C’è un dato che più di altri racconta la stagione della Salernitana e che inevitabilmente accompagnerà anche il derby di lunedì contro il Benevento: 38 gol subiti, un numero pesante che colloca i granata come seconda peggior difesa tra le prime sette della classifica, meglio soltanto della Casertana con 40 reti al passivo. Una fragilità evidente, certificata anche dalle sole undici gare chiuse con la porta inviolata e da due passaggi a vuoto clamorosi, entrambi con cinque gol incassati, proprio contro Benevento e Potenza, dati che pesano e che rendono la sfida dell’Arechi un banco di prova severo, soprattutto perché di fronte ci sarà la squadra con il miglior attacco del campionato.
Il Benevento, infatti, non è soltanto una rivale storica, ma una formazione capace di segnare con continuità e qualità, con 70 gol complessivi e ben 31 in trasferta, più di chiunque altro, un dato che da solo basta a spiegare il coefficiente di difficoltà della gara e che impone alla Salernitana una prova di grande attenzione e sacrificio in ogni zona del campo. Eppure, analizzando il rendimento interno, emerge uno spiraglio su cui costruire la partita, perché tra le mura amiche la Salernitana ha mostrato maggiore compattezza, subendo complessivamente 14 reti e appena 4 nel girone di ritorno contro Giugliano, Monopoli, Latina e Altamura, un dato che restituisce l’immagine di una squadra capace di alzare il livello di attenzione, trovando equilibrio e solidità proprio quando il margine d’errore si assottiglia.
E’ da qui che Cosmi dovrà ripartire, cercando di limitare la qualità offensiva dei giallorossi ed evitare quelle amnesie difensive che sono costate punti preziosi nel corso della stagione, perché contro un avversario cinico ogni disattenzione rischia di essere pagata a caro prezzo. Sul piano delle scelte arrivano indicazioni importanti anche dall’infermeria, con Berra, Arena e Golemic che tornano a disposizione anche se nessuno dei tre è al meglio della condizione, ma tra questi Berra sembra l’unico con concrete possibilità di partire dal primo minuto, soprattutto nel caso in cui venga confermato il 3-5-2, e in quel contesto Cabianca potrebbe essere nuovamente adattato sulla corsia destra, soluzione già sperimentata con buoni risultati nel big match contro il Catania, mentre restano invece poche possibilità per Longobardi, ancora escluso dalle rotazioni principali e che nel corso della stagione non è riuscito a garantire un rendimento superiore a quello di Ubani, con Quirini che invece continua a essere considerato da Cosmi un elemento duttile, più adatto a ricoprire il ruolo di esterno di spinta o mezzala piuttosto che quello di difensore puro, segno di una squadra che prova a trovare soluzioni alternative anche in corsa.
Attenzione puntata anche tra i pali, dove Donnarumma è chiamato a reagire dopo un girone di ritorno caratterizzato da prestazioni altalenanti e qualche errore di troppo, perché le undici gare senza subire gol rappresentano un dato positivo ma non sufficiente a spegnere le critiche, al punto che non è da escludere che nelle ultime partite possa esserci spazio anche per Brancolini soprattutto nel caso in cui la classifica dovesse assumere contorni più definiti, alimentando così una sana competizione interna. Il derby contro il Benevento, dunque, assume un valore che va oltre i tre punti, perché rappresenta un crocevia emotivo e tecnico della stagione.
Una partita in cui il peso della rivalità si intreccia con quello della classifica e con il desiderio di dare un segnale forte all’ambiente, che si prepara a spingere la squadra in una sfida ad alta tensione, dove ogni episodio può fare la differenza. È una gara che mette a confronto due identità opposte, da un lato una squadra che cerca equilibrio e continuità e dall’altro una formazione che ha fatto della forza offensiva il proprio marchio di fabbrica.
Per la Salernitana sarà fondamentale restare compatta, alzare il livello di concentrazione e sfruttare al meglio ogni episodio, perché contro un attacco così prolifico anche il minimo errore può essere pagato a caro prezzo. Servirà una prova di maturità, di carattere e di lucidità, ma anche di coraggio, perché nei derby non basta difendersi ma bisogna anche colpire nei momenti giusti. Saranno i dettagli, le letture e la capacità di restare dentro la partita fino all’ultimo minuto a fare la differenza, perché i numeri possono orientare ma non decidere fino in fondo, e ancora una volta sarà il campo a scrivere l’ultima parola.
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