarsi a vicenda, incoraggiarsi nelle difficoltà e cercare fino alla fine di vincere la gara lascia ben sperare per il futuro. Non ci sono state occasioni nitide, se non l’episodio dubbio su Antonucci che poteva essere da rigore, ma comunque la Salernitana alla lunga ha schiacciato il Catania nella propria metà campo concedendo il minimo sindacale e rammaricandosi per il bel gol di Villa giustamente annullato. Anche qualche calciatore ha meritato un voto alto in pagella. Su tutti Emmanuele Matino, nel suo ruolo naturale di centrale difensivo e bravissimo a mettere in campo concentrazione, grinta, cattiveria agonistica e senso d’appartenenza.
Un paio di interventi a ridosso del 90’ hanno consentito a Donnarumma di chiudere la partita senza gol al passivo, una ulteriore conferma del fatto che Raffaele abbia forse sbagliato a metterlo fuori a favore di colleghi che, a oggi, non si sono dimostrati superiori. E’ entrato benino anche Quirini, stesso discorso per Anastasio che ha limitato le scorribande degli esterni avversari sfornando qualche cross interessante per le punte. E visto che stiamo parlando di tre giocatori che avevano visto poco il campo in quest’ultimo mese e mezzo speriamo che anche altri colleghi possano trarne beneficio sul piano psicologico e tornare a essere preziosi per la causa granata.
A Caserta, per esempio, attendono una chance Mattia Tascone e Andrea Ferraris che, in questa categoria, hanno tutte le carte in regola per fare la differenza. In attesa, ovviamente, che Cabianca ritrovi la forma migliore e che Ferrari ricordi di essere un bomber potenzialmente da doppia cifra e che in passato ha vinto la classifica marcatori seppur in un girone molto meno complicato. A Cosmi il plauso per aver letto la partita. Non è da tutti cambiare sistema di gioco dopo 45 minuti e con pochi allenamenti alle spalle, il modo migliore per ridisegnare una Salernitana per 45 minuti lenta e prevedibile, per arginare le sortite offensive del Catania e per sopperire alle lacune in mediana con la corsa degli esterni e gli inserimenti del trequartista alle spalle della punta. Standing ovation, invece, per i tifosi.
Oggi erano quasi in 12mila, per una gara oggettivamente affascinante per il blasone delle contendenti, ma che non spostava più di tanto gli equilibri in chiave classifica al netto di un Cosenza in ascesa. Curva quasi sold out, partecipazione emotiva importante degli altri settori, persone provenienti da ogni parte della provincia, una delegazione finanche dalla Svizzera e gruppi ultras che per 95 minuti hanno accantonato ogni forma di contestazione costituendo il dodicesimo uomo in campo. Si difenda in ogni modo quantomeno il terzo posto, giocare il ritorno degli spareggi all’Arechi può essere un fattore in grado di spostare gli equilibri.
Ora il derby con la Casertana, ferita e arrabbiata dopo il clamoroso 4-0 di Siracusa e, dunque, con enormi pressioni sulle spalle in un Pinto che si preannuncia sold out e caldissimo. Un banco di prova essenziale per capire se la discreta prova di oggi sia frutto della tradizionale scossa del cambio allenatore o se rappresenti l’inizio della rinascita.
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