E’ uno dei doppi ex della sfida in programma lunedì pomeriggio allo stadio Arechi, lui che ha ottenuto due volte un piazzamento playoff col Benevento vincendo da protagonista un campionato a Salerno. Fabio Brini ha rilasciato un’intervista in esclusiva alla redazione del quotidiano la Città, ecco le sue dichiarazioni:
Stesso modulo, stessi giocatori, stessi difetti: a cosa è servito il cambio di allenatore?
“Non sono all’interno e non posso esprimere giudizi precisi, magari si sono parlati all’interno dello spogliatoio e lo staff tecnico ha ritenuto opportuno non turbare certi equilibri. Tuttavia credo che qualche cambiamento sia necessario, quantomeno per dare un messaggio ai calciatori e far capire che c’è volontà di proporre qualcosa di nuovo. Se si gioca con lo stesso modulo e gli stessi uomini c’è il rischio di non incidere come si dovrebbe. E’ evidente che a questa Salernitana serva una scossa”.
Dare la fascia di capitano a Capomaggio dopo un’espulsione assurda non è un cattivo segnale?
“Se facciamo un discorso generale posso dire che io mi sarei comportato diversamente e che agli occhi di un gruppo può sembrare ingiusto dargli la fascia di capitano. Se limitiamo il discorso al caso specifico ribadisco quanto detto: ci sono dinamiche interne di cui sono a conoscenza soltanto i calciatori e l’allenatore”.
Eppure lei, da subentrante, incise da subito con regole ferree e una squadra che progressivamente iniziò a vincere giocando bene…
“Ricordo che arrivai in una situazione non particolarmente semplice nonostante la prima posizione in classifica. Un allenatore che subentra deve essere bravo a capire in che tipo di spogliatoio è entrato e quale sia il modus operandi più efficace per entrare nelle teste di un gruppo già formato. Mettendoci sempre qualcosa di suo. Secondo me era necessario agire da sergente di ferro, senza guardare in faccia a nessuno e spremendo ogni singolo calciatore”.
Di Napoli ha detto simpaticamente che vide i suoi denti solo dopo la gara col Pescara, visto che prima non sorrideva mai. Ma l’ha indicata come uno degli artefici della promozione…
“Fa piacere ascoltare queste parole. Ho un bel ricordo di Arturo, uno di quei calciatori che si mise totalmente a disposizione. Poi magari un risultato può non arrivare o puoi sbagliare qualche scelta, ma è compito di chi subentra trovare la strategia giusta per farsi seguire e per apportare un effettivo cambiamento”.
Perché Salerno non riesce a trovare una società davvero ambiziosa?
“Sinceramente non riesco a capire come sia possibile che una città bella come Salerno con una tifoseria straordinaria che meriterebbe di stare stabilmente in serie A non attragga un lungo elenco di industriali desiderosi di far calcio a certi livelli. Non vorrei che ci fosse qualcosa che frena gli imprenditori. Sarebbe veramente una beffa per una piazza che ha tutte le potenzialità per recitare un ruolo da protagonista e che ha un seguito straordinario. Senza dubbio questo caos può incidere non solo sul rendimento dei calciatori, ma anche su tutte le componenti. Oggi il tifoso non pensa alla gara di lunedì, ma a cosa può accadere nell’immediato futuro. Ed è un peccato perché la B è ancora possibile attraverso gli spareggi”.
Quanto fu sbagliato parlare di obiettivo Europa salvo poi ritrovarsi in C?
“Se sei neofita e prometti tutto e subito ti assumi una bella responsabilità. Il mondo del calcio è pieno di persone che si dicono pronte a scalare la montagna senza averne le capacità. Ai tifosi bisogna parlare un linguaggio di verità, senza alimentare false aspettative e illusioni. La gente non va mai presa in giro e bisogna sempre ricordarsi che una società di calcio smuove la passione di decine di migliaia di tifosi. A maggior ragione quando hai alle spalle un pubblico che ti ama e che ti segue dappertutto. A loro lancio un appello: nei playoff si azzera tutto e anche i giocatori ritroveranno motivazioni, in quel caso l’Arechi potrà fare la differenza”.
Angolo amarcord: quanto le dà fastidio che Potenza-Salernitana fu accostata a casi di cronaca giudiziaria?
“Le chiacchiere restano chiacchiere. Io ricordo un finale di stagione combattuto, nel quale nessuno ci regalava niente. Le carte parlano chiaro e non ci sono mai stati tesserati della Salernitana indagati o condannati. Non si potrà mai scalfire il ricordo di un percorso molto positivo culminato con una promozione e una salvezza”.
Peccato per l’esonero nel 2009, frutto di errori altrui e non suoi..
“I fatti dicono che il direttore sportivo fu mandato via e che a gennaio la rosa fu rivoluzionata. Evidentemente il problema non era Brini. E poi quell’infortunio di Merino ci diede una bella botta. Avevo chiesto determinati calciatori, ne arrivarono altri che evidentemente non erano pronti. Peccato, io lavoravo davvero volentieri lì a Salerno”.
Lei due volte ha giocato il derby da mister del Benevento, perdendo una gara con un attaccante in porta…
“Ricordo bene quell’episodio e quelle due partite. Al di là delle sconfitte vorrei però soffermarmi sullo spettacolo offerto da due tifoserie che mi hanno sempre favorevolmente impressionato per calore, attaccamento e passione. Salerno vive di calcio 365 giorni all’anno, ti fa sentire una spinta speciale nella quotidianità e non solo la domenica. E fu un fattore che incise in quei due derby. Venni da avversario, ma ancora oggi fa piacere ricevere attestati di stima dal popolo granata”.
Lei ha vinto tanto in carriera, ritiene di aver ottenuto meno di quanto meritasse?
“Anche da calciatore mi capitò: dovevo andare alla Juventus. Era tutto fatto, poi dinamiche particolari li spinsero a prendere Tacconi. Credo che non bisogna mai scendere a compromessi. Collaborare sì, ma sempre restando fedele alle proprie idee. Oggi capita veramente raramente che un allenatore venga reso partecipe delle scelte sul mercato. Quando viene a mancare questo presupposto preferisco non assumere incarichi. A Salerno, nel mio ultimo anno, si allestì la rosa seguendo le indicazioni di alcuni procuratori e questo non va bene”.
Un suo pronostico?
“Il Benevento ha mostrato di avere una società che sa programmare, si prepara a risalire dopo un periodo non positivo. Diciamo che la Salernitana ha più bisogno di punti. Auguro davvero ai granata di isolarsi dalle voci societarie ritrovando motivazioni ed entusiasmo, con l’aiuto della gente nessun traguardo è precluso”.
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