Le parole dell'amministratore unico Ugo Marchetti relative al calciomercato hanno diviso la tifoseria: da un lato chi ritiene sia stata allestita una rosa assolutamente competitiva per l'obiettivo salvezza tenendo conto delle mille difficoltà legate alla vicenda trust, dall'altro chi invoca ancora oggi innesti in difesa e a centrocampo temendo che non basterà un cambio di guida tecnica per migliore le prestazioni di alcuni giocatori. "Abbiamo agito seguendo le indicazioni dello staff tecnico" ha assicurato il Generale, senza specificare però quale sia stato il budget messo a disposizione della dirigenza e, soprattutto, dell'allenatore. La domanda è: Castori ha scelto ciò che voleva o è stato "costretto" ad indicare i migliori tra una rosa di candidati a costo ridotto? L'esempio terzino destro è lampante. E' certo che il trainer marchigiano volesse fortemente Gaetano Letizia, fino a luglio in uscita da Benevento e desideroso di preservare la massima categoria. "Ingaggio troppo alto" la risposta dell'amministratore che, nel frattempo, nell'ambito dell'operazione Ruggeri (chiesto all'Atalanta proprio da Castori grazie agli ottimi rapporti con Gasperini) dirottava a Salerno anche Zortea. Giovane bravino e di belle speranze anche in chiave futura, certo, ma da far crescere affiancandogli un titolare d'esperienza. Non Kechrida che, pur ottimo in fase di spinta, ha limiti enormi in marcatura come evidenziato dalle statistiche: in quasi tutti i gol subiti si ravvisa una sua responsabilità. "Non lo conosco, ho visto alcune immagini su internet" disse con sincerità Castori dopo l'amichevole estiva disputata contro il Palermo a San Gregorio, e i suoi collaboratori confermano abbia passato molte serate a studiare video, immagini e schede proprio per conoscere meglio tutti questi giocatori stranieri che hanno bisogno di tempo per adattarsi al calcio italiano. Ad ogni modo il reale obiettivo di Castori per l'attacco era Lammers, sempre dell'Atalanta.
Sempre in tema mercato, emergono ulteriori retroscena. E' opinione diffusa che sia stato Castori ad opporsi all'arrivo diNicolas Viola, proposto dal direttore sportivo Fabiani sia durante la prima settimana di ritiro, sia nelle ultime 48 ore ad agosto. La notizia corrisponde a verità Sembrerebbe che lo staff tecnico, prima di emettere un responso definitivo, abbia chiesto informazioni ad alcuni colleghi che lavorano per il Benevento e che ben conoscono carattere e condizione fisica del talentuoso centrocampista, in tempi recenti spesso ko per infortuni seri. La sensazione di dover lavorare almeno due mesi prima di rivederlo al 100% della forma ha spinto a fare scelte diverse, del resto Viola è stato svincolato fino al 18 ottobre ed era reduce da un periodo di inattività di oltre un anno. Che poi sia un giocatore forte non si può assolutamente mettere in discussione. Un altro motivo di confronto con la dirigenza è stato l'arrivo di Luca Ranieri, virtualmente granata già al 20 di luglio prima di un dietrofront voluto proprio da Castori. Lo spogliatoio è sacro, lo sa bene chi ha costruito il successo della passata stagione proprio sulla compattezza e la mentalità del gruppo. E inserire da subito un atleta bravo, ma che "scappò" l'anno prima assumendo un atteggiamento un po' spavaldo da avversario era un rischio assolutamente da non correre. Il placet è arrivato il 31 agosto, dopo aver avuto rassicurazioni sulla trattativa Gagliolo e aver parlato con i giocatori più rappresentativi della squadra.
Ciò detto, la sintesi è la seguente. Se l'anno prima Castori è stato accontentato praticamente su tutto anche in virtù di una promessa fattagli da Claudio Lotito nel giorno della firma del contratto, stavolta le cose sono andate un pochino diversamente. E' vero che il mister ha inciso molto nelle scelte e che c'è stato un confronto praticamente quotidiano con Fabiani e i suoi più stretti collaboratori (legati, comunque, alle indicazioni dell'amministratore e ai suoi tempi talvolta biblici prima di sottoscrivere gli accordi), ma il mister ha fatto delle richieste precise limitate al budget a disposizione. Avesse avuto davvero carta bianca e una società "normale" alle spalle, forse i vari Lasagna, Letizia e Caprari sarebbero arrivati a Salerno. Invece ci si è venuti incontro a vicenda, con uno sguardo al campo e un altro al bilancio. Anche per questo l'esonero dispiace e fa storcere il naso: dopo un'estate di lavoro ininterrotto e di costruzione della rosa in totale collaborazione, si doveva proseguire con chi l'organico lo conosce a menadito e lo stava plasmando per arrivare alla salvezza anche a costo di rivedere l'iniziale impostazione tattica.
Autore: Luca Esposito / Twitter: @lucesp75
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