Visione. È una delle parole più inflazionate del momento, e però pure un pilastro d’un progetto che punti a durare nel tempo. Sì, visione come capacità d’immaginare, comprendere e orientare il futuro attraverso un’idea chiara e coerente di ciò che si vuole raggiungere. E non c’è visione, nel calcio, che non passi oggi per uno stadio capace di rispondere alle esigenze d’una modernità ch’è corsa troppo più veloce del “sogno spicciolo” d’un attaccante che segni, un portiere che pari e una squadra che ambisca a vincere un campionato. L’Italia è in ritardo, terrificante, ed è forse questo uno dei motivi – tra i più rilevanti – per cui continuiamo a vedere i Mondiali in tv da spettatori (dis)interessati, interrogandoci su format e qualità del gioco, e però dimenticando che parliamo sempre e solo d’altri perché la nostra Nazionale neppure vi partecipa.

La premessa così generica, forse persino un po’ troppo filosofica, serve a percepire, calata nella realtà di Salerno, la necessità d’una svolta sul fronte Arechi, lo stadio che da decenni è casa senz’infamia né lode d’una Salernitana ch’è precipitata in serie C e, nel mentre pensa a come “scappar via” da una dimensione che stride, sa che non può pensare di farlo senza quella visione prima citata. Visione che oggi necessita d’una nuova e fondamentale collaborazione tra istituzioni e società, perché lo stadio è del Comune, il club ci entra solo per giocarci una volta ogni quindici giorni e il pubblico che paga il biglietto lo vede e lo vive allo stesso modo di trentasei anni fa, al tempo dell’inaugurazione datata appunto 1990. Qualcosa sembra si muova.

I fondi sono pronti, i lavori pure, con tanto di soluzione provvisoria individuata in un “nuovo Volpe”, pensato intanto ignorando altre discipline sportive che ancora aspettano il palasport dalla notte dei tempi (e però qui non basterebbe un libro… figurarsi se ci si può limitare a un “Pallone di Popolo”). La Salernitana per ora è spettatrice degli eventi, e però sa benissimo che sarà necessario – in un futuro molto prossimo – (ri)trovare un’intesa istituzionale importante per valorizzare un impianto più moderno. E sarebbe utile parlarne ancor prima che partano i lavori.

La suggestione dell’Europeo italiano del 2032 resta seppure più lontana, dopo l’indicazione fornita dal neo presidente federale Malagò d’un Arechi in “lista B” e magari pronto per eventuali altre kermesse internazionali, ma più che “per l’evento” il nuovo Arechi diventa fondamentale per immaginare d’uscire da un immobilismo che rallenta il percorso calcistico d’ogni società. A Salerno come altrove. Perché è chiaro che non sarà uno stadio più bello a far diventare la squadra che vi ci gioca automaticamente più forte, e però è altrettanto palese che se la visione non nasce fuori dal campo anche un’auspicabile riscossa sul piano sportivo resterebbe un po’ fine a se stessa. Come forse – o senza forse – è accaduto più d’una volta in passato (...).

Sezione: Primo Piano / Data: Dom 12 luglio 2026 alle 09:00 / Fonte: lacittàdisalerno
Lorenzo Portanova
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Lorenzo Portanova
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Caporedattore dal 2023